La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: speranza nel mondo

Al termine dell’udienza generale del mercoledì papa Francesco ha ricordato l’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sottolineando che l’ecumenismo non è un ‘optional’: “Venerdì prossimo, con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, inizia la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sul tema: ‘Cercate di essere veramente giusti’. Anche quest’anno siamo chiamati a pregare, affinché tutti i cristiani tornino ad essere un’unica famiglia, coerenti con la volontà divina che vuole ‘che tutti siano una sola cosa’. L’ecumenismo non è una cosa opzionale”.

Il versetto del Deuteronomio fa da filo conduttore alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra dal 18 al 25 gennaio, con l’apertura di papa Francesco celebrando i vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura. La data per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926).

Quest’anno la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia, che conta una popolazione di 265.000.000 persone, di cui l’86% si professa musulmano, l’Indonesia conta la più ampia maggioranza musulmana rispetto ad ogni altro paese. Vi è, però, un 10% di indonesiani costituito da cristiani di varie tradizioni. Sia per popolazione che per vastità del territorio, l’Indonesia è la nazione più estesa del Sud-Est asiatico.

Conta più di 17.000 isole, 1.340 differenti gruppi etnici e oltre 740 idiomi locali, e tuttavia è unita da una lingua nazionale, l’indonesiano bahasa. La corruzione si manifesta in varie forme; colpisce la politica e il mondo degli affari, spesso con conseguenze devastanti per l’ambiente; mina la giustizia e l’applicazione della legge.

Troppo spesso coloro che devono promuovere la giustizia e proteggere i deboli, agiscono in modo contrario; di conseguenza, si allarga il divario tra ricchi e poveri, e così un paese ricco di risorse soffre lo scandalo di avere molta popolazione che vive in povertà. In tale contesto le comunità cristiane diventano consapevoli della loro unità quando convergono in una comune attenzione e una comune risposta ad una realtà di ingiustizia:

“Nel contempo, a fronte di queste ingiustizie siamo obbligati, come cristiani, ad esaminare i modi in cui possiamo essere stati coinvolti in queste forme di ingiustizia. Solo ascoltando la preghiera di Gesù ‘che tutti siano una cosa sola’ possiamo testimoniare di vivere l’unità nella diversità.

E’ attraverso la nostra unità in Cristo che saremo in grado di combattere l’ingiustizia e di offrire quanto necessario alle sue vittime. Mossi da tale preoccupazione, i cristiani in Indonesia hanno trovato che le parole del Deuteronomio ‘Cercate di essere veramente giusti’ parlassero in modo vigoroso della loro situazione e delle loro necessità”.

I cristiani indonesiani cercano di riscoprire quello stesso spirito di feste condivise tra le comunità, che c’era in passato: “Al termine di questo capitolo può sembrare strana l’inclusione di due versetti sulla nomina dei giudici, ma nel contesto indonesiano il legame tra le festività di tutti e la giustizia appare vitale.

Quale popolo dell’Alleanza stabilita in Gesù, sappiamo che le delizie del banchetto celeste saranno date a quelli che hanno fame e sete di giustizia e che sono perseguitati perché Dio ‘ha preparato in cielo una grande ricompensa’. La Chiesa di Cristo è chiamata ad essere primizia di questo regno.

Tuttavia, se rimaniamo nella nostra disunione, presto falliremo e non riusciremo ad essere segno dell’amore di Dio per il suo popolo. Così come l’ingiustizia ha fomentato la divisione che ha deteriorato la società indonesiana, ha anche alimentato le divisioni nella Chiesa. Ci pentiamo dell’ingiustizia che causa divisioni, e come cristiani crediamo anche nella potenza di Cristo che perdona e guarisce.

E così, ci troviamo uniti sotto la croce di Cristo, invocando sia la sua grazia per combattere l’ingiustizia, che la sua misericordia per i peccati che hanno causato la nostra divisione”.

Le Chiese indonesiane sottolineano la validità di questa Settimana per sviluppare una concreta azione di speranza nel mondo: “Giorno dopo giorno, anno dopo anno, e soprattutto durante la Settimana di preghiera per l’unità, i cristiani si riuniscono per pregare insieme, per professare la loro comune fede battesimale, per ascoltare la voce di Dio nelle Scritture e per pregare insieme per l’unità del Corpo di Cristo.

Nel far questo, essi riconoscono che la Santa Trinità è la sorgente di ogni unità e che Gesù è la Luce del mondo che ha promesso la luce della vita a coloro che lo seguono. Le molte ingiustizie nel mondo spesso li rattristano e li indignano, ma essi non perdono la speranza, anzi sono spinti ad agire. Dal momento che il Signore è la loro luce, la loro salvezza e la loro roccia nella vita, essi non temono alcun male”.

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