Corpus Domini: l’Italia festeggia la sua fede

La solennità del Corpus Domini è festeggiata con processioni nelle città con ‘meticolose’ infiorate che celebrano il Corpo del Signore, che si manifesta, dopo la Resurrezione, nella carne per restare presenza quotidiana. Così l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, ha sottolineato che questa solennità è il centro della vita cristiana:

“Il pane e il vino sono le realtà quotidiane già sull’altare del popolo ebraico, come ricorda la prima lettura della Genesi, segno della benedizione di Dio, ‘creatore del cielo e della terra’, su Abramo che ha creduto in Lui. Ed è molto bella la risposta di Abramo al segno della benedizione di Dio: la decima del pane e del vino, cioè la condivisione.

La benedizione di Dio, segno del suo amore per l’uomo, rende l’uomo capace di una fede che si trasforma in relazione e condivisione, che esce dalla solitudine e dall’egoismo. Il Vangelo, nella pagina di Luca, ci ricorda ancora il valore della condivisione nella risposta di Gesù ai Dodici che volevano congedare la folla che seguiva il Signore nella sua predicazione”.

Quindi ha sottolineato che l’Eucaristia è apertura: “Chiudere l’Eucaristia nello spazio e nel tempo di un rito, non aprirla alla comunione, alla condivisione, alla missione significa trasformare un sacramento in una ‘cosa’ e non in un evento che genera nuove relazioni con Dio e il prossimo, una nuova storia quotidiana. Per questo, anche, portiamo in processione l’Eucaristia: perché dobbiamo condividerla con la città in cui viviamo.

L’Eucaristia ‘forma’ la Chiesa attraverso una trasmissione che avviene di generazione in generazione, come ci ha ricordato il brano della lettera di san Paolo ai Corinzi, nei contesti e nelle sfide nuove del mondo… E la memoria di questo dono per noi e per tutti, in forza della Tradizione della Chiesa, attraversa la storia fino all’eternità”.

Il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, ha sottolineato che a poca distanza dal giovedì Santo la Chiesa sente ancora l’esigenza di celebrare il mistero dell’Eucaristia, rivelando una pedagogia ecclesiale che mira a farci comprendere la centralità di questo mistero: “Oggi vogliamo confessare e dire questa fede in un mistero nel quale è il futuro e il presente della Chiesa. Ce lo insegni Francesco verso il quale dalla cattedrale di San Rufino al Sacro convento a conclusione della santa messa ci porteremo in processione con il Corpo del Signore”.

A Perugia il card. Gualtiero Bassetti ha sottolineato che la vita deve essere protetta, ricordando il sacrificio del sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini: “Vedete fratelli, noi siamo tesi a proteggere in ogni modo il nostro corpo e la nostra vita, e se ciò è fatto nel modo debito è anche un dovere. C’è anche la vita dei nostri fratelli, dei più piccoli da proteggere, dal concepimento fino all’ultimo respiro.

E’ un dovere che ci viene da quell’ostia santa e Gesù sia davvero per noi stimolo ed essere premurosi verso il nostro prossimo, a non risparmiarci dalla fatica, al nostro sfuggire da ogni responsabilità gravosa. E mi viene in mente e voglio sottolineare un episodio che ha riempito in questi giorni le cronache dei giornali nazionali, un episodio che mi ha profondamente toccato.

Si tratta del sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, morto in seguito alle ustioni riportate a causa di un’esplosione per una fuga di gas che ha investito il palazzo comunale. E’ stato l’ultimo a uscire, quando aveva gran parte del corpo già ustionato, per poter mettere in salvo i presenti. Ci siamo tutti commossi dinanzi a quest’uomo, a questo servitore dello Stato”.

A Milano mons. Mario Delpini ha rivolto a tutta la metropoli, l’augurio dell’ascolto: “Ardisco farmi eco e interprete della parola di Dio. Abbiamo percorso qualche strada della città, noi popolo di Dio, guidati dalle parole della sapienza e della preghiera antica, offrendo all’adorazione il santissimo sacramento, quasi a far echeggiare il sospiro di Dio: se tu ascoltassi, città nostra e città di tutti”.

Una speranza che l’arcivescovo ha declinato, citando alcune categorie che sono sinonimo dell’eccellenza di Milano nel mondo: “Gli architetti, gli ingegneri, i creatori di arredi, di interni e di esterni, che cosa possono imparare se ascoltano i poveri, i giovani, gli anziani? Forse nascerebbero quartieri lenti, propizi all’incontro, forse tornerebbero i bambini.

