Madeleine Delbrêl, venerabile

La Chiesa riconosce le virtù eroiche della Serva di Dio Anna-Maria Maddalena Delbrêl; nata a Mussidan (Francia) il 24 ottobre 1904 e morta a Ivry-sur-Seine (Francia) il 13 ottobre 1964.

Considerata una delle figure più rappresentative del rinnovamento post-conciliare, Madeleine Delbrêl, «una donna – disse il teologo francese J. Loew – preparata da Dio per trent’anni a farci vivere il post-concilio», svolse la sua attività alcuni decenni prima del Concilio Vaticano II, prima ancora cioè che venisse avviato quel rinnovamento ecclesiale destinato a coinvolgere tutta la Chiesa, e che richiamava i laici a vivere una maggiore responsabilità nella Chiesa e nel mondo.

Madeleine, figlia di un funzionario delle ferrovie francesi, ancora ventenne, abbandona l’ateismo e inizia un cammino di conversione; «Scelsi – scrive la Delbrêl – quel che mi sembrava tradurre meglio il mio cambiamento di prospettiva: decisi di pregare! […] Leggendo e riflettendo, ho trovato Dio; ma pregando “ho creduto” che Dio mi trovasse».
Completamente abbagliata dalla luce della fede, Madeleine deve, tuttavia, abbandonare il desiderio iniziale di entrare in un monastero di carmelitane, per una serie di problemi relativi alla salute dei genitori. Ella, però, intuisce (e questo non come ripiego al precedente desiderio) l’importanza di una “nuova” vocazione che bisognava riscoprire e vivere interamente nel mondo.

La giovane Delbrêl iniziò, dunque, a vivere “nel mondo”, sperimentando quotidianamente l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo; svolse la sua attività missionaria in vari ambiti: dal movimento scout al gruppo Carità, al lavoro di assistente sociale, fino a formare (a Ivry, un sobborgo parigino) una comunità femminile impegnata all’assistenza dei poveri e regolata dai consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza. L’abitazione di via Raspail – luogo dove si stabilisce la comunità – diventa un punto di riferimento importante per tanta gente povera. Madeleine cerca di provvedere meglio che può alle esigenze di tutti; non vuole trascurare nessuno di quei fratelli che il Signore le ha affidato, e a tutti desidera assicurare quella tenerezza che contraddistingue ogni suo intervento. «Senza saperlo, però, Madeleine – afferma il teologo carmelitano Antonio Maria Sicari – non sta soltanto offrendo alla Chiesa un fedele in più che prende sul serio la vocazione alla santità: sta descrivendo un “nuovo tipo di cristiano” tutto appartenente a Gesù e tutto innestato nel mondo».

Le intuizioni iniziali di Madeleine, quelle cioè di “vivere gomito a gomito” con la gente, di “seguire Cristo in strada” sono diventate in breve tempo una realtà concreta, una vera e propria azione missionaria aperta al mondo; «Noialtri – scriveva –, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità».
Madeleine percorrerà questa “strada” fino all’età di sessant’anni, offrendo a Dio, instancabilmente, ogni attimo della sua esistenza. La sua unica preoccupazione riguarderà l’adempimento di un compito o – come lei stessa affermava – il “sogno” di essere «nella chiesa come il filo di un vestito. Il filo tiene assieme i pezzi e nessuno li vede se non il sarto che ce l’ha messo. Se il filo si vede, allora il vestito e riuscito male».

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