Grosseto: il card. Scola ha aperto la settimana della bellezza

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A Grosseto fino al 29 ottobre è in programma la seconda edizione della ‘Settimana della Bellezza’, l’evento di fede e cultura promosso dalla diocesi di Grosseto con la Fondazione Crocevia in collaborazione con Avvenire e Luoghi dell’Infinito e la coorganizzazione del Comune di Grosseto, dedicato quest’anno al tema ‘I volti della Speranza’.

L’evento è stato inaugurato dal card. Angelo Scola, che è stato accolto con molto calore in quanto vi è stato vescovo dal 1991 al 1995, parlando del rapporto tra speranza e bellezza. Prima di questo doppio momento il card. Scola ha visitato la Fondazione Chelli, dove ha preso parte al ventennale della nascita dei licei classico e scientifico Chelli. Poi, al termine della Messa, al Polo espositivo delle clarisse, sono state inaugurate le mostre, che resteranno visibili fino al 18 novembre: ‘Speranza non è….’ di Massimo Lippi; ‘TerraCielo’ con le opere di William Congdon e ‘Luce Armena’ di Andrea Ulivi.

Il tema della bellezza legata alla speranza era stato al centro della riflessione di Scola durante gli anni del suo ministero episcopale a Grosseto. Da vescovo, infatti, egli lo propose anche nella sua lettera pastorale, ‘Sarete liberi davvero’: “Un uomo che non ama il bello e non si lascia da esso sorprendere non può coglierne il vero, come già diceva san Tommaso: ‘Il bello è lo splendore della verità’.

Le cose più vere della vita ci colgono sempre attraverso la sorpresa della bellezza che genera in noi stupore, così che la verità si inoltra nel nostro cuore e diventa mentalità, principio del nostro giudizio e della nostra azione”. Nella relazione il card. Scola ha citato un detto popolare: la bellezza è lo ‘splendore della verità’, declinandola nelle varie situazioni della vita quotidiana: “In tutte queste manifestazioni della vita brilla (splendore) la verità.

La verità, infatti, non è anzitutto un discorso o un insieme di formule logicamente ben compaginate. Ha piuttosto a che fare con la meraviglia con cui la bellezza si impone allo sguardo, fino a raggiungere il cuore di ogni uomo. Impressiona vedere a Milano, dalle finestre dell’arcivescovado, le lunghe file di persone che, pazientemente, anche sotto il sole cocente o la pioggia, fanno ore di coda per visitare il Duomo o le mostre di Palazzo Reale. Può darsi che tanti visitatori siano mossi soltanto da un effimero estetismo.

A mio parere, in questa ricerca di bellezza, è in gioco piuttosto l’indomabile sete di verità che muove il cuore dell’uomo verso una risposta”. Quindi il card. Scola, citando Peguy, ha invitato ad aprire la mente alla speranza per comprendere la bellezza:

“C’è un antefatto della speranza ed è la gioia di aver ricevuto un dono, ‘uno stato di grazia’. La speranza, almeno nella sua genesi, non è qualcosa che possiamo darci da noi. Péguy, infatti, la rappresenta come una virtù bambina. Ad essa si lega sempre un elemento di totale gratuità, come il gioco libero e imprevedibile di un bimbo. Per questo la ‘piccola’ speranza, per camminare, ha bisogno di essere tenuta per mano dalle sorelle maggiori, la fede e la carità”.

Nel corso del tempo la bellezza è stata corrotta dalla rottura del patto con Dio ed allora l’uomo si è venuto a trovare nella ‘di-sperazione’. Ma ecco che di nuovo Dio fece risplendere nel mondo la speranza con il dono del Figlio: “Alla morte è strappato il suo pungiglione velenoso. In essa siamo chiamati a rispondere con l’atteggiamento più potente della nostra libertà:

l’abbandono al Padre che ci crea. La Speranza con la maiuscola scioglie l’enigma dell’uomo. Mentre la speranza mondana è ‘spezzata’ dalla morte, il Dio fatto uomo ‘spezzando la sua vita’ propter nos homines ci ridona la bellezza della speranza”.

In questo modo carità e bellezza anticipano la Resurrezione: “La disperazione può essere sempre vinta nell’abbraccio di misericordia del Dio che si è abbassato nell’incarnazione fino ad allargare le sue braccia nell’apparente impotenza della croce. Bellezza, speranza, gioia resistono sempre dentro ogni situazione umana, almeno al fondo del cuore dell’uomo. A tal punto che la storia della Chiesa ci ha insegnato una strada sicura per fare questa sbalorditiva esperienza: la gratuità di una carità che alla fine legittima la fede”.

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