Il papa ai giovani: siate connessi con Cristo

Nel pomeriggio il papa ha incontrato i giovani nel santuario di Maipù, appena fuori Santiago, dove si venera la Vergine del Carmelo, patrona del Cile. Dichiarato Monumento Nazionale, è situato nel luogo in cui avvenne la battaglia di Maipú tra patrioti e realisti. La devozione mariana arrivò in Cile con i primi conquistatori spagnoli nel XVI secolo. Nell’anno 1785 don Martín di Lecuna incarica ad uno scultore di Quito, in Ecuador, una statua della Vergine del Carmen.

Il primo Santuario di Maipù fu benedetto il 5 aprile 1892. Il terremoto del 1906 e la scossa del 1927 resero necessario ricostruire il tempio perché la struttura rimase molto danneggiata. L’8 dicembre 1942, il Congresso Mariano che si celebrò a Santiago prese come unico accordo la promessa di trasformare il modesto tempio di Maipú in un grandioso Santuario della Patria. La sua costruzione cominciò nel 1944 e si concluse nel 1974.

Il papa, dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni giovani, ha ricordato che a Maipù è stata fondata la storia del Cile: “In questa terra dove, con un abbraccio di fraternità, è stata  fondata la storia del Cile; in questo Santuario che sorge all’incrocio delle strade tra il Nord e il Sud, che unisce la neve e l’oceano, e fa che il cielo e la terra abbiano una casa”.

Però il Santuario è anche la casa per i giovani: “Una casa per il Cile, una casa per voi, cari giovani, dove la Vergine del Carmelo vi aspetta e vi accoglie con il cuore aperto. Come accompagnò la nascita di questa nazione  e accompagnò tanti cileni nel corso di questi 200 anni, vuole continuare ad accompagnare quei sogni che Dio pone nel vostro cuore: sogni di libertà, sogni di gioia, sogni di un futuro migliore”.

Quindi li ha esortati a farsi scuotere dalla fede, ricordando alcuni incontri con loro da vescovo: “Nel mio ministero episcopale, ho potuto scoprire che ci sono molte, ma molte buone idee nei cuori e nelle menti dei giovani. Sono inquieti, cercatori, idealisti. Il problema è di noi adulti che, molte volte, con la faccia di sapientoni, diciamo: ‘Pensa così perché è giovane, presto maturerà’. Sembrerebbe  che maturare sia accettare l’ingiustizia, credere che non possiamo fare nulla, che tutto è sempre stato così”.

Ed ecco il motivo della convocazione di un Sinodo con i giovani: “E tenendo  conto di tutta la realtà dei giovani, ho voluto realizzare quest’anno il Sinodo e, prima del  Sinodo,  l’Incontro dei giovani perché si sentano e siano protagonisti nel cuore della Chiesa; per aiutarci a  far sì che la Chiesa abbia un volto giovane, non certo perché si fa un trattamento con creme rigeneranti, ma perché dal profondo del cuore si lascia interpellare, si lascia interrogare dai suoi figli per poter essere ogni giorno più fedele al Vangelo.

Quanto ha bisogno la Chiesa cilena di voi, per ‘scuoterci’ ed aiutarci ad essere più vicini a Gesù! Le vostre domande, il vostro voler sapere, il  vostro voler essere generosi esigono da noi che siamo più vicini a Gesù. Tutti siamo chiamati ad essere vicini a Gesù”. E raccontando un aneddoto ha esortato i giovani a rimanere connessi con Gesù:

“Senza connessione, senza la connessione con Gesù, finiamo per annegare le nostre idee, i  nostri sogni, la nostra fede e ci riempiamo di malumore. Da protagonisti, quali siamo e vogliamo  essere, possiamo arrivare a pensare che è lo stesso fare qualcosa o non farlo. Rimaniamo disconnessi da ciò che sta accadendo nel ‘mondo’.

Cominciamo a sentire che restiamo ‘fuori dal mondo’, come mi diceva quel ragazzo. Mi preoccupa quando, perdendo il ‘segnale’, molti pensano  di non avere niente da dare e rimangono come persi”.

Li ha invitati a percorrere la strada di sant’Alberto Hurtado: “Hurtado aveva una regola d’oro, una regola per accendere il suo cuore con quel fuoco capace di mantenere viva la gioia. Perché Gesù è quel fuoco che infiamma chi gli si avvicina. La password di Hurtado era molto semplice, se volete mi piacerebbe che la appuntaste sui vostri cellulari.

Lui si domanda: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. A scuola, all’università, per strada, a casa, con gli  amici, al lavoro; davanti a quelli che fanno i bulli: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. Quando andate a ballare, quando fate sport o andate allo stadio: ‘Cosa farebbe Cristo al  mio posto?’. E’ la password, la carica per accendere il nostro cuore, accendere la fede e la scintilla nei nostri occhi.

Questo è essere protagonisti della storia. Occhi scintillanti perché abbiamo scoperto che Gesù è fonte di vita e di gioia. Protagonisti della storia, perché vogliamo contagiare  quella scintilla in tanti cuori spenti, opachi, che hanno dimenticato cosa significa sperare; in tanti che sono apatici e aspettano che qualcuno li inviti e li provochi con qualcosa che valga la pena. Essere protagonisti è fare ciò che ha fatto Gesù”.

Ed ha invitato ad essere nel mondo: “Andate con l’unica promessa che abbiamo: in mezzo al deserto, alla strada, all’avventura, ci sarà sempre la ‘connessione’, esisterà un ‘caricabatterie’. Non saremo soli. Sempre godremo della compagnia di  Gesù, di sua Madre e di una comunità. Certamente una comunità che non è perfetta, ma ciò non  significa che non abbia molto da amare e da offrire agli altri”.

Ed a conclusione di giornata alla Pontificia Università Cattolica del Cile ha dato il compito di una nuova alfabetizzazione: “Un tale processo di alfabetizzazione  richiede di lavorare contemporaneamente all’integrazione delle diverse lingue che ci costituiscono come persone, ossia un’educazione (alfabetizzazione) che integri e armonizzi l’intelletto (la  testa), gli affetti (il cuore) e l’azione (le mani).

Ciò offrirà e consentirà la crescita  degli studenti in maniera armonica non solo a livello personale ma, contemporaneamente, a livello sociale. E’ urgente creare spazi in cui la frammentazione non sia lo schema dominante, nemmeno del pensiero; per questo è necessario insegnare a pensare ciò che si sente e si fa; a sentire ciò che si pensa e si fa; a fare ciò che si pensa e si sente. Un dinamismo di capacità al servizio della persona e  della società”.

Infine ha invitato la comunità a non isolarsi, ma ad essere ‘profetica’: “La comunità educativa porta in sé un numero infinito di possibilità e potenzialità quando si lascia arricchire e interpellare da tutti  gli attori che compongono la realtà educativa. Ciò richiede uno sforzo maggiore in termini di qualità e di integrazione.

Il servizio universitario deve sempre puntare ad essere di qualità e di eccellenza poste al servizio della convivenza nazionale. In questo senso, potremmo dire che l’università diventa un laboratorio per il futuro del Paese, perché sa incorporare in sé la vita e il cammino del popolo superando ogni logica antagonistica ed elitaria del sapere”.

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