Papa a Camerino ha invitato alla speranza

Nel pomeriggio papa Francesco è rientrato a Roma da Camerino, dopo aver incontrato 760 persone, tra cui 200 bambini dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche che hanno ricevuto la Prima Comunione, i loro genitori e i catechisti, nella Palestra del Centro Sportivo dell’Università di Camerino, aggiunto dopoché l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara aveva mostrato al papa le lettere scritte dai bambini delle zone terremotate.

Quindi una giornata particolare iniziato puntualmente stamane, quando l’elicottero di papa Francesco è atterrato a Camerino, in località Le Calvie, per poi dirigersi verso il villaggio delle Sae, dove è stato accolto con grande gioia dai suoi ‘abitanti’, costretti a viverci dopo il terremoto del 2016, ma che nonostante il caldo, oggi mitigato da un dolce venticello, hanno fatto grande festa chiedendogli di non abbandonarli.

Poi ha proseguito verso il centro storico, dove è stato accolto dai fedeli, che appena hanno sentito il rumore delle auto, che si dirigevano verso piazza Cavour, hanno cominciato a gridare il proprio entusiasmo per il papa con un cartello che chiedeva: ‘Papa Francesco, non lasciarci soli, mai più”. Nell’omelia papa Francesco ha sottolineato le parole del Salmo (‘Cosa è l’uomo perché te ne ricordi?’):

“Di noi, così come siamo, con le nostre fragilità, Dio si ricorda. Nell’incertezza che avvertiamo fuori e dentro, il Signore ci dà una certezza: Egli si ricorda di noi. Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore. E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio. Nessuno è disprezzabile ai suoi occhi, ciascuno ha per Lui un valore infinito: siamo piccoli sotto al cielo e impotenti quando la terra trema, ma per Dio siamo più preziosi di qualsiasi cosa”.

Poi ha spiegato che il ricordo è una ‘parola chiave’ per la vita: “Di noi, così come siamo, con le nostre fragilità, Dio si ricorda. Nell’incertezza che avvertiamo fuori e dentro, il Signore ci dà una certezza: Egli si ricorda di noi. Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore.

E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio. Nessuno è disprezzabile ai suoi occhi, ciascuno ha per Lui un valore infinito: siamo piccoli sotto al cielo e impotenti quando la terra trema, ma per Dio siamo più preziosi di qualsiasi cosa”.

Quindi Dio invia Gesù per ‘trasformare il ricordo’: “Di Lui abbiamo bisogno, perché è il Consolatore, Colui cioè che non ci lascia soli sotto i pesi della vita. E’ Colui che trasforma la nostra memoria schiava in memoria libera, le ferite del passato in ricordi di salvezza.

Compie in noi quello che ha fatto per Gesù: le sue piaghe, quelle brutte ferite scavate dal male, per la potenza dello Spirito Santo sono diventate canali di misericordia, piaghe luminose in cui risplende l’amore di Dio, un amore che rialza, che fa risorgere. Questo fa lo Spirito Santo quando Lo invitiamo nelle nostre ferite. Egli unge i brutti ricordi col balsamo della speranza, perché lo Spirito Santo è il ricostruttore della speranza”.

Il ricordo è alimentato dalla speranza: “La speranza dello Spirito non è nemmeno ottimismo. Nasce più in profondità, riaccende in fondo al cuore la certezza di essere preziosi perché amati. Infonde la fiducia di non essere soli. E’ una speranza che lascia dentro pace e gioia, indipendentemente da quello che capita fuori. E’ una speranza che ha radici forti, che nessuna tempesta della vita può sradicare. E’ una speranza, dice oggi San Paolo, che ‘non delude’, che dà la forza di superare ogni tribolazione.

Quando siamo tribolati o feriti (e voi sapete bene cosa significa essere tribolati, feriti), siamo portati a ‘fare il nido’ attorno alle nostre tristezze e alle nostre paure. Lo Spirito invece ci libera dai nostri nidi, ci fa spiccare il volo, ci dischiude il destino meraviglioso per il quale siamo nati. Lo Spirito ci nutre di speranza viva. Invitiamolo”.

Le due parole invitano alla vicinanza: “La Trinità ci dice che non abbiamo un Dio solitario lassù in cielo, distante e indifferente; no, Lui è Padre che ci ha dato il suo Figlio, fattosi uomo come noi, e che per esserci ancora più vicino, per aiutarci a portare i pesi della vita, ci manda il suo stesso Spirito.

Lui, che è Spirito, viene nel nostro spirito e così ci consola da dentro, ci porta nell’intimo la tenerezza di Dio. Con Dio i pesi della vita non restano sulle nostre spalle: lo Spirito, che nominiamo ogni volta che facciamo il segno della croce proprio mentre tocchiamo le spalle, viene a darci forza, a incoraggiarci, a sostenere i pesi.

Infatti Lui è specialista nel risuscitare, nel risollevare, nel ricostruire. Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare, per riconciliarsi che per andare d’accordo. Questa è la forza che Dio ci dà. Perciò chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti: ricomincia, riprova, ricostruisce. Soffre anche, ma riesce a ricominciare, a riprovare, a ricostruire”.

Ecco il motivo per cui il papa è venuto a Camerino: “Cari fratelli e sorelle, sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino; sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà. Prego il Dio della speranza, perché ciò che è instabile in terra non faccia vacillare la certezza che abbiamo dentro.

Prego il Dio Vicino, perché susciti gesti concreti di prossimità. Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre”.

E prima della recita dell’Angelus il papa ha invitato i fedeli a camminare nella fede con i santi della ‘porta accanto’: “Cari fratelli e sorelle, possiate camminare uniti e gioiosi nella via della fede, della speranza e della carità, fedeli alle numerose testimonianze di santità di cui è ricca la vostra terra.

Penso, fra gli altri, a San Venanzio, San Severino, Sant’Ansovino, San Nicola da Tolentino, San Pacifico, e alla Beata Battista Varano. Penso altresì alle numerose figure di ‘santi della porta accanto’ non beatificati o canonizzati, ma che hanno sostenuto, e sostengono, e hanno trasformato famiglie e comunità con la forza della loro vita cristiana”.

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