La conferenza stampa del Papa al rientro da Myanmar e Bangladesh

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Papa Francesco è arrivato a Roma di rientro dal suo viaggio in Myanmar e Bangladesh circa alle 21.35 di sabato sera.

All’inizio del volo appuntamento consueto per la conferenza stampa sui temi più significativi a cominciare dal tema più mediatico la crisi del Rohingya e la decisione di usa re pubblicamente il loro nome: “Non era la prima volta, lo avevo detto già pubblicamente nella Piazza di San Pietro, in un angelus, in una udienza…e già si sapeva quello che io pensavo su questa cosa” ha detto. Ed ha proseguito:  “per me la cosa più importante che il messaggio arrivi e per questo cercare di dire le cose, passo a passo, e ascoltare le risposte affinché arrivi il messaggio. Un esempio della vita quotidiana, un ragazzo, una ragazza nella crisi dell’adolescenza può dire quello che pensa ma buttando la porta al naso all’altro..e il messaggio non arriva si chiude. A me interessa che questo messaggio arrivasse, per questo ho visto che se nel discorso ufficiale avessi detto quella parola davo la porta al naso, ma ho descritto, le situazioni, i diritti, nessuno escluso, la cittadinanza, per permettermi nei colloqui privati di andar oltre. Io sono rimasto molto molto soddisfatto dei colloqui che ho potuto avere, perché è vero non ho avuto il piacere di buttare la porta al naso, pubblicamente una denuncia, ma ho avuto la soddisfazione di dialogare e far parlare l’altro, e dire la mia e così ilo messaggio è arrivato e a tal punto è arrivato che ha continuato che è finito ieri… con quello. E questo è molto importante nella comunicazione, la preoccupazione che il messaggio arrivi. Tante volte denunce, anche nei media, ma non voglio offendere ma con qualche aggressività chiudono la porta e il messaggio non arriva, e voi che siete specialisti nel fare arrivare dei messaggi per me capite bene questo.

Poi cosa ho sentito ieri. Questo non era programmato così, io sapevo che avrei incontrato i Rohingya, non sapevo dove e come, ma questa era la condizione del viaggio che si preparavano, dopo tante gestioni anche con il governo, con la Caritas… il governo ha permesso questo viaggio, di questi che sono venuti ieri. Perché il problema per il governo che li protegge e gli da ospitalità, e questo è grande…quello che fa il Bangladesh per loro è grande, un  esempio di accoglienza, paese piccolo, povero che ha ricevuto 700mila, io penso a paesi che chiudono le porte, dobbiamo essere grati per l’esempio che ci hanno dato. Il governo deve muoversi, perché i rapporti internazionali con il Myanmar, con permessi, dialogo, perché sono in un campo di rifugiati, sono in uno stato speciale di rifugiati, ma alla fine sono venuti spaventati, non sapevano. Qualcuno lì gli avevano detto voi salutate al Papa non dire nulla, così qualcuno che non era del governo del Bangladesh, gente che si occupava…. A un certo punto dopo il dialogo interreligioso, la preghiera interreligiosa, questo ha preparato il cuore di tutti noi…, eravamo religiosamente molto aperti, io almeno mi sentivo così, è arrivato il momento che loro venissero per salutarmi, in fila indiana, e quello non mi è piaciuto. Uno, l’altro ma poi  subito volevano cacciarli via dalla scena e io lì mi sono arrabbiato e ho sgridato un po’, sono peccatore, gli ho detto tante volte la parola rispetto, rispetto, fermatevi e loro sono rimasti lì. Poi di averli sentito uno a uno con l’interprete che parlava nella loro lingua, io cominciai a sentire cose dentro, ma non posso lasciarli andare senza dirgli una parola, ho chiesto il microfono. E cominciai a parlare. Non ricordo cosa ho detto, so che a un certo punto ho chiesto perdono, per due volte. Non ricordo. La sua domanda è cosa ho sentito. In quel momento io piangevo, cercavo che non si vedesse, loro piangevano pure. E poi ho pensato che eravamo in un incontro interreligioso e i leader delle altre tradizioni religiose erano là…No venite voi anche, Questi erano i Rohingya di tutti noi. Loro hanno salutato i Rohingya e io non sapevo cosa dire di più, li guardavo, li salutavo,  e ho pensato tutti noi abbiamo parlato, i leader religiosi, ma uno di voi che faccia una preghiera, e quello che credo era u n imam o diciamo un chierico tra virgolette della loro religione, che ha fatto quella preghiera. Anche loro hanno pregato, e visto tutto il trascorso e tutto il cammino ho sentito che il messaggio è arrivato. Non so se ho soddisfatto la sua domanda. Parte era programmato, ma la gran parte è uscita spontaneamente. Poi oggi è stato fatto di un programma di uno di voi,…e una riflessione che il messaggio è arrivato non solo qui. Voi avete visto oggi le copertine dei giornali, tutti hanno recepito il messaggio, e io non ho sentito alcuna critica. Forse ci sia ma non l’ha sentita

