I cattolici come rinnovamento resistenziale

La Resistenza italiana si inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppatosi in Europa, ma ha caratteristiche specifiche. L’Italia è, una delle potenze contro le quali si sviluppa la Resistenza delle popolazioni soggette all’Asse. Fino all’8 settembre 1943 il paese resta il principale alleato del Reich, e come tale partecipa alla guerra di aggressione e all’occupazione dei territori invasi.

In occasione del quinto anniversario dell’inizio dello scoppio della II^ Guerra mondiale papa Pio XII inviò un radiomessaggio alle popolazioni devastate dalla guerra, invocando la pace: “Innumerevoli cuori sospirano questo giorno, come i naufraghi il sorgere della stella mattutina. Molti nondimeno avvertono fin da ora che il passaggio dalla tempesta violenta alla grande tranquillità della pace può essere ancora penoso ed amaro; comprendono che le tappe del cammino dalla cessazione delle ostilità allo stabilimento di condizioni normali di vita possono nascondere più gravi difficoltà che non si pensi. E’ perciò tanto più necessario che un forte sentimento di solidarietà risorga fra i popoli, al fine di rendere più rapido e duraturo il risanamento del mondo”.

Nel radiomessaggio del 1 settembre 1944 papa Pio XII ha parlato di una liberazione come via della pace: “E poiché questa guerra, con ciò che ad essa è necessariamente o arbitrariamente connesso, ha condotto alla più ingente e tragica migrazione di popoli che la storia conosca, sarà opera di alta umanità, di chiaroveggente giustizia e di sapienza ordinatrice, se a questi infelici non si farà attendere oltre i limiti dello stretto necessario la già troppo a lungo ritardata liberazione…

La minaccia della spada può apparire inevitabile, entro i limiti giuridicamente necessari e moralmente giustificabili, anche dopo la conclusione della pace, per tutelare l’osservanza dei giusti obblighi e prevenire tentativi di nuovi conflitti. Ma l’anima di una pace degna di questo nome, il suo spirito vivificatore, non può essere che uno solo: una giustizia che con imparziale misura a tutti dà ciò che ad ognuno è dovuto e da tutti esige ciò a cui ognuno è obbligato, una giustizia che non dà tutto a tutti, ma a tutti dà amore e a nessuno fa torto, una giustizia che è figlia della verità e madre di sana libertà e di sicura grandezza”.

Quindi quale è stato il ruolo dei cattolici durante la Resistenza? In un saggio del 1975, apparso nella rivista ‘Il Leopardi’, lo scrittore Valerio Volpini ha annotato il ruolo resistenziale dei cattolici: “La Resistenza dei cattolici ha certamente una propria specifica connotazione anche se riempie tutti i ruoli: dalla cospirazione all’esilio, dall’opposizione alla lotta armata; ed ha una sostanza oltre che qualitativa anche quantitativamente enorme.

Anche negli anni del fascismo trionfante il mondo cattolico, organizzato o meno, non ha mai coinciso con la prevaricazione fascista e man mano che il fascismo ha svelato il proprio volto l’opposizione è cresciuta con un ritmo quasi naturale. Il cristiano sa infatti di dover dare a Cesare quel che è di Cesare ma nella stessa misura in cui si trova disponibile in questo rapporto così è altrettanto inflessibile a non consegnargli quella che è la parte di Dio e in questa parte è compresa l’intransigente difesa della persona, il diritto della libertà come principio e valore di crescita umana e sociale e non certo come vuoto alibi delle strutture politiche.

Per questo forse le liberazioni storicistiche o parlano di libertà soltanto o soltanto parlano di progresso mentre un cristiano è forzato a non creare fratture fra i due momenti. L’alternativa o se si vuole la testimonianza temporale del cristiano sta, anche oggi, proprio qui”.

Quindi l’azione resistenziale dei cattolici è stata di primo piano nella lotta di liberazione del popolo italiano, come ha sottolineato nel 1956 l’on. Achille Marazza, chiudendo le celebrazioni del decennale della Liberazione, organizzate dall’Associazione Partigiani Cristiani, in cui ha precisato che i cattolici fin dal 1925 sono stati sempre ostili al fascismo:

“Nel 1925, nel primo discorso dall’esilio, don Luigi Sturzo affermò che i cattolici popolari non potevano aderire al fascismo ‘per ragioni etiche’ perché era loro dovere respingere ‘lo stato nazionale unico Dio’. E agli osservatori stranieri che suggerivano essere il fascismo un rimedio un po’… drastico alla crisi politica italiana, ma destinato ad esaurirsi e a rientrare nella normalità, replicava con una appassionata condanna del regime di violenza e di arbitrio che si era instaurato nel paese, e concludeva con un impressionante giudizio, anzi con un presagio:

‘a stare alla storia degli Stati moderni, anche i governi assoluti più paternalistici e più legalitari, non ebbero mai uno sbocco verso la libertà senza che agitazioni di popolo o fatti di guerra non avessero spinto gli uomini responsabili a mutare gli antichi regimi… per noi l’attuale battaglia per la libertà è come un secondo Risorgimento: ha le sue fasi e le sue difficoltà e avrà il suo epilogo; non sappiamo quando né come; ma abbiamo fede che lo avrà: non può mancare, e l’epilogo sarà la riconquista della libertà… se tarda questa conquista a realizzarsi il nostro cuore ne soffrirà; ma la nostra speranza non verrà mai meno. La storia dei popoli non si scrive in un momento; ma è fatta di grandi sacrifici, di grandi attese e di grandi lotte’. Ecco il fondamento di legittimità della resistenza dei cattolici italiani al fascismo”.

Secondo il relatore la resistenza era legittimo: “Ma resistere al fascismo era legittimo perché non è vero che il fascismo si identificasse con lo Stato: impadronirsi con la forza dello Stato, far tacere con la violenza le opposizioni, instaurare la dittatura, condannare un popolo per venti anni all’entusiasmo e al consenso o all’esilio, alla prigione ed al confino, e così trascinarlo nel baratro di una guerra ingiusta e rovinosa, tutto ciò non significa acquistare fondamento di legittimità.

Non può esistere alcun legame fra il cittadino e lo Stato, là dove lo Stato non è espressione della libera scelta dei cittadini. Solo ad un governo liberamente eletto è dovuta fedeltà ed obbedienza, ed è dovuta da tutti, anche dagli oppositori sconfitti perché a loro è stata data lealmente, e sarà ridata di tempo in tempo, la possibilità di prevalere. E questo non fu il caso del fascismo”.

In questo modo la Resistenza per i cattolici divenne un nuovo Risorgimento: “La Resistenza fu nella storia d’Italia, come era stato nel Risorgimento, ansia di rinnovamento etico prima che azione politica, e questo spiega perché, come nel primo Risorgimento, di nuovo si dispiegò fervente il patriottismo del clero, e con noi tanti religiosi si fecero congiurati ed il Vaticano stesso, pur conscio delle sue enormi responsabilità, scese nella battaglia, mentre il Sommo Pontefice pronunciava contro i nuovi barbari la sua chiara e pesante condanna”.

Ed ha concluso l’intervento ricordando che la Resistenza per i cattolici è un esercizio di democrazia: “Più dei risultati politici, più dei riconoscimenti stranieri, più dei vantaggi pratici e diplomatici che la Resistenza ha certamente meritato all’Italia, più di ogni altra cosa, a noi cattolici deve essere preziosa l’eredità morale ed ideale della Resistenza.

Anziché darci pubblico vanto del poco o del molto che ciascuno di noi può avere operato, noi dobbiamo attingere nei ricordi nuova forza, nuovo determinato coraggio di restare fedeli a quegli ideali dei quali riaffermiamo qui il permanente valore. La democrazia è anzitutto lealtà, onestà, coraggio; e dall’esercizio della libertà politica il nostro Paese attende, prima di tutto, un rinnovamento morale. Questo il messaggio dei nostri morti; solo a questo patto la Resistenza non sarà tradita”.

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