Il Sermig ha celebrato i funerali di Maria Cerrato, moglie di Ernesto Olivero

Il Sermig, Servizio Missionario Giovani nato da una intuizione di Ernesto Olivero nel 1964, oltre a essere punto di riferimento per tutti coloro che hanno perso ogni appiglio materiale e spirituale, è una fraternità della speranza, un monastero in città, una famiglia che ti accoglie nel cuore della Torino ormai multietnica.

Ed è con questo spirito che Ernesto Olivero con i tre figli, gli otto nipoti e la comunità dell’Arsenale della pace ha accompagnato alla morte la moglie Maria Cerrato, 76 anni compiuti lo scorso 17 aprile. Domenica scorsa Ernesto Olivero le ha dedicato sul sito del Sermig questo pensiero, intitolato ‘Improvvisamente’:

“Il 12 gennaio scorso abbiamo scoperto la tua malattia. Sapevamo che era gravissima e che avremmo avuto davanti ancora pochi giorni insieme. Non ci siamo pianti addosso, ma da quel momento ogni gesto è stato avvolto di speranza di delicatezza. Non abbiamo permesso al pessimismo di entrare nella nostra vita. Non glielo abbiamo permesso. Ogni gesto ci ha rassicurato e quando la paura ha bussato alla nostra porta con forza non ha trovato spazio.

Abbiamo vissuto i giorni più belli della nostra storia e questo lo dicevi tu, lo dicevo io, lo dicevamo noi abbiamo vissuto i giorni più belli della nostra storia, 113 giorni e questa sicurezza ha abbracciato i nostri figli, la nostra famiglia, i nostri amici, senza parole, non abbiamo mai parlato di morte noi due. Poi improvvisamente tu piena di luce piena di serenità ti sei spostata in Cielo. All’improvviso, in un attimo atteso e amato. Ora Maria sei più presente di prima e ne sarai felicissima cuore e sguardo sono gli stessi, saranno sempre gli stessi”.

I due si erano conosciuti a Chieri condividendo in parrocchia l’impegno per i più poveri. Sposi giovanissimi a 21 anni, il 24 aprile scorso avevano festeggiato 54 anni di nozze. L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia ha ricordato: “Dice un proverbio popolare che a fianco di un grande uomo c’è sempre una grande donna. E questo credo che tutti lo riconosciamo in Ernesto e Maria. Se il Sermig è nato e cresciuto come un albero che ha esteso i suoi rami in diverse parti della terra è perché certamente è opera di Dio ma anche risposta generosa e costante di Ernesto e Maria insieme”.

Durante l’omelia ha ricordato che oltre la sofferenza c’è la speranza, alimentata dalla fede: “Di fronte alla morte di una persona cara, come l’amico Lazzaro, anche Gesù ha pianto e si è commosso profondamente; per cui è umano e cristiano essere addolorati e vivere nel cuore tanta sofferenza, che solo la certezza della fede può in qualche misura attutire, anche se non del tutto. Perché la perdita resta e grava giorno dopo giorno su chi ne fa esperienza”.

Però il cristiano è certo della Resurrezione: “Di questa fede Maria si è nutrita e l’ha professata con serenità e convinzione profonda; l’ha vissuta con coerenza e totale adesione alla volontà di Dio, anche in questi ultimi tempi di grave malattia e persino in questi ultimi giorni, prima di morire”.

Eppoi la ha ricordato come ‘anima’ nascosta del Sermig: “Non può poi mancare in noi, in questo momento, la preghiera di ringraziamento a Dio, che ha donato a voi, caro Ernesto e ai tuoi figli, ma anche a tutto il Sermig, questa sposa, madre e amica: avete potuto godere della sua presenza sempre discreta, ma vigile e attenta ad ogni necessità ;avete vissuto insieme momenti lieti e momenti difficili, alcuni carichi di gioia e altri di sofferenza, ma trovando sempre in lei una sponda sicura di fede e di riferimento, come è proprio di ogni sposa e madre cristiana.

Maria è stata per tutti una maestra di vita vera e concreta, di coraggio e determinazione, nei momenti che esigevano impegno e abbandono fiducioso nelle mani della Provvidenza di Dio. Per questo, diciamo con riconoscenza: Signore, non ti chiediamo perché ce l’hai tolta, ma ti ringraziamo perché ce l’hai donata”.

Ed infine un invito a proseguire nell’opera intrapresa: “E dobbiamo anche credere fermamente che nel suo nome di risorto potremo cambiare noi stessi e il mondo intero con la nostra fede. La fede infatti ha una potenza straordinaria e unica, che sorprende persino chi la possiede e non solo chi ne gode dei frutti.

Questo ci spinge sempre più in alto e non ci fa accontentare dei traguardi mediocri e facili da raggiungere. La mediocrità e il fare il passo secondo la propria gamba non producono niente di nuovo e di sorprendente. Il nostro amore deve essere invece caldo e mai tiepido o quasi timoroso, perché credere significa fidarsi di Dio, che compie anche cose impossibili umanamente, quando si ha una fede pur piccola come un granello di senapa. Dico questo, perché l’esperienza del Sermig, di cui Maria è stata attiva protagonista nel suo ruolo di sposa e di madre, ce lo documenta e ricorda continuamente”.

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