Woytjla dà il titolo della prossima edizione del meeting: Nacque il tuo nome da ciò che fissavi

Per la 40^ edizione del meeting dell’Amicizia tra i popoli è stata scelta una frase di san Giovanni Paolo II: ‘Nacque il tuo nome da ciò che fissavi, come ha spiegato la presidente della fondazione, Emilia Guarnieri: “E’ un verso di una poesia di Karol Wojtyla. E quindi nel 2019 avremo un titolo in piena continuità con i contenuti di quest’anno. Se nel 2018 abbiamo messo al centro la persona, l’uomo che cerca la felicità e fa esperienza di essa, l’anno prossimo andremo ulteriormente al fondo per scoprire da dove può nascere il volto, la fisionomia della persona”.

Ma cosa è stata l’edizione di quest’anno? In sala stampa lo ha spiegato di un intellettuale europeo, uno degli esponenti di punta dell’architettura contemporanea, Alberto Campo Baeza: “Cosa ho visto a Rimini? Visitando la mostra su papa Francesco ho pianto di commozione tutto il tempo, e poi mi è successo lo stesso con quelle dedicate a Brunelleschi e a Giobbe”.

Poi Emilia Guarnieri ha citato le parole della la giovane scrittrice argentina Veronica Cantero Burroni: “Essere felici è essere abbracciati”. Il Meeting nel 2018 fin dalla scelta del titolo ha scommesso sull’unico fattore che muove davvero la storia in modo positivo e duraturo, la persona, come ha riassunto la presidente della Fondazione:

“Attenzione, non contrapponendo la felicità individuale a un mondo cattivo e ostile, ma evidenziando una quantità impressionante di esperienze di realizzazione umana e costruzione sociale, nelle favelas di Salvador de Bahia come nella ricerca sulle cure palliative, nel pensare l’innovazione al di là della sola tecnologia o nel raccontare con occhi nuovi L’infinito di Leopardi”.

E Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha aggiunto: “Non c’è formula o algoritmo che tenga, per contrastare il declino occorre puntare sulla persona, dare spazio al racconto di chi diventa imprenditore di se stesso anche nella ricerca del lavoro, favorire il dialogo tra persone di diversa religione, cultura, orientamento politico, come avvenuto con l’Intergruppo per la Sussidiarietà.

Otto giorni di Meeting dimostrano che tutto questo è pratica vissuta e contributo reale alla vita del Paese, non utopia. Non a caso l’edizione di quest’anno ha rappresentato il segnale della ripartenza dopo la tragedia di Genova, attraverso la presenza del presidente Toti, del sindaco Bucci, dei parlamentari, ma anche il momento di una riflessione organica su quanto accaduto, con le voci del Porto di Genova, dei terminalisti, di RFI e con i convegni sulle grandi opere e il rapporto fra infrastrutture e mobilità”.

Quanto alle cifre, la XXXIX edizione mostra che il Meeting, nella sua formula rinnovata che ha scommesso su aree e spazi tematici, si consolida anche nei numeri. Foltissime la presenze (ne fa fede il numero di scontrini della ristorazione, superiore del 5% rispetto al 2017), il fundraising che tocca un nuovo record con € 120.000 di raccolta (€ 100.000 l’anno scorso), e naturalmente i 234 incontri (quasi raddoppiati i 118 dell’anno scorso) con 528 relatori (327 nella scorsa edizione), le 14 esposizioni, i 18 spettacoli, le 32 manifestazioni sportive e 2.927 volontari.

Quanto al capitolo costi, il Meeting 2018, che percepisce scarsissimi contributi pubblici, ha un budget di € 5.972.000, le entrate principali sono stati i servizi di comunicazione per le aziende (€ 3.550.000) e gli introiti dalla ristorazione (€ 1.104.000).

Quindi anche l’ultima giornata ha offerto ancora alcuni interessanti incontri come quello sulle ‘fake news’, introdotto da Alessandro Banfi, direttore Mediaset: “Il meeting riesce sempre a cogliere l’attualità dei temi più dibattuti oggi” e dibattuto da Lucio Brunelli, direttore giornalistico di Tv2000 e InBlu Radio; Bruno Mastroianni, giornalista, scrittore e social media manager; Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it; Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

A iniziare il dibattito è stato Brunelli, che nelle sue analisi sulle fake news ha esemplificato la causa in cui si annidano l’inattendibilità, ma anche il fascino, di questo genere di informazioni sempre più dilaganti nel web e in tutti gli organismi della comunicazione: “Le notizie false sono il diavolo, si nascondono sempre nei dettagli. L’efficacia delle fake news è dovuta in primo luogo alla natura mimetica, cioè alla capacità di apparire più plausibili”.

Piccinini ha invece affermato che a suo parere le fake news non esistono: ”In questo XXI secolo è solo cambiata la filiera di chi controlla le informazioni”, perché dopo la crisi del 2008, con l’avvento dell’IPhone e di Facebook, è mutato il punto di distribuzione delle notizie e, di conseguenza, il luogo dove si gestisce l’informazione pubblica; i veri mezzi di informazione diventano le piattaforme e non le testate:

“Per comprendere bene il fenomeno occorre osservarlo non con gli occhiali del XX secolo… Si tratta di un cambiamento tale che neanche nella rivoluzione industriale ci fu, e comunque è molto più veloce di allora”. Quindi ha invitato a scegliere cosa fare: “Si può continuare a rimanere fuori da questo paradigma o provare a cavalcare la tigre”.

Infine ha preso la parola Tarquino: “Ci sono centri di propaganda che stanno utilizzando la deformazione delle notizie; questi sono facilitati da una velocità e una pervasività notevole nella circolazione… Dipende da noi come vivere questo fenomeno, siamo noi che scegliamo le nostre fonti di informazione. Se non usiamo discernimento, si creerà una realtà parallela alla realtà vera”.

L’ultimo incontro del Meeting è stato il dialogo tra Davide Benini, fondatore di ‘Solidarietà Intrapresa’ e Franco Nembrini, fondatore de ‘La Traccia’. Davide Benini si prende cura di duecento disabili, 83 dei quali vivono in un plesso abitativo insieme a lui:

“Ogni volta resto meravigliato pensando che questa azienda è diventata famosa grazie a gente disabile. All’inizio ero pronto a fare qualsiasi lavoro, poi ho trovato un’attività che mi ha corrisposto completamente, anche grazie all’incontro con una realtà che mi ha stimolato ed educato”.

Educazione che è alla base della vita di Franco Nembrini: “Speriamo che questa opportunità educativa la colga la scuola. Quanti ragazzi non trovano adulti che li guardino e parlino loro? L’innovazione è per l’adulto un gesto semplice: parlare, accettare la sfida e parlare, è il compito di noi adulti”.

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