Mons. Parra: Pompei è casa della speranza

Della Vergine del Rosario di Pompei è celebre la Supplica, scritta dal beato Bartolo Longo nel 1883 come ‘Atto d’amore alla Vergine’, la quale si recita in due occasioni: l’8 Maggio, che è l’anniversario della posa della prima pietra del Santuario di Pompei (1876), e la prima domenica di Ottobre, il mese dedicato al Rosario e in cui ricorre la festa della Madonna del Rosario, il 7 Ottobre.

Restano ancora impresse nella fede del popolo le parole di san Paolo VI in occasione del ‘viaggio’ del quadro a Roma: “La dolce e attraente impressione della figura materna e regale della Madre di Cristo, assiso sulle ginocchia di Lei, mentre Gesù e Maria offrono ai Santi, prostrati lì presso, Domenico e Caterina, le corone del santo Rosario, quasi per invitarli a farne oggetto di devozione e di fiducia. La pia e popolare corona riappare come catena di salvezza, che pende dalle mani del Salvatore e della sua beatissima Madre, e che indica donde scende a noi ogni grazia, e per dove deve da noi salire ogni speranza”.

E nel giorno della Supplica il Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, mons. Edgar Peña Parra, ha concelebrato la messa, ricordando la visita di papa Francesco nel 2015, sulla ‘missione’ di Gesù: “Con queste parole si apre il brano del Vangelo di Giovanni che è stato proclamato. Sono le parole pronunciate da Gesù nel tempio, mentre parla apertamente della sua missione. Egli si presenta non solo come l’inviato del Padre, ma come una cosa sola con Lui. Con questa affermazione rivela il mistero di Dio stesso.

Gesù è venuto nel mondo come la luce vera che svela il mistero d’amore nascosto in Dio”. Quindi Gesù ha rivelato il Padre: “Il Creatore del cielo e della terra vuole la salvezza di tutti gli uomini e di tutte le donne: tutti sono figli suoi. Chi ascolta le parole del Figlio si salva, mentre chi non le ascolta o le rifiuta sarà condannato. Si tratta di ascoltare e custodire la parola evangelica, che esprime la volontà di Dio, accogliendola e mettendola in pratica”.

Questo ha fatto la Madre di Dio: “E’ quanto ha fatto la Vergine Maria che, docile alla volontà dell’Altissimo, fa suo il progetto misterioso della Salvezza. Accoglie le parole dell’Arcangelo Gabriele che Le preannunciano la missione, affidatale da Dio, di diventare la Madre del Verbo eterno fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini. Dio si fa uomo nel grembo di una Vergine; si fa uno di noi per dare a noi la possibilità di ricevere in dono la sua vita, la vita divina. E’ un imperscrutabile mistero di amore e di misericordia!..

Maria si è fidata di Dio ed è diventata la Madre di Dio. Anche per ognuno di noi c’è un disegno di Dio, un progetto pensato da tutta l’eternità dalla Sapienza divina”. La sottomissione di Maria è ‘amorosa’: “Dal momento in cui Maria aderisce a Dio, dicendo il suo ‘eccomi’, tutta la sua vita è segnata dalla sottomissione amorosa al progetto del Signore, fino a fare di Lei la discepola perfetta: ‘Ecco la serva del Signore’…Maria è beata perché ‘ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore’, è stata la prima ad accogliere la Parola.

Non è questa anche la nostra vocazione? Anche noi, come Lei, per grazia, siamo stati resi capaci di accogliere la Parola di Dio. Come Maria, possiamo ripetere: ‘Avvenga per me secondo la tua parola’ e diventare discepoli della Parola”.

Perciò l’accoglienza della Parola di Dio avviene attraverso il rosario: “Pompei ci addita un mezzo semplice, ma efficace, per accogliere e mettere in pratica la Parola di Dio: la recita del Rosario… In questo Santuario accorrono pellegrini e devoti d’ogni parte d’Italia e di altre nazioni, stringendo tra le mani la corona e attirati dalla Vergine del Rosario che ci chiama ad essere dei contemplativi, come lo era Maria; ci chiama ad accogliere e ‘custodire’ la Parola di Dio, a ‘meditarla’, così da approfondirla e tradurla in vita.

Questo è il senso del pellegrinaggio a Pompei: uno stimolo a vivere in una contemplazione costante, mettendosi in sincero ascolto della parola di Gesù, sempre viva e nuova; e insieme un appello a seguire il Maestro, rispondendo con generosità al suo invito a dirigerci, con Lui, verso quanti hanno bisogno della sua salvezza.

L’alto campanile che domina non solo la città, ma il vasto territorio che si estende ai piedi del Vesuvio, chiama a raccolta tutti i devoti nella Casa della Madre per apprendere da Lei la perenne lezione dell’amore: amore per Dio e amore per il prossimo. Dinanzi alle calamità e ai pericoli che segnavano la vita della Chiesa e dell’umanità del suo tempo, il beato Bartolo Longo, fondatore di questo luogo mariano, diffuse la devozione del Rosario, perché vedeva in questa preghiera mariana uno strumento sicuro per conseguire il bene della società e della Chiesa mediante le opere di carità”.

Questa è stata la ‘sfida’ del beato Bartolo Longo: “La grandezza di Pompei sta in questa duplice prospettiva: la preghiera e la carità, come l’ha ideata Bartolo Longo. Si tratta di uno stigma che resta nitido ed incisivo pur di fronte al mutare dei tempi. Nessuna forma di povertà o di emarginazione sociale ha trovato insensibile questo fedele laico che agiva nel sociale testimoniando la carità evangelica, supportato da una intensa vita di preghiera dal singolare timbro mariano”.

E mons. Parra ha definito il beato un apostolo della ‘misericordia’: “Ci si trova dinanzi ad un apostolo della misericordia che ha rivolto lo sguardo a quelle che il Santo Padre Francesco ama chiamare le ‘periferie esistenziali’, adoperandosi con generosità al recupero morale e sociale degli emarginati. Pompei è diventata ed è tuttora un’oasi di speranza per il mezzogiorno d’Italia, ancora segnato da non poche problematiche e sfide.

Attorno alla venerata icona della Madonna del Rosario è venuto a formarsi un mirabile centro spirituale che da una parte irradia devozione mariana e dall’altra, tramite un complesso di opere sociali, traduce l’amore verso Maria nell’amore per i fratelli, rispondendo ai bisogni della società campana, specialmente alle attese dei più poveri e di quanti sono segnati da fragilità”.

Ha concluso l’omelia con l’invito alla città di essere testimone della fede attraverso le opere: “Pompei continui ad essere la ‘casa della speranza’, focolare comune di un territorio segnato da difficoltà, illegalità e tensioni sociali, ma la cui popolazione ha la preghiera nel cuore… Volgiamo il cuore a Maria, guardiamo a Lei sempre, in ogni circostanza, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Nel suo cuore di madre siamo sicuri di trovare rifugio, comprensione e conforto, sostegno e luce nel nostro pellegrinaggio terreno”.

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