Il Papa ha poi risposto ad un giornalista indiano che chiedeva quando ci sarà un viaggio in India:

“ Il primo piano era andare in India e Bangladesh ma poi le trattative per andare in India sono ritardate e il tempo premeva ho scelto questi due paesi, Bangladesh e accanto Mynamar. Ed è stato provvidenziale perché visitare l’India ci vuole un solo viaggio. Perché devi andare al sud, al centro, al nord e per le diverse culture e spero di poter farlo nel 18 se vivo! Ma l’idea era India e Bangladesh, poi il tempo ci ha costretto a fare questa scelta”.

Altro tema affrontato il dialogo interreligioso e la evangelizzazione? Qual è la priorità?

“Prima distinzione, evangelizzare non è fare proselitismo. La chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione, cioè per testimonianza questo l’ha detto Papa Benedetto XVI. Com’è l’evangelizzazione, vivere il vangelo e testimoniare come si vive il vangelo, testimoniare le beatitudini, testimoniare, Matteo 25, testimoniare il buon Samaritano, testimoniare il perdono 70 volte 7 e in questa testimonianza lo Spirito Santo lavora e ci sono delle conversioni, ma noi non siamo molti entusiasti per fare subito le conversioni se vengono  aspettano, si parla, la tradizione vostra… cercare una conversione sia la risposta a qualcosa che lo Spirito Santo ha mosso nel mio cuore davanti alla testimonianza dei cristiani

Nel pranzo che ho avuto con i giovani alla Gmg di Cracovia, una decina di giovani di tutto il mondo, uno mi ha fatto questa domanda: cosa devo dire ad un compagno di università amico, bravo, ma che è ateo, cosa devo dire per cambiarlo, per convertirlo, la risposta è stata questa, l’ultima cosa che devi fare è dire qualcosa, tu vivi il Vangelo e se lui ti domanda perché fai questo, gli puoi spiegare perché tu lo fai. E lascia che lo Spirito Santo lo attiva. Questa è la forza e la mitezza dello Spirito Santo, non è un convincere mentalmente, un’apologetica, con le ragioni, è lo Spirito che fa la vocazione. Noi siamo testimoni, testimoni del vangelo, testimone è una parola greca che si dice martire, martirio di tutti i giorni, martirio anche del sangue,  quando arriva. E la sua domanda cosa è prioritario, la pace o la conversione? Ma quando si vive con testimonianza e rispetto, si fa la pace, la pace incomincia a rompersi in questo campo quando incomincia il proselitismo e ci sono tanti modi di proselitismo e questo non è Vangelo. Non so se ho risposto”.

Argomento significativo il disarmo nucleare? Giovanni Paolo II e la politica mondiale di deterrenza nucleare era comunemente considerata eticamente accettabile, cosa è cambiato?

Io preferirei che si facessero prima le domande sul viaggio, lo dico a tutti, ma faccio un’eccezio9ne perché lei ha fatto una domanda. Ora facciamo le domande sul viaggio, poi io dico qualcosa sul viaggio e poi vengono le altre domande. Cosa è cambiato? E’ cambiata la irrazionalità, a me mi viene in mente l’enciclica Laudato sii, la custodia del creato, della creazione, dal tempo di Papa San Giovanni Paolo II a tutto questo sono passati tanti anni, quanti? …34 anni. Nel nucleare, in 34 anni si è andato oltre, oltre oltre, oggi siamo al limite, questo si può discutere ma è la mia opinione, ma la mia opinione convinta: siamo al limite della leicità di avere ed usare le armi nucleari. Perché oggi con l’arsenale nucleare così sofisticato, si rischia la distruzione dell’umanità o almeno di gran parte. Questo con la Laudato Sii.

