La missione è il cuore della fede cristiana

Con il dialogo fatto di note e parole tra Davide Van de Sfroos e padre Franco Mella, si è concluso il Festival della Missione a Brescia: in quattro giorni si sono susseguiti più di 30 eventi, fra tavole rotonde, concerti, rappresentazioni teatrali e spettacoli, a cui vanno aggiunte le 22 mostre collegate al Festival e gli incontri nello Spazio Autori.

Oltre 80 gli ospiti coinvolti: religiosi e religiose, tre cardinali e diversi vescovi, ma anche protagonisti della cooperazione internazionale, scrittori, giornalisti, studiosi e artisti. Anche il pubblico ha partecipato oltre le aspettative: circa 15.000 le presenze negli eventi al chiuso, compresi coloro che hanno visitato le mostre disseminate in vari luoghi della città e in provincia. A questo numero va aggiunto quello di coloro che hanno assistito agli eventi in piazza: dagli spettacoli di animazione di strada alle esibizioni corali, per arrivare agli ‘aperitivi con il missionario’, una proposta che ha suscitato grande interesse.

Tangibile l’entusiasmo soddisfazione dei promotori, come ha detto il direttore artistico, Gerolamo Fazzini, che ha espresso ‘soddisfazione e gioia’: “Soddisfazione perché l’evento è stato percepito per quel si voleva fosse, ossia un’espressione di ‘Chiesa in uscita’ che va nelle piazze, provando a parlare i diversi linguaggi della gente.

Gioia perché a Brescia si è assistito a una festa vera, segnata da un clima di condivisione e di allegria palpabile, e, insieme, perché ‘Mission is possible’ è stato un festival ‘diverso’ dai tanti di cui pullula l’Italia. Diverso per la dimensione della preghiera come filo conduttore costante, per l’attenzione alle periferie (memorabile l’incontro in carcere), per la mobilitazione di tante realtà che hanno permesso di accogliere centinaia di persone a Brescia, per la valorizzazione di progetti-segno per i quali si è chiesta la solidarietà dei partecipanti”.

Tra le tavole rotonde ha ‘riscosso’ maggiore pubblico quella sul gesuita Matteo Ricci: grazie alla sua lunga e paziente opera di studio e traduzioni di trattati matematici, geografici, astronomici, musicali e umanistici, i cinesi sono entrati per la prima volta in contatto con la cultura europea.

Padre Matteo Ricci ha superato il nodo delle diversità culturali e antropologiche tra Occidente e Oriente attraverso il rapporto di amicizia con molte persone, facendo battesimi, ma soprattutto preoccupandosi di creare piccole comunità di cristiani formati alla fede e inseriti nella società.

E non a caso le ultime parole con cui si congeda dai suoi confratelli prima di morire sono: ‘Vi lascio una soglia aperta’. E secondo padre Lombardi per papa Francesco Matteo Ricci è stato “un punto di riferimento per i cristiani cinesi del suo tempo e dei secoli successivi. Non fece più ritorno alla sua terra natia, a quei tempi era difficile attraversare grandi distanze, la sua è stata una missione senza ritorno.

Ricci resta l’icona di un missionario dedito al suo impegno, sostenuto da una forza interiore straordinaria. Il tema dell’inculturazione è molto caro a papa Bergoglio, appassionato al tema del dialogo tra le culture. Una fede che non diventa cultura non è una fede in dialogo”.

Infatti nel messaggio per la giornata missionaria papa Francesco sottolinea che la missione è il ‘kairos’di Cristo: “La missione della Chiesa non è, quindi, la diffusione di una ideologia religiosa e nemmeno la proposta di un’etica sublime. Molti movimenti nel mondo sanno produrre ideali elevati o espressioni etiche notevoli.

Mediante la missione della Chiesa, è Gesù Cristo che continua ad evangelizzare e agire, e perciò essa rappresenta il kairos, il tempo propizio della salvezza nella storia. Mediante la proclamazione del Vangelo, Gesù diventa sempre nuovamente nostro contemporaneo, affinché chi lo accoglie con fede e amore sperimenti la forza trasformatrice del suo Spirito di Risorto che feconda l’umano e il creato come fa la pioggia con la terra”.

Il fine della missione comporta una continua ‘uscita’ da modelli prestabiliti: “La missione della Chiesa stimola un atteggiamento di continuo pellegrinaggio attraverso i vari deserti della vita, attraverso le varie esperienze di fame e sete di verità e di giustizia. La missione della Chiesa ispira una esperienza di continuo esilio, per fare sentire all’uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il ‘già’ e il ‘non ancora’ del Regno dei Cieli.

La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a sé stessa, ma è umile strumento e mediazione del Regno. Una Chiesa autoreferenziale, che si compiace di successi terreni, non è la Chiesa di Cristo, suo corpo crocifisso e glorioso”.

E concludendo il messaggio, affida ai giovani il ‘compito’ di trasmettere la speranza della fede: “I giovani sono la speranza della missione. La persona di Gesù e la Buona Notizia da Lui proclamata continuano ad affascinare molti giovani. Essi cercano percorsi in cui realizzare il coraggio e gli slanci del cuore a servizio dell’umanità…

La prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si celebrerà nel 2018 sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’, si presenta come occasione provvidenziale per coinvolgere i giovani nella comune responsabilità missionaria che ha bisogno della loro ricca immaginazione e creatività”.

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