I ricercatori delle frontiere avanzate della medicina, della genetica, delle neuroscienze, i gestori della sanità pubblica e privata, che cosa possono imparare dai preti, dalle suore, dalle badanti, da tutti coloro che raccolgono il gemito dei malati e le loro angosce? Forse si inventerebbero ospedali abitati dalla pazienza insieme con la scienza, dal prendersi cura oltre che dalle cure”.

Ed ha ripreso le parole-chiave dei Discorsi alla Città 2017 e 2018: “Gli amministratori dei condomini, le associazioni professionali, i sindacalisti degli inquilini, le associazioni dei consumatori, che cosa imparano se ascoltano coloro che non sanno esprimersi, che non sanno dire le loro ragioni? Forse si potrebbe sperimentare la pratica del buon vicinato, della prossimità spicciola e benevola, forse nei cortili tornerebbero a giocare i bambini.

Gli artisti, gli insegnanti, i giornalisti, gli uomini di cultura, i poeti che cosa possono imparare dagli assistenti sociali, dagli operatori della carità? Forse si potrebbe imparare una lingua di parole buone, di discorsi che siano come carezze, di notizie che siano come buone ragioni per aver fiducia nell’umanità”.

Ha concluso con una sollecitazione: “Vorremmo costruire insieme una città che sia come una dimora della speranza, non solo una organizzazione della convivenza. Vorremmo costruire una città che sia cammino, non solo residenza rassicurante. Vorremmo costruire una città che sia preghiera, non solo progetto e calcolo. Vorremmo essere testimoni di una speranza di vita eterna e non solo dell’aspettativa di tempi migliori”.

A Genova il card. Angelo Bagnasco ha sottolineato il valore dell’Adorazione eucaristica: “’uomo moderno, quanto più corre nella via del progresso, quanto più acquista potere sulle cose e su se stesso, si crede protagonista indiscusso di sé, padrone assoluto della propria esistenza; quanto più si erge sfidante davanti a Dio, tanto più la sua coscienza si risveglia, e avverte la presunzione di tanta pretesa, sente il bisogno di inginocchiarsi davanti ad una Presenza che lo trascende.

Anche l’uomo moderno intuisce che questa Presenza ineffabile è più reale di ciò che vede e su cui ha potere; intuisce che la sua pochezza lo rimanda ad un Mistero che lo supera, che non lo umilia ma che lo fonda ed esalta. Per questo abbiamo bisogno dell’adorazione, per questo qualcuno, nei campi di concentramento, è giunto a dire che il mondo ha bisogno di pane, ma ancor di più dell’adorazione: senza il pane deperiamo, ma senza l’adorazione non sappiamo chi siamo”.

Ed ha invitato ad essere annunciatori di Dio: “Se Gesù è la mia benedizione, io devo essere benedizione di Dio, e questo significa anche essere annunciatori di Dio nel mondo; ma significa anche essere benedizione per il mondo, per i fratelli: essere cioè una presenza che sa cogliere il bene in ognuno, soprattutto quando è più difficile vederlo.

Dio non fa così con noi? In certi momenti ci chiediamo come sia possibile che Dio ci benedica quando sentiamo più pesanti le nostre miserie: eppure Lui è fedele, non ci lascia, non si rassegna, continua a dirci che siamo la sua gioia, sapendo che questa sua volontà ostinata è la parola più efficace per la nostra conversione, per il nostro ritorno a casa”.

Da Trieste mons. Giampaolo Crepaldi, annunciando il prossimo congresso eucaristico diocesano, ha evidenziato il dono dell’Eucarestia: “L’Eucaristia è un dono meraviglioso che rigenera e ricrea le nostre anime e le nostre vite, incamminandole sulle strade della santità: dove sono operanti le tante divisioni che affliggono le nostre esistenze, essa fa fiorire la vera unità; dove è presente il tarlo dell’inimicizia, della violenza e dell’estraneità, essa edifica la vera fraternità; dove si consumano egoismi distruttivi della convivenza sociale e civile, essa partorisce il dono dell’amicizia. Unità, fraternità, amicizia: questi sono i frutti dell’Eucaristia, necessari per vivere in maniera sana e santa”.

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