Che cosa è cambiato? Questo, la crescita dell’armamento nucleare, è cambiato pure sono sofisticati, e anche crudeli, anche sono capaci di distruggere le persone, lasciando… senza toccare le strutture, ma siamo al limite, e perché siamo al limite io mi faccio questa domanda, questo non come magistero pontificio, ma è la domanda che si fa un Papa. Oggi è lecito mantenere gli arsenali nucleari come stanno o oggi per salvare il creato, salvare l’umanità non è necessario andare indietro? Torno a una cosa che l’avevo detta che è di Guardini, non è mia, ci sono due forme di cultura. Prima l’incultura che Dio ci ha dato, per far la cultura con il lavoro, con l’investigazione, ma pensiamo alle scienze mediche, tanto progresso, tanta cultura, la meccanica tante cose e l’uomo ha la missione di fare cultura dalla incultura ricevuta ma arriviamo ad un punto dove l’uomo ha in mano con questa cultura la capacità di fare un’altra “incultura”, pensiamo a Hiroshima e Nagasaki. Questo 60/70 anni fa, la distruzione e anche questo succede quando anche l’energia atomica non si riesce ad avere tutto il controllo. Pensate agli incidenti dell’Ucraina. Per questo tornando alle armi, che sono per vincere e distruggere, io dico siamo al limite della leicità.

Una domanda anche sull’incontro con il Capo dell’Esercito in Myanmar, incontro organizzato solo pochi giorni prima della partenza.

“Ci sono due tipi di incontri. Tre tipi di incontri. Gli incontri di quelli che io sono andato a trovare la gente e gli incontri nei quali io ho ricevuto. Questo generale mi ha chiesto di parlare. E io l’ho ricevuto, io mai chiudo la porta. Tu chiedi di parlare ed entri. Parlando non si perde nulla, si guadagna sempre. E’ stata una bella conversazione io non potrei dire perché è stata privata, ma io non ho negoziato la verità. Ma l’ho fatto in tal modo che lui capisse un po’ la strada come era nei brutti tempi rinnovata oggi non è viabile. E’ stato un buon incontro, civilizzato e anche lì il messaggio è arrivato”.

Ovviamente il Papa ha parlato anche degli incontri con Aung San Suu Kyi e i vari leades religiosi e militari.

“Non sarà facile per andare avanti in uno sviluppo costruttivo e non sarà facile per qualcuno che volesse andare indietro. Stiamo in  un punto che si devono studiare le cose, qualcuno, questo non so se è vero, hanno detto detto che lo stato del Rachine, è uno stato molto ricco di pietre preziose e che forse ci fossero interessi, essere una terra un pò senza gente per lavorare, ma non so se è vero, queste sono delle ipotesi che si dicono, anche sull’Africa se ne dicono tante… ma credo che siamo in un punto dove non sarà facile andare avanti nel senso positivo e non sarà facile andare indietro. Perché la coscienza oggi dell’umanità…il fatto intorno ai Rohingya… che le Nazioni Unite hanno detto che i Rohingya sono oggi la minoranza religiosa ed etnica più perseguitata del mondo…beh questo è un punto che chi deve andare indietro, deve fare presto. Siamo ad un punto lì…che quel dialogo..incominciare il passo, un altro passo, forse mezzo passo indietro e due avanti, ma come si fanno le cose umane, con benevolenza e dialogo, mai con la violazione, mai con la guerra. Non è facile. Ma è un punto di svolta, si fa questo punto di svolta per il bene? O si fa questo punto di svolta per tornare indietro. Ma si la speranza io non la perdo. Ma perché? Sinceramente se il Signore ha permesso questo che abbiamo vissuto ieri, e che abbiamo vissuto in maniera più riservata, tranne due discorsi..il Signore promette qualcosa per prometterne un’altra. Io ho la speranza cristiana. E si sa….

