Nunzio Sulprizio: un santo per i giovani

Sarà proclamato santo il prossimo 14 ottobre Nunzio Sulprizio, il diciannovenne laico italiano che era stato beatificato da Paolo VI il 1° dicembre 1963 e che ora sarà iscritto nell’albo dei santi insieme al pontefice lombardo, a mons. Romero, a don Francesco Spinelli e don Vincenzo Romano, ed a due religiose: la tedesca Maria Caterina Kasper e la spagnola missionaria in Bolivia, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù.

Nunzio Sulprizio fu beatificato da Papa Montini domenica 1° dicembre 1963: “Questo Nostro augurio Ci obbliga ad accennare agli aspetti caratteristici della vita che la beatificazione, oggi decretata, offre al culto e alla imitazione della Chiesa. E, come si sa, tali aspetti sono principalmente due; quello offerto dalla corta durata della vita del Beato Nunzio Sulprizio, e quello che sembra delineato dal fatto che egli fu, per alcuni tristi e duri anni della sua adolescenza, operaio, un povero e semplice apprendista in una squallida officina di fabbro ferraio.

Giovane ed operaio, ecco il binomio che sembra definire il nuovo Beato; ed è binomio di tale splendore e di tale importanza, che basta per riempire d’interesse la breve e scolorita biografia di lui”.

Durante l’omelia papa Paolo VI aveva sottolineato due caratteristiche del ‘nuovo’ santo, l’essere giovane ed operaio: “Può un giovane essere Santo? Può un operaio essere Santo? Anzi più interessante ancora sarà, se riusciremo a scoprire che questo caro nostro eletto non solo fu degno di beatificazione quantunque giovane e quantunque operaio, ma proprio perché giovane e perché operaio.

Qui bisogna, una volta ancora, ricordare quali siano oggi le nostre condizioni di spirito, quando presumiamo (e Dio voglia che sia abituale a noi questa non riprovevole presunzione!) conoscere, cioè misurare, quei tipi umani singolari, anzi eccezionali, che chiamiamo Beati o Santi. Se bene osserviamo, quando studiamo con l’interesse della psicologia moderna la loro vita, noi inconsciamente studiamo la nostra”.

Ed invitava a studiare le vite dei santi: “Ed ecco allora perché noi oggi siamo tanto proclivi a dare all’eletto un nome che a noi lo avvicini e dagli altri santi lo distingua; una qualifica che lo faccia entrare nelle nostre categorie sociali o psicologiche, ed insieme lo separi da altre forme della vita umana.

Vogliamo trovare nei Santi dei colleghi, diciamo così, qualificati; una santità astratta e generica oggi meno ci attrae; la vogliamo definire con termini concreti, nostri, e inconfondibili. Perciò è sembrato facile e felice ai biografi di Nunzio Sulprizio chiamarlo giovane e chiamarlo operaio. Questa nomenclatura gli assicura due strette parentele con la vita del nostro tempo, nella quale il giovane ed il lavoratore occupano posizioni rappresentative ed operative di prima importanza”.

Eppoi aveva chiesto ai giovani di ‘seguire’ Nunzio Sulprizio: “Nunzio Sulprizio dirà a voi, giovani, come la vostra età è stata da lui illuminata e santificata; egli è una gloria vostra. Egli vi dirà come la gioventù non deve essere considerata l’età delle libere passioni, delle inevitabili cadute, delle crisi invincibili, dei pessimismi decadenti, degli egoismi dannosi; egli vi dirà piuttosto come l’essere giovani è una grazia, è una fortuna.

San Filippo ripeteva: Beati voi, giovani, che avete tempo di far bene… Egli vi dirà che nessuna età come la vostra, giovani, è idonea ai grandi ideali, ai generosi eroismi, alle coerenti esigenze di pensiero e di azione. Egli v’insegnerà come voi, giovani, potete rigenerare in voi stessi il mondo in cui la Provvidenza vi ha chiamato a vivere, e come tocca a voi, per primi, consacrarvi alla salvezza d’una società che ha appunto bisogno di animi forti e impavidi.

V’insegnerà la suprema parola di Cristo, essere il sacrificio, la croce, la salvezza nostra e del mondo. I giovani comprendono questa suprema vocazione”.

Eppoi, rivolgendosi agli operai, aveva sottolineato l’attualità del suo messaggio di vita: “Dice il messaggio di Nunzio Sulprizio beatificato, innanzi tutto, come la Chiesa pensi a voi, come abbia di voi stima e fiducia, come veda nella vostra condizione la dignità dell’uomo e del cristiano, come il peso stesso della vostra fatica sia titolo per la vostra promozione sociale, e per la vostra grandezza morale.

Dice ancora il messaggio di Nunzio Sulprizio come il lavoro abbia sofferto, e come tuttora abbia bisogno di protezione, di assistenza e di aiuto per essere libero ed umano, e per consentire alla vita la sua legittima espansione. Vi dirà ancora come il lavoro non possa separarsi da quel suo grande complemento, che è la religione;

la religione che dà la luce, cioè le ragioni supreme della vita e che determina perciò la scala dei veri valori della vita stessa; è la religione che dà il respiro, cioè l’interiorità, la purificazione, la nobiltà, il conforto alla fatica fisica e all’attività professionale; è la religione, che umanizza la tecnica, l’economia, la socialità; è la religione, che fa grandi e buoni e giusti e liberi e santi gli uomini laboriosi”.

La terza allocuzione di papa Paolo VI riguardava la preghiera ed il suo rapporto con Gesù: “E allora Nunzio Sulprizio vi dirà come sia ingiusto privare la vita del lavoratore della sua superiore nutrizione ed espressione spirituale, ch’è la preghiera; vi dirà come nulla sia più nocivo per il vostro spirito, per la vostra vita familiare e sociale che ignorare Cristo, nulla di più indebito e pericoloso e fatale che dichiararsi a Lui, il grande Amico, indifferenti o ostili; e come nessuno infine sia chiamato ad essergli vicino, ad accogliere il suo Vangelo e a godere della sua salvezza più di un lavoratore dal cuore forte e onesto”.

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