Aurelio Porfiri: ci chiedevano parole di canto

E’ in libreria il nuovo saggio del maestro Aurelio Porfiri, compositore e direttore di coro, ‘Ci chiedevano parole di canto. La crisi della musica liturgica’. In questo testo che raccoglie vari articoli scritti durante gli anni e accomunati dall’analisi della situazione attuale della musica liturgica, il maestro Aurelio Porfiri intende proporre una riflessione che si basi su dati di fatto non piacevoli: uno dei più grandi patrimoni della nostra civilizzazione è ora in profonda crisi.

La Chiesa, che fu madre e patrona insigne anche dell’arte più grande, ora rincorre stanche mode nate e cresciute al di fuori dei suoi sacri recinti. Come dice il maestro Valentino Miserachs Grau, preside emerito del Pontificio Istituto di Musica Sacra e Maestro Direttore della Cappella Musicale Liberiana nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma:

“La crisi della musica nella liturgia oramai ha toccato delle vette (o degli abissi, dovremmo meglio dire) drammatici. Siamo in una situazione che non fa intravedere una via di uscita facile o immediata. Ci sono molte iniziative buone e di persone che hanno a cuore l’importanza di questa grande arte a servizio della liturgia, ma purtroppo poco si muove ai vertici, poco si muove da parte di coloro che dovrebbero prendere decisioni importanti in questo campo”.

Lo stesso maestro aggiunge a proposito del libro: “Aurelio Porfiri in questo suo testo ha voluto richiamare tutti ad un severo esame di coscienza, un salutare richiamo all’ordine per poter ripartire, quando tutto sembra perduto. Non è assente una certa vis polemica, ma in fondo è ruolo dei laici anche quello di avere il coraggio di denunciare con rispettosa libertà situazioni che mettono a rischio la salus animarum. Lui lo fa con coraggio e chiarezza, come del resto lo ha fatto sempre anche nei suoi scritti precedenti.

Nei vari capitoli si affrontano in modo sintetico ma pregno alcuni degli snodi importanti, come quello della preparazione del clero (di cui già abbiamo parlato), degli strumenti musicali e molti altri. Verso la fine offre anche degli esempi di musica liturgica contemporanea che sa mantenere però la dignità della grande tradizione.

Sarà utile ripetere che non mancano i compositori ma manca la volontà di cambiare le cose perché si è smarrito il senso e la dignità della musica nella liturgia; questo è conseguenza del fatto che si è smarrito anche e soprattutto il senso e la dignità della liturgia stessa, del senso del sacro. Un testo utile per riflettere e per continuare la buona battaglia, un testo rispettoso delle persone ma fermo nei suoi principi che sono poi i principi della grande tradizione”.

Ecco la definizione di ‘musica sacra’ secondo il maestro Porfiri: “Essa consiste nei repertori musicali per il servizio liturgico e che concorre agli stessi fini della liturgia stessa, la Gloria di Dio e l’edificazione e santificazione dei fedeli. Come ci insegna la ‘Sacrosanctum Concilium’ al paragrafo 112: ‘il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne’.

Quindi non un accessorio o un lusso della liturgia, ma una sua parte integrale. Per partecipare a questo altissimo fine, ne consegue che la musica deve essere di grande dignità artistica ed adeguata al compito altissimo per cui è preposta. Ho dato qui una interpretazione restrittiva di ‘musica sacra’, non comprendendo quei repertori su testi liturgici che però non possono trovare posto nel servizio liturgico, pur essendo di fattura artistica eccelsa. Si pensi a certe Messe o Vespri la cui musica durava ore e ore o era influenzata pesantemente da modelli profani. Del passato tanto si può usare, non tutto”.

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