Roma alle prese dei migranti

Negli ultimi giorni di agosto a Roma si è assistito allo ‘spettacolo’ di piazza Indipendenza e di via Curtatone, dove sono stati sgombrati alcuni rifugiati. Ma dove sono stati condotti? Una trentina dei migranti è stata ospitata nel centro gestito dall’associazione Acisel che a giugno ha vinto il bando del comune di Roma per il servizio di accoglienza di cittadini immigrati al di fuori del sistema Sprar, che ha assegnato solo 210 posti sui 390 previsti.

Infatti dei sei lotti messi a gara (sei da 70 posti e uno da 40) ne sono stati assegnati solo tre, quello a Acisel e due a Senis Hospes, cooperativa finita nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. Per gli altri tre nessuno ha presentato domanda, così € 1.120.000 sono stati utilizzati per altro e non più per i migranti. E contemporaneamente la giunta Raggi con il bando aveva ridotto il numero dei posti che già la giunta Marino aveva ridotto a 700.

Ed inoltre la determinazione dirigenziale del 23 giugno scorso del Dipartimento politiche sociali del comune riporta il risultato rilevando che ‘sono andati deserti i lotti 4,5 e 6, e che i relativi fondi sono stati svincolati’. I lotti non assegnati riguardano situazioni molto delicate, tra le quali rientrano proprio quelle degli eritrei e etiopi che occupavano il palazzo di piazza Indipendenza. Gli unici lotti assegnati riguardano situazioni meno difficili. Tutte e tre, infatti, come si legge nel documento del Comune, sono per un ‘centro di Accoglienza H 24 a bassa soglia per uomini’, ognuno per 70 posti.

I tre non assegnati riguardano un ‘centro di Accoglienza H 24 a bassa soglia per persone temporaneamente in transito nel territorio cittadino, uomini e donne’ per 70 posti, un ‘centro di Accoglienza H 24 a bassa soglia per donne, anche con figli minori’ per 70 posti, un ‘centro di Accoglienza di secondo livello per famiglie’ per 40 posti.

Quindi è una situazione preoccupante, giocata sulla pelle umana, come ha detto mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma e delegato di Migrantes per il Lazio: “La colpa non è degli uni o degli altri ma della nostra incapacità di metterci seriamente intorno a un tavolo per stabilire che cosa fare… E’ indispensabile prevedere percorsi di vera integrazione, abbandonando la logica dell’emergenza”.

Secondo la questura, le forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi, bottiglie e bombole di gas; 13 i migranti feriti, la maggior parte donne, a causa degli scontri con gli agenti. A tale situazione sono state auspicate da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, soluzioni alternative e maggiore integrazione:

“Uno sgombero effettuato in regime di emergenza, senza alcun lavoro sociale previo e senza soluzioni commisurate ai bisogni effettivi delle persone non può essere la risposta a un problema annoso e complesso come la mancata integrazione di tanti rifugiati… Affrontare con progettualità il tema dell’integrazione dei rifugiati, specialmente in una stagione in cui il sistema di accoglienza della Capitale è in forte contrazione, è una sfida difficile e onerosa, che non può tuttavia essere elusa con illusorie soluzioni rapide ed emergenziali”.

Anche Francesca Bocchino, responsabile del Dipartimento Protezione minori di Save the Children, ha definito ‘inaccettabile’ la situazione romana: “L’operazione di sgombero dell’immobile di via Curtatone è stata accompagnata da gravi violazioni dei diritti dell’infanzia. I bambini sono stati esposti a continue tensioni e violenze e non sono stati garantiti i loro diritti basilari”.

Save the Children ha quindi espresso seria preoccupazione per la condizione attuale e per il futuro dei quasi 40 bambini che risultano aver abitato nello stabile fino al momento dello sgombero. A fronte di una condizione di emergenza abitativa che interessa