Le Chiese di fronte alla xenofobia ed al razzismo per un ‘villaggio globale’

Nei giorni scorsi le Chiese hanno rinnovato il proprio impegno contro ogni forma di discriminazione durante la ‘Conferenza internazionale Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto della migrazione globale’, organizzata a Roma dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dal Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC), in collaborazione con il Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani.

Come ha sottolineato il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero vaticano, l’incontro (a cui hanno preso parte leader religiosi, rappresentanti della società civile e di organismi intergovernativi) ha inteso indagare “non tanto il fenomeno migratorio in quanto tale, le cause che ne sono alla radice o le diverse maniere in cui questa realtà viene vissuta e gestita, ma piuttosto il modo con cui le diverse società che entrano in contatto con le persone migranti si relazionano a questi ultimi”.

In altre parole, ci si è interrogati “su come le società di accoglienza si interfacciano con i nuovi arrivati, sullo sguardo che portano sullo straniero, sull’altro, sul diverso da sé per tanti aspetti, e sui sentimenti e i conseguenti comportamenti che emergono nei confronti dello stesso”.

Se, infatti, per definire il mondo contemporaneo si sente spesso usare l’espressione ‘villaggio globale’, è vero che “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”, ha concluso il card. Turkson, citando la Lettera enciclica ‘Caritas in Veritate’ di papa Benedetto XVI.

Durante il dibattito la sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha posto l’attenzione sulle sfide a cui le Chiese e le comunità sono chiamate relativamente alle migrazioni internazionali, come ha sottolineato padre Fabio Baggio, sotto-segretario del dicastero – sezione ‘migranti e rifugiati’, per cui la Santa Sede punta “a misure efficaci che costituiscano una risposta integrale alle sfide migratorie globali.

In accordo con gli insegnamenti di papa Francesco, i punti sono raggruppati nei quattro verbi accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Si tratta di versi attivi, che richiamano all’azione. Partendo da ciò che è al momento possibile, il loro scopo principale è la costruzione di una casa comune inclusiva e sostenibile per tutti”.

Per rispondere a tali sfide, mons. Bruno-Marie Duffé, segretario del dicastero, ha esortato le Chiese presenti a “guardare insieme alla nostra storia cristiana, che nelle sue radici porta il valore della carità e dell’accoglienza verso tutti, soprattutto verso coloro che si trovano nel bisogno, percorrendo un comune cammino di riflessione e dialogo”.

Nel messaggio finale della conferenza i partecipanti, prima di essere ricevuti in udienza da papa Francesco, hanno auspicato che le Chiese continuino ‘a essere luoghi di memoria, speranza e amore’, per contrastare le strategie dei nazionalismi populisti che mirano, invece, a far crescere paura ed esclusione.

Quindi papa Francesco nel saluto di benvenuto ha ricordato la gravità di ‘certi fenomeni’ che si stanno sviluppando: “Viviamo tempi in cui sembrano riprendere vita e diffondersi sentimenti che a molti parevano superati. Sentimenti di sospetto, di timore, di disprezzo e perfino di odio nei confronti di individui o gruppi giudicati diversi in ragione della loro appartenenza etnica, nazionale o religiosa e, in quanto tali, ritenuti non abbastanza degni di partecipare pienamente alla vita della società.

Questi sentimenti, poi, troppo spesso ispirano veri e propri atti di intolleranza, discriminazione o esclusione, che ledono gravemente la dignità delle persone coinvolte e i loro diritti fondamentali, incluso lo stesso diritto alla vita e all’integrità fisica e morale. Purtroppo accade pure che nel mondo della politica si ceda alla tentazione di strumentalizzare le paure o le oggettive difficoltà di alcuni gruppi e di servirsi di promesse illusorie per miopi interessi elettorali. La gravità di questi fenomeni non può lasciarci indifferenti.

Siamo tutti chiamati, nei nostri rispettivi ruoli, a coltivare e promuovere il rispetto della dignità intrinseca di ogni persona umana, a cominciare dalla famiglia, luogo in cui si imparano fin dalla tenerissima età i valori della condivisione, dell’accoglienza, della fratellanza e della solidarietà, ma anche nei vari contesti sociali in cui operiamo”.

Dopo le analisi il papa ha invitato i leader religiosi ad una ‘missione educativa’: “Di fronte al dilagare di nuove forme di xenofobia e di razzismo, anche i leader di tutte le religioni hanno un’importante missione: quella di diffondere tra i loro fedeli i principi e i valori etici inscritti da Dio nel cuore dell’uomo, noti come la legge morale naturale.

Si tratta di compiere e ispirare gesti che contribuiscano a costruire società fondate sul principio della sacralità della vita umana e sul rispetto della dignità di ogni persona, sulla carità, sulla fratellanza – che va ben oltre la tolleranza – e sulla solidarietà. In particolare, possano le Chiese cristiane farsi testimoni umili e operose dell’amore di Cristo. Per i cristiani, infatti, le responsabilità morali sopra menzionate assumono un significato ancora più profondo alla luce della fede”.

Ed ha concluso l’udienza ricordando il legame delle religioni con Dio che permette ad ogni uomo la stessa dignità secondo la lettera di san Paolo ai Galati: “In questa prospettiva, l’altro è non solo un essere da rispettare in virtù della sua intrinseca dignità, ma soprattutto un fratello o una sorella da amare. In Cristo, la tolleranza si trasforma in amore fraterno, in tenerezza e solidarietà operativa.

Ciò vale soprattutto nei confronti dei più piccoli dei nostri fratelli, fra i quali possiamo riconoscere il forestiero, lo straniero, con cui Gesù stesso si è identificato… E quando Gesù diceva ai Dodici: ‘Non così dovrà essere tra voi’, non si riferiva solamente al dominio dei capi delle nazioni per quanto riguarda il potere politico, ma a tutto l’essere cristiano. Essere cristiani, infatti, è una chiamata ad andare controcorrente, a riconoscere, accogliere e servire Cristo stesso scartato nei fratelli”.

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