Il Papa ha anche detto che avrebbe voluto visitare i campi profughi “mi sarebbe piaciuto andare ma non è stato possibile sono studiate le cose non è stato possibile per vari fattori, anche il tempo, anche la distanza, tutto ma anche altri fattori, ma il campo profughi è venuto con una rappresentanza, ma a me mi avrebbe piaciuto ma non è stato possibile”.

 

E a proposito dei  Rohingya il Papa ha anche chiarito la questione del rischio di inifiltrazioni die fondamentalisti: “ C’erano gruppi di terroristi lì che cercavano di approfittare della situazione dei Rohingya, che sono gente di pace. Questi sono come tutte le etnie, tutte le religioni sempre c’è un gruppo fondamentalista. Anche noi cattolici li abbiamo. I militari giustificano il loro intervento per questi gruppi. Io non cerco di parlare con questa gente, io cerco a parlare con le vittime, perché le vittime è il popolo Rohingya, che da un parte soffriva quella discriminazione e dall’altra parte era difeso dai terroristi e il governo del Bangladesh ha una campagna molto forte, così mi hanno detto i ministri, di tolleranza zero al terrorismo non solo per questo per evitare altre, altri punti, ma questi che si sono arruolati all’Isis, che non siano Rohingya, ma  un gruppetto fondamentalista, estremista, piccoli. Ma questo fanno i ministri, giustificano l’intervento che ha distrutto buoni e cattivi.”

Altro tema affrontato quello della globalizzazione.

“E’ uno dei problemi più seri- ha detto il Papa-  ho parlato di questo negli incontri personali, loro sono coscienti di questo, sono coscienti pure che la libertà fino ad un certo punto è condizionata non solo dai militari, ma anche dai grandi trust internazionali e hanno puntato sull’educazione e credo che è stata una scelta saggia. E ci sono piani per l’educazione mi hanno fatto vedere le percentuali degli ultimi anni come è scesa la non- educazione. Abbastanza. E questa è una scelta loro, e magari vada bene. E loro sostengono che con l’educazione il paese va”.

Attesa anche per un viaggio in Cina:  cosa ha imparato il Papa da questo viaggio della mentalità asiatica e sulla Cina?

“Mettere il naso. Oggi la signora consigliere di Stato del Myanmar si è recata a Pechino. Si vede che ci sono dei dialoghi. Pechino ha una grossa  influenza sulla regione, è naturale, il Myanmr non so quanti chilometri di frontiera ha lì..anche nelle messe c’erano cinesi che sono venuti, credo che questi paesi che girano, la Cina, il Laos, la Cambogia, hanno bisogno di buoni rapporti, sono vicini e questo io lo sembro saggio, politicamente costruttivo se può andare avanti. E’ vero che la Cina oggi è una potenza mondiale, se la vediamo di questa parte può cambiare il panorama, ma saranno i politologi a spiegarlo, a me sembra naturale che abbiano un buon rapporto.

Il viaggio in Cina non è in preparazione, state tranquilli, per il momento non è in preparazione, ma tornando dalla Corea, quando mi hanno detto che eravamo traversando in terra cinese, se volevo dire qualcosa: mi piacerebbe tanto visitare la Cina, mi piacerebbe, non è una cosa nascosta. Le trattative con la Cina sono di alto livello, culturale, oggi per esempio in questi giorni c’è una mostra dei musei vaticani lì, poi ce ne sarà una o è stata una, non so, dei musei cinesi in Vaticano, i rapporti culturali, scientifici, professori, preti che insegnano nelle università statali cinesi ce sono. Poi è il dialogo politico soprattutto per la chiesa cinese, con quella storia della Chiesa patriottica, la chiesa clandestina che si deve andare passo a passo con delicatezza, come si sta facendo, lentamente, credo che in questi giorni, oggi comincerà una seduta domani a Pechino della commissione mista. Ci vuole pazienza. Ma le porte del cuore sono aperte. E credo che farà bene a tutti un viaggio in Cina, a me pacerebbe farlo”.

Una domanda anche sulle critiche che ci sono state per la assegnazione del Nobel a San Suu Kyi.

“Ho sentito tutto quello, ho sentito le critiche, anche ho sentito la critica di non essere recato alla provincia del Rachine, poi lei è andata una mezza giornata, più o meno. Ma nel Myanmar è difficile valutare una critica senza chiedere è stato possibile fare questo? O come sarà possibile fare questo. Questo non voglio9 dire che non sia stato uno sbaglio andare o non andare. Ma nel Myanmar la situazione politica…è una nazione in crescita, politicamente in crescita, è una nazione di transizione, da tanti valori culturali, nella storia, ma politicamente è in transizione per questo le possibilità devono valutarsi anche da quest’ottica. In questo momento di transizione sarebbe stato possibile o no fare questo o quell’altro? E vedere se è stato uno sbaglio o non è stato possibile? Non solo per la signora consigliera di Stato anche per il presidente, per i deputati, il parlamento. Nel Myanmar si deve avere sempre avanti la costruzione del paese e li si fa, come ho detto all’inizio, due passi in avanti, uno indietro, due in avanti, due indietro… La storia ci insegna questo. Non so rispondere altrimenti le poche conoscenze che ho sul posto e io non vorrei cadere in quello che faceva un filosofo argentino che era invitato a dare delle conferenze a paesi dell’Asia: una settimana  e quando tornava scriveva un libro su realtà di quel paese. E questo è presuntuoso”.

La questione dell’incontro con il capo dell’esercito in Myanmar è tornata più volte: Il Papa non si è sentito manipolato dal generale? Era un modo per affermare autorità l’anticipo dell’appuntamento?

“La richiesta – ha risposto Francesco- è stata perché lui doveva viaggiare in Cina. Se in ogni caso se succedono queste cose, se io posso spostare l’appuntamento lo faccio…le intenzioni non so ma a me interessava il dialogo, un dialogo chiesto da loro e che loro venissero, non era prevista la mia visita. E credo che la più importante..chiaro che il sospetto che fosse proprio che lei dice: noi comandiamo qui, siamo i primi.

Ha usato la parola Rohingya con il generale?

Io ho usato le parole per arrivare al messaggio e quando ho visto che il messaggio era accettato ho osato dire tutto quello che volevo dire. Intelligenti”.

Sulla vita religiosa in Bangladesh anche una domanda sulla paura per i sacerdoti spesso bersaglio di attacchi o vittime di rapimenti, come è successo proprio nelle ora del viaggio del Papa.

“Io ho l’abitudine sempre cinque minuti prima dell’ordinazione di parlare con loro in privato. E mi sono sembrati sereni, tranquilli, coscienti. Avevano coscienza della missione. Normali. Normali. Una domanda che ho fatto: giocate a calcio? Si tutti. E’ importante. Una domanda teologica. Ma quello della paura non l’ho percepito. Loro sanno che devono essere vicini, vicini al loro popolo quello sì, si sentono attaccati al popolo e questo mi è piaciuto poi ho parlato con i formatori, qualche vescovo mi ha detto, prima di entrare al seminario, si fa un preseminario, ho saputo che imparano tante cose, ho saputo che imparino perfettamente l’inglese, questo per dire una cosa pratica. Sanno l’inglese e cominciano il seminario, ho saputo che l’ordinazione non avviene a 23-24 ma a 28-29anni, sembrano bambini, perché loro, sembrano tutti giovani, ma li ho visti sicuri, ma quello si avevano vicini al loro popolo. E ci tengono Ognuno di loro appartiene ad un ‘etnia e questo”.

 

In conclusione il Papa ha ringraziato tutti i giornalisti:

“Vi ringrazio perché mi dicono che è passato il tempo, vi ringrazio per le domande e per tutto quello che voi avete fatto. E cosa pensa il Papa del suo viaggio: a me il viaggio mi fa bene quando riesco ad incontrare il popolo del paese, il popolo di Dio, quando riesco a parlare, ad incontrarli a salutarli, gli incontri con la gente. Abbiamo parlato degli incontri con i politici. Si è vero si deve fare, con i preti, con i vescovi, ma con la gente, questo il popolo, il popolo che è proprio il profondo di un paese. Questo quando trovo quello, quando riesco a trovare sono felice. Vi ringrazio tanto del vostro aiuto. E grazie anche delle domande e delle cose che ho imparato dalle vostre domande, grazie e buona cena”.

Foto/ Acistampa- Ed Pentin

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