Papa alla Chiesa ucraina: la sinodalità plasma la Chiesa

Papa Francesco ha incontrato i membri del Sinodo permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina, dopo quello con il presidente russo Putin, ricordando la loro situazione:

“L’Ucraina vive da tempo una situazione difficile e delicata, da oltre cinque anni ferita da un conflitto che molti chiamano ‘ibrido’, composto com’è da azioni di guerra dove i responsabili si mimetizzano; un conflitto dove i più deboli e i più piccoli pagano il prezzo più alto, un conflitto aggravato da falsificazioni propagandistiche e da manipolazioni di vario tipo, anche dal tentativo di coinvolgere l’aspetto religioso”.

Riuniti in Sala Bologna, vescovi e membri del Sinodo della più grande Chiesa ‘sui iuris’ affrontano diverse questioni: il tema sociopolitico, che sarà affrontato dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano; la missione delle Chiese Orientali, che sarà delineata dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali; la missione ecumenica, affidata ad una relazione del card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Durante l’incontro il papa li ha ringraziati per la fedeltà alla Chiesa cattolica: “E chiedo al ‘Dio di ogni consolazione’ di confortare gli animi di chi ha perduto i propri cari a causa della guerra, di chi ne porta le ferite nel corpo e nello spirito, di chi ha dovuto lasciare la casa e il lavoro e affrontare il rischio di cercare un futuro più umano altrove, lontano.

Sapete che il mio sguardo va ogni mattina e ogni sera alla Madonna di cui Sua Beatitudine mi ha fatto dono, quando ha lasciato Buenos Aires per assumere l’ufficio di Arcivescovo Maggiore che la Chiesa gli aveva affidato. Davanti a quell’icona inizio e concludo le giornate affidando alla tenerezza della Madonna, che è Madre, tutti voi, la vostra Chiesa. Si può dire che incomincio le giornate e le finisco ‘in ucraino’, guardando la Madonna”.

Ha ricordato il ruolo fondamentale della Chiesa nella società ucraina: “Il ruolo principale della Chiesa, di fronte alle complesse situazioni provocate dai conflitti, è quello di offrire una testimonianza di speranza cristiana. Non una speranza del mondo, che si regge su cose che passano, vanno e vengono, e spesso dividono, ma la speranza che non delude mai, che non cede il passo allo scoraggiamento, che sa superare ogni tribolazione nella forza dolce dello Spirito.

La speranza cristiana, alimentata dalla luce di Cristo, fa risplendere la risurrezione e la vita anche nelle notti più oscure del mondo. Perciò, cari Fratelli, ritengo che nei periodi difficili, ancor più che in quelli di pace, la priorità per i credenti sia quella di stare uniti a Gesù, nostra speranza”.

Ricordando il programma pastorale della Chiesa greco-cattolica ucraina il papa ha ricordato la bellezza delle liturgie e li ha invitati a non dimenticare la preghiera: “Per questo desidero incoraggiare voi tutti, in quanto Pastori del Popolo santo di Dio, ad avere questa preoccupazione primaria in tutte le vostre attività: la preghiera, la vita spirituale.

E’ la prima occupazione, nessun’altra le va anteposta. Sappiano e vedano tutti che nella vostra tradizione siete una Chiesa che sa parlare in termini spirituali e non mondani. Perché di Cielo in terra ha bisogno ogni persona che si accosta alla Chiesa, non di altro”.

Dopo la preghiera ha sottolineato il valore della missione pastorale: “Dopo la preghiera, viene la vicinanza. Quello che il Signore aveva chiesto ai suoi Apostoli quella sera, di stare vicino a Lui e di vegliare, oggi lo chiede ai suoi Pastori: stare con la gente, vegliando a fianco di chi attraversa la notte del dolore.

La vicinanza dei Pastori ai fedeli è un canale che si costruisce giorno per giorno e che porta l’acqua viva della speranza…. La Chiesa sia il luogo dove si attinge speranza, dove si trova la porta sempre aperta, dove si ricevono consolazione e incoraggiamento.

Mai chiusure, con nessuno, ma cuore aperto; mai stare a guardare l’orologio, mai rimandare a casa chi ha bisogno di essere ascoltato. Noi siamo servitori del tempo. Noi viviamo nel tempo. Per favore, non cadere nella tentazione di vivere schiavi dell’orologio! Il tempo, non l’orologio”.

Poi ha aggiunto che la sinodalità è la base della Chiesa: “Alla preghiera e alla vicinanza vorrei aggiungere una terza parola, che vi è tanto familiare: sinodalità.  Essere Chiesa è essere comunità che cammina insieme. Non basta avere un sinodo, bisogna essere sinodo. La Chiesa ha bisogno di una intensa condivisione interna: dialogo vivo tra i Pastori e tra i Pastori e i fedeli.

In quanto Chiesa cattolica orientale, avete già nel vostro ordinamento canonico una marcata espressione sinodale, che prevede un frequente e periodico ricorso alle assemblee del Sinodo dei Vescovi. Ma ogni giorno occorre fare sinodo, sforzandosi di camminare insieme, non solo con chi la pensa allo stesso modo, ma con tutti i credenti in Gesù”.

Sottolineando gli aspetti della sinodalità, il papa ha ribadito che essa plasma l’identità cattolica: “La sinodalità porta anche ad allargare gli orizzonti, a vivere la ricchezza della propria tradizione dentro l’universalità della Chiesa: a trarre giovamento dai buoni rapporti con gli altri riti; a considerare la bellezza di condividere parti significative del proprio tesoro teologico e liturgico con altre comunità, anche non cattoliche; a intessere relazioni fruttuose con altre Chiese particolari, oltre che con i Dicasteri della Curia Romana.

L’unità nella Chiesa sarà tanto più feconda, quanto più l’intesa e la coesione tra la Santa Sede e le Chiese particolari sarà reale. Più precisamente: quanto più l’intesa e la coesione tra tutti i Vescovi con il Vescovo di Roma. Ciò certamente non deve ‘comportare una diminuzione nella coscienza della propria autenticità ed originalità’, ma plasmarla all’interno della nostra identità cattolica, cioè universale”.

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