Papa Francesco: don Bosco era allegro come una ‘Pasqua’

Nell’udienza generale papa Francesco ha ricordato la festa del ‘bravo’ sacerdote san Giovanni Bosco: “Domani celebreremo la memoria di san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani: un bravo prete questo! Don Bosco seppe far sentire l’abbraccio di Dio a tutti i giovani che incontrò, offrendo loro una speranza, una casa, un futuro. La Sua testimonianza aiuti tutti noi a considerare quanto sia importante educare le nuove generazioni agli autentici valori umani e spirituali”.

Questo ricordo ha concluso il racconto papale sulla Gmg di Panama, che ha accolto migliaia di giovani da tutto il mondo per condividere un’esperienza che possa cambiare la loro vita. Ed ad ogni GMG sono indicati diversi patroni. Infatti per la GMG di Panama 2019, ne sono stati nominati otto in totale, tra cui due molto speciali per la Famiglia Salesiana: sono san Giovanni Bosco e la beata suor Maria Romero. Egli fu canonizzato da papa Pio XI nel 1934 e papa Giovanni Paolo II lo nominò ‘Padre e Maestro della gioventù’. La beata suor Maria Romero Meneses fece il noviziato a El Salvador; emise i voti perpetui a Granada, Nicaragua, e nel 1931 fu inviata in Costa Rica.

In questo Paese svolse un enorme lavoro con i più bisognosi. Tra le opere sociali che intraprese ci sono consultori medici, corsi di formazione professionale, raccolta di indumenti, assistenza alimentare, aiuto alle ragazze di strada… E’ stata dichiarata beata nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II. Oltre a questi due santi della Famiglia Salesiana, ci sono state altre sei figure di riferimento per i giovani: san Oscar Romero, san José Sánchez del Río, san Juan Diego, santa Rosa de Lima, san Martín de Porres e san Giovanni Paolo II.

Nella prefazione al volume, curato da Antonio Carriero, ‘Evangelii gaudium con don Bosco’, testo in cui la famiglia salesiana riprende in chiave educativo pastorale il messaggio dell’esortazione apostolica, papa Francesco riprende alcuni punti programmatici, dal titolo: ‘Cari salesiani’: “Voi salesiani siete fortunati perché il vostro fondatore, don Bosco, non era un santo dalla faccia da ‘venerdì santo’, triste, musone… Ma piuttosto da ‘domenica di Pasqua’. Era sempre gioioso, accogliente, nonostante le mille fatiche e le difficoltà che lo assediavano quotidianamente”.

Inoltre il papa ha sottolineato il valore del suo messaggio ‘rivoluzionario’: “Il suo è stato un messaggio rivoluzionario in un tempo in cui i preti vivevano con distacco la vita del popolo. La ‘misura alta della vita cristiana’ don Bosco la mette in pratica entrando nella ‘periferia sociale ed esistenziale’ che cresceva nella Torino dell’800, capitale d’Italia e città industriale, che attirava centinaia di ragazzi in cerca di lavoro”.

Poi il papa ha tratteggiato il volto allegro del santo torinese: “Infatti, il ‘prete dei giovani poveri e abbandonati’, seguendo il consiglio lungimirante del suo maestro san Giuseppe Cafasso, scendeva per le strade, entrava nei cantieri, nelle fabbriche e nelle carceri, e lì trovava ragazzi soli, abbandonati, in balia dei padroni del lavoro, privi di ogni scrupolo. Portava la gioia e la cura del vero educatore a tutti i ragazzi che strappava dalle strade, i quali ritrovavano a Valdocco un’oasi di serenità e il luogo in cui apprendevano ad essere ‘buoni cristiani e onesti cittadini’”.

Ed ha raccontato la sua formazione salesiana: “E’ lo stesso clima di gioia e di famiglia che ho avuto la fortuna di vivere e gustare anche io da ragazzo frequentando la sesta elementare al Colegio Wilfrid Barón de los Santos Ángeles, a Ramos Mejía. I salesiani mi hanno formato alla bellezza, al lavoro e a stare molto allegro e questo è un carisma vostro. Mi hanno aiutato a crescere senza paura, senza ossessioni. Mi hanno aiutato ad andare avanti nella gioia e nella preghiera”.

Riprendendo la sua omelia del 2015 traccia le linee educative del salesiano: “Un salesiano che sa guardarsi attorno, vede le situazioni critiche e i problemi, li affronta, li analizza e prende decisioni coraggiose. E’ chiamato ad andare incontro a tutte le periferie del mondo e della storia, le periferie del lavoro e della famiglia, della cultura e dell’economia, che hanno bisogno di essere guarite. E se accoglie, con lo spirito del Risorto, le periferie abitate dai ragazzi e dalle loro famiglie, allora il regno di Dio inizia ad essere presente e un’altra storia diventa possibile.

Il salesiano è un educatore che abbraccia le fragilità dei ragazzi che vivono nell’emarginazione e senza futuro, si china sulle loro ferite e le cura come un buon samaritano… Il salesiano è, infine, portatore della gioia, quella che nasce dalla notizia che Gesù Cristo è risorto ed è inclusiva di ogni condizione umana. Dio infatti non esclude nessuno. Per amarci non ci chiede di essere bravi. E né ci chiede il permesso di amarci. Ci ama e ci perdona”.

Ed infine l’invito a portare la ‘buona notizia’: “Ai ragazzi si deve portare questa notizia bella, una notizia vera contro tutte le notizie che passano ogni giorno sui giornali e la rete. Cristo è veramente risorto, e a dimostrarlo sono stati don Bosco e madre Mazzarello, tutti i santi e i beati della Famiglia Salesiana, come anche tutti i membri che ogni giorno trasfigurano la vita di chi li incontra perché si sono lasciati loro per primi raggiungere dalla misericordia di Dio.

Il salesiano diventa così testimone del Vangelo, la Buona Notizia che nella sua semplicità deve confrontarsi con la cultura complessa di ogni Paese. Mettere insieme semplicità e complessità, per un figlio di don Bosco, è una missione quotidiana”.

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