Papa Francesco agli ortodossi: comunione nella diversità

Alla vigilia dei santi Pietro e Paolo papa Francesco ha incontrato una delegazione ortodossa, guidata dall’arcivescovo Job di Telmissos, rappresentante presso il Consiglio Ecumenico delle Chiese, che sarà contraccambiata il 30 novembre quando una delegazione cattolica sarà a Istanbul, per festeggiare Sant’Andrea apostolo, che conferma la saldezza dei legami tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli.

Durante l’incontro papa Francesco ha richiamato all’unità, generata dalla carità: “La festa dei Santi Pietro e Paolo, che ricorre nello stesso giorno nei calendari liturgici d’Oriente e d’Occidente, ci invita a rinnovare la carità che genera unità”. Eppoi ha sottolineato la comunione tra le due Chiese: “Ci richiama, al tempo stesso, al coraggio apostolico dell’annuncio. Ciò significa anche impegnarsi a rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. Pure questa è fedeltà al Vangelo.

Mi piace ricordare, a proposito dell’attenzione al contesto odierno, l’impegno del Patriarca Ecumenico per la salvaguardia del creato, che è stato per me fonte di ispirazione. Di fronte alla preoccupante crisi ecologica che stiamo attraversando, promuovere la cura della casa comune per i credenti non è solo un’urgenza non più rimandabile, come per tutti, ma un modo concreto di servire il prossimo, nello spirito del Vangelo.

Similmente, ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”.

Ed ha ricordato gli incontri con i patriarchi durante il viaggio apostolico in Romania ed in Bulgaria: “Voglio confidarvi che sono ripartito da quei Paesi con un accresciuto desiderio di comunione. Sono sempre più convinto che il ristabilimento della piena unità tra cattolici e ortodossi passi attraverso il rispetto delle specifiche identità e l’armoniosa convivenza nelle legittime diversità.

Lo Spirito Santo, d’altronde, è colui che suscita con creatività la molteplicità dei doni e che armonizza, riconduce all’unità, un’unità autentica perché non è uniformità, ma sinfonia di più voci nella carità. Come vescovo di Roma desidero ribadire che per noi cattolici il fine del dialogo è la piena comunione nelle legittime diversità, non l’appiattimento omologante né tanto meno l’assorbimento”.

Ed infine un invito a superare gli ostacoli che minano l’unità: “Per questo mi sembra prezioso, nei nostri incontri, condividere le nostre radici, riscoprire il bene che il Signore ha seminato e fatto crescere nell’altro e farcene reciprocamente dono, imparare a vicenda, aiutarci a non avere paura del dialogo e della collaborazione concreta.

Lo scandalo delle divisioni non ancora pienamente rimarginate potrà essere rimosso solo con la grazia di Dio mentre camminiamo insieme, accompagnando con la preghiera i passi altrui, annunciando il Vangelo nella concordia, adoperandoci al servizio dei bisognosi, dialogando nella verità, senza lasciarci condizionare da pregiudizi del passato.

Così, in quella trasparenza sincera che il Signore ama, ci ritroveremo e sapremo apprezzare maggiormente le nostre identità. Cresceremo nella conoscenza e nell’affetto reciproco. Sperimenteremo che, al di là delle differenze, è davvero molto di più quello che ci unisce e che ci spinge ad andare avanti insieme”.

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