Diocesi di San Marino: mons. Turazzi invita i giovani a camminare nella Chiesa

In questo mese la diocesi di San Marino e Montefeltro ha celebrato la festa del santo patrono con una particolare attenzione ai giovani che si apprestano ad essere il centro dell’imminente Sinodo dei vescovi, come ha sottolineato mons. Andrea Turazzi nell’incontro con i giovani alla vigilia della festa:

“Il Papa usa spesso una parola, che sentite sicuramente dire anche dai vostri parroci, antichissima e dal significato molto semplice: la parola sinodalità, cioè l’arte di camminare insieme (dal greco syn odos: fare cammino insieme): parrocchie e associazioni, laici e consacrati, adulti e giovani, tutti insieme!

Per camminare insieme occorre un minimo di disponibilità, poi l’amicizia e l’amore crescono cammin facendo. Se ci si tira fuori dal cammino non si farà mai amicizia vera. Perché camminare tutti insieme? Insieme, perché si è più incisivi sulla realtà”.

Poi ha presentato il nuovo anno pastorale: “L’anno scorso, come diocesi, ci siamo dati questo programma: ‘Tra la gente con la gioia del Vangelo’. Siamo un popolo che vuole essere come sale che dà sapore e come luce che illumina tutti quelli che sono nella casa, così ci dice il Vangelo.

‘Tra la gente’, perché sappiamo di essere un popolo non arroccato sulla cittadella, a fare le nostre cose (cattoliche), ma proprio perché siamo cattolici, siamo contenti di immergerci nella realtà, nello sport, nella scuola, negli ambienti di lavoro (durante la Visita Pastorale alla parrocchia di Borgo il parroco mi ha portato una mattina intera al mercato, tra la gente).

Sì, vogliamo ‘metterci dentro’. Stare tra la gente ‘con la gioia del Vangelo’. Non sempre si è allegri: a volte occorre anche un po’ di ‘divina commedia’, cioè far venir fuori la gioia che sta in fondo al cuore anche quando qualche nube ci rende tristi”.

Ed ha diviso l’anno pastorale in ‘tre arcate’: “Nella prima ‘arcata’ (da settembre a Natale) proveremo a rispondere a questa domanda: che cosa è successo veramente ‘alle prime luci dell’alba’, in quel primo giorno della settimana? Alludo alla Pasqua, alla risurrezione di Gesù, il big bang della fede cristiana.

In quei primi istanti l’evento della risurrezione ha messo in moto poche persone, ma una quantità smisurata di energia. I primi testimoni hanno capito che era successo qualcosa di incredibile: Gesù è risorto! La comunità cristiana degli inizi non raccontava altro”.

La seconda ‘arcata’ (da Natale a Pasqua) sarà una meditazione sulla salvezza: “Qui sarà molto interessante comprendere come la vita presente, pervasa dalla potenza della risurrezione di Gesù, possa trasformarsi. A volte si è in crisi, giù di morale per qualche fallimento: si può risorgere! Gesù ci dà l’energia, ci libera dai nostri condizionamenti e ci libera dalle nostre paure.

Ma la risurrezione è una bella notizia anche per il nostro futuro. Parlare così a voi giovani sembra impertinente; ma, guardando al futuro, si pensa alla vecchiaia e poi alla morte: come sarà? Gesù Risorto ci comunica una eternità infinita di vita, di amore, di luce. La Chiesa non può tacere questa notizia, si svuoterebbe il messaggio cristiano”.

La terza ‘arcata’ (da Pasqua all’estate) si concentra sull’incontro con Gesù Risorto: “Sarà bello rivivere alla luce dei Vangeli le esperienze di incontro col Risorto degli apostoli e dei primi discepoli: Maria di Magdala e le donne; Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro; gli apostoli, prima chiusi nel Cenacolo e poi fuggiaschi sulle rive del lago, che diventeranno grandi missionari; i discepoli di Emmaus che corrono a Gerusalemme per raccontare l’incontro; il persecutore Paolo che incontrerà Gesù sulla via di Damasco…

Pensiamo, soprattutto, al primo sacramento: la risurrezione di Gesù sfocia nelle acque del Battesimo. Nel Battesimo la potenza della risurrezione di Gesù ci avvolge, ci pervade e ci fa nuovi”.

E nella solennità del santo patrono il vescovo ha delineato le ‘qualità’: “San Marino, uomo di preghiera, ha saputo stare di fronte alla Sapienza; per lui la Sapienza era una persona, Gesù Cristo, e il suo Vangelo. Come Mosè sul monte fu tutto illuminato da quell’incontro e ne emanava il chiarore, così san Marino continua ad irradiare la grande luce del Vangelo: Dio è Padre, ci ama immensamente, ogni uomo mi è fratello!

Dalla tradizione sappiamo che Marino tradusse questa contemplazione in progetti di convivenza sociale concreti, intelligenti e saggi, fondamenti di quella che sarà la nostra amata Repubblica: fraternità, libertà, ospitalità. I padri hanno visto in lui anche le ‘ragioni del cuore’ realizzate: l’amicizia sociale, la ricerca del bene comune, la preziosità del sacrificio, la benevolenza”.

Nel discorso alla città al termine della processione mons. Turazzi ha affrontato il tema dell’invidia: “L’invidioso soffre terribilmente quando sente parlar bene del proprio ‘concorrente’. Altre volte l’invidia prende la forma di una strana contentezza: soddisfazione di vedere il prossimo in difficoltà. L’invidia, se non viene ridimensionata per tempo, può diventare sorgente di decisioni cattive.

Spesso è sorgente di critica, di una irrefrenabile voglia di screditare l’altro (pensando di ricavarne vantaggio o per lo meno di consolarsi per la propria insufficienza). Oggi ci sono mezzi di comunicazione che possono diventare feroci tanto sono incontrollabili.

Molto simile all’invidia è la gelosia. Si differenzia in questo: l’invidia è il disagio di fronte al bene altrui, la gelosia è l’eccessiva preoccupazione per il proprio”.

Ed ha proposto alcune cure per sconfiggere nel cuore queste malattie: “E’ un lavoro personale, ma anche un lavoro da fare insieme: convincersi che formiamo insieme un solo corpo e siamo membra gli uni degli altri. Ognuno ha doni, talenti e pensieri utili per il bene comune.

Se un membro del corpo ‘fa bene’, ha buoni pensieri, è un vantaggio per tutti e per la causa che ci vede tutti schierati. In qualche modo posso dire che il bene altrui è ‘mio’: l’altro, infatti, è parte di me!.. Come san Marino, meditiamo sulla sapienza, la sapienza del cuore, ragioniamo con l’intelligenza, consideriamo con il cuore: apriamoci alla sapienza”.

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