Mons. Nosiglia augura buon Natale con i Santi ‘sociali’

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Nei giorni scorsi l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha presieduto alcune celebrazioni in preparazione al Natale, portando gli auguri agli universitari, ai malati, agli anziani, ai consacrati/e, ai carcerati, ai profughi (tra cui quelli ospitati alla Città dei Ragazzi) e anche agli abitanti di un campo rom. Mons. Nosiglia ha iniziato incontrando gli operatori dell’Istituto dell’Opera Barolo:

“Sulle orme della Venerabile Giulia di Barolo e del suo Sposo, l’Opera si è sempre sforzata di seguirne le orme e i principî, che hanno sorretto, dal punto di vita cristiano e morale, civile e sociale, quanto i due coniugi hanno compiuto, lasciando dietro di sé una scia di bene che ancora oggi conserva la sua efficacia e continua a imprimere nel tessuto della vita cittadina la sua impronta di giustizia, solidarietà e speranza”.

Scambiando gli auguri con gli operatori mons. Nosiglia ha invitato a fare un salto di qualità “con l’avvio in particolare del distretto sociale di via Cottolengo, da un lato, e delle iniziative sul piano culturale e dell’educazione a Venaria e a Moncalieri, dall’altro. Si tratta di imboccare con più decisione la via di un welfare non solo di assistenza, pure mirata alle persone concrete, ma che punti alla loro inclusione sociale, perché ciascun assistito assuma gradualmente la necessaria autonomia e responsabilità che gli ridona dignità e libertà, diritti fondamentali della persona.

Se non si è potuto fare a meno di gestire l’emergenza di questi anni con azioni dirette di sussistenza, è giunto però ora il tempo di passare a una seconda fase, che pur mantenendo efficiente la prima, apra nuovi sbocchi e orizzonti di vita per chi lo desidera: in concreto, si tratta di affrontare seriamente i grandi snodi di fondo che conservano spesso la situazione di dipendenza delle persone, ovverossia il lavoro, la casa, la salute, ma anche i diritti di giustizia, prima forma di carità che mai deve essere ignorata”.

Quindi l’augurio dell’arcivescovo è quello di avere coraggio come la marchesa Giulia di Barolo, che “ha avuto il coraggio di sporcarsi i vestiti, le mani e i piedi, lasciando di frequentare i salotti della gente perbene per andare là dove i più mi-seri e poveri, ma ricchi di umanità e di valori vivevano, chiusi nelle loro periferie esistenziali, culturale e sociali, così anche chi fra noi ha una coscienza civica e religiosa, o comunque di buona volontà, faccia altrettanto.

Solo in questo modo potremo conoscere dal vivo le persone bisognose povere e ritrovare la gioia vera della vita. Gesù nel Natale si è immerso in queste ‘periferie’, nascendo in una stalla, privilegiando i poveri pastori che vivevano accanto ai loro animali ed erano ben distanti dai bei palazzi del potere e della borghesia del loro tempo”.

E celebrando la messa per gli universitari l’arcivescovo ha sottolineato che il Natale è la festa della consolazione: “Avvicinandoci al Natale, festa di semplicità e umiltà del Figlio di Dio e fratello universale di ogni uomo, rinnoviamo nei nostri cuori la fede in quel Bambino divino che, grazie alla sua povertà e piccolezza, continua ad affascinare il mondo e a proclamare che egli non è venuto per essere servito, ma per servire.

La sua via è la più efficace e porta la pace sulla terra, come hanno cantano gli angeli: ‘Pace in terra agli uomini che Dio ama’, o di buona volontà, come diciamo correntemente. Cari amici, desidero ora rivolgere un pensiero al vostro impegno di studio e di ricerca che svolgete all’università, come docenti e come studenti, come rettori e come responsabili dei vari settori.

Le università sono luoghi privilegiati di elaborazione culturale e di ricerca, ma anche di esemplarità, per orientare su un cammino di progresso, che non si appiattisca solo al livello delle questioni economiche e dia forza al consolidamento e alla crescita intellettuale e morale delle persone e delle comunità.

La Chiesa ha sempre sviluppato un dialogo sereno e costruttivo con il mondo universitario e in questi ultimi decenni, grazie anche alla forte spinta ricevuta da san Giovanni Paolo II, si è impegnata con risorse di personale e di mezzi per una presenza attiva e qualificata dentro le università”.

Infine ha invitato gli studenti a promuovere “occasioni di incontro e di dialogo tra studenti di varie culture e religioni, su tematiche di comune interesse umanistico e culturale. Anche sul piano del volontariato, attivato con il progetto ‘Servire con lode’, diamo spazi di comune impegno che possono aiutare tutti a sentirsi utili e ricchi di quel servizio che rende gioioso il cuore e apre a valori etici, civili e religiosi di grande efficacia per la formazione della propria personalità”.

Mentre, incontrando il personale sanitario nella festa di Santa Lucia, mons. Nosiglia ha invitato a testimoniare la fede nella vita sociale: “I martiri, infatti, sono stati sempre un modello di comunione e uno stimolo per chi ne ha seguito l’esempio, non solo sul piano individuale, ma comunitario.

Ci insegnano a trovare vie convergenti di un impegno che, al di là delle idee e scelte personali in campo politico, economico o sociale, fa prevalere la cura del vissuto umano e spirituale della gente e delle loro necessità.

Soprattutto per chi si occupa della salute, sono essenziali una convergenza e una sintonia profonde e chiare, che mostrino il coraggio di scelte coerenti con quanto riteniamo sia giusto e doveroso, a costo anche di pagare di persona, come ha fatto santa Lucia.

Questo è un obiettivo che mi auguro sarà sempre più perseguito da ogni fedele e cittadino della nostra Torino, che vanta l’azione incisiva di santi della carità e della speranza che l’hanno amata e servita, come il Cottolengo, don Bosco, il Cafasso e il Murialdo”.

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