Da Gerusalemme: Natale è giorno di salvezza

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Prima delle festività natalizie l’amministratore apostolico di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, incontrando la stampa ha ricordato i momenti più importante della Chiesa gerosomilitana: “Il Patriarcato, la diocesi Latina, ha conosciuto quest’anno una serie di avvicendamenti consistenti nel personale religioso e nell’amministrazione. Una società di consulenza ci sta accompagnando nella ristrutturazione e nella riorganizzazione amministrativa, che proseguirà per tutto questo anno pastorale”.

Sono state scelte le linee pastorali per accompagnare meglio i fedeli e le visite nelle parrocchie, iniziando da Gaza: “Abbiamo assistito a quasi un raddoppio della presenza dei pellegrini in Terra Santa. Ci auguriamo che la presente crisi su Gerusalemme non spaventi quanti hanno deciso di venire in Terra Santa.

La presenza dei pellegrini, oltre ad essere una importante esperienza di fede, è anche una bella espressione di solidarietà ai tanti cristiani e non, che lavorano nell’ambito del turismo religioso. In Giordania vi è serenità. Invitiamo dunque i pellegrini a visitare la Terra Santa e la Giordania senza timore, perché non vi è alcun pericolo”.

In ambito sociale per la Chiesa di Gerusalemme è stato un anno un po’ impegnativo: “Soprattutto nella seconda parte dell’anno ci siamo trovati coinvolti in diversi tipi di tensione, in particolare sulla città di Gerusalemme, tornata attuale anche nei media. Nel mese di luglio e nel corso dell’estate tutta la città di Gerusalemme è stata segnata da tensioni non solo politiche riguardo l’accesso alle moschee di Al-Aqsa e alla Cupola della Roccia. Anche le chiese cristiane hanno pubblicato un comunicato”.

Inoltre mons. Pizzaballa ha sottolineato la necessità di pubblicare un documento sulla libertà religiosa e la posizione della Chiesa dopo le dichiarazioni del presidente Trump: “Poco dopo abbiamo dovuto pubblicare un altro documento, riguardante direttamente le stesse chiese, circa le loro proprietà e una proposta di legge alla Knesset che limiterebbe la loro libertà di decisione sui propri beni.

Pochi giorni fa abbiamo tutti assistito alle dichiarazioni del Presidente degli USA, le cui conseguenze sono note e non sono ancora cessate del tutto. La posizione della Chiesa Cattolica in proposito è chiara, ed è stata ribadita dallo stesso Santo Padre: rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite.

Nel nostro comunicato abbiamo detto: noi riteniamo che ogni soluzione unilaterale non possa essere considerata una soluzione. Decisioni unilaterali non porteranno la pace, ma anzi la allontaneranno. Gerusalemme è un tesoro dell’intera umanità. Ogni rivendicazione esclusiva, sia essa politica o religiosa, è contraria alla logica propria della città”.

Ha auspicato la cessazione delle violenze ed una ripresa dei dialoghi per la pace: “Auspichiamo che la violenza di questi giorni cessi completamente e che si possa continuare a discutere legittimamente su Gerusalemme in ambito non solo politico, ma anche religioso e culturale. La politica è la grande assente di questo momento. Non sappiamo se e cosa stia maturando nelle cancellerie dei Paesi che decidono il nostro futuro, ma qui, nel nostro contesto, la politica, quella che indica prospettive e delinea il futuro, è assente.

Ciò è fonte di frustrazione e disorientamento. Abbiamo bisogno di politica, non quella di salotto, ma quella che sa tradurre in scelte concrete sul territorio le attese dei rispettivi popoli”. Aumentando la violenza si colpiscono soprattutto i cristiani: “Le nostre popolazioni sono stanche di violenza, che non ha portato a nessun risultato.

Sono invece assetate di giustizia, di diritti, di verità. Sembrano affermazioni generiche e retoriche, ma qui in questo nostro contesto, hanno un risvolto concreto e preciso nella vita quotidiana, negli spostamenti e nella libertà di movimento, nei permessi, nei ricongiungimenti familiari e nella vita quotidiana di tutte le famiglie cristiane”.

Infine mons. Pizzaballa ha augurato che il Natale di questo anno sia un annuncio di gioia: “A Natale noi celebriamo Dio che si affaccia ed entra nella storia dell’uomo, non con un annuncio di giudizio, immagini di sventura e di castigo. Se avesse fatto così, era evidente che il suo fine era quello di conquistarci, di assoggettarci, come un qualsiasi potente della terra.

Invece Dio viene con un semplice annuncio di gioia: ‘Ecco, vi annuncio una grande gioia’. La gioia di Dio è una gioia ‘incarnata’, passa per le cose semplici della vita. Non c’è gioia se non c’è vita, la vita umile di gente normale: una madre, un padre, un figlio… E salvezza è possibilità di ricominciare sempre.

Salvezza è possibilità che tutto sia trasformato: il buio in luce, il male in bene, il dolore in gioia, l’egoismo in amore, la morte in vita. Questa è la salvezza di Dio: non un pacchetto già pronto, non qualcosa di già fatto, ma un continuo ricominciare, un sempre nuovo mettersi in cammino dietro di Lui”.

Infine ha rivolto un augurio a tutti i fedeli, invitandoli a non perdere la speranza: “Le difficoltà di questi giorni, le difficoltà di sempre, la sete di giustizia, la fame di dignità, dunque, non ci impediscono di ricominciare, non spengono la nostra gioia, né la nostra determinazione a collaborare per migliorare il nostro mondo, a lavorare a difesa della vita, quella semplice dei nostri fedeli, delle nostre famiglie e delle nostre comunità religiose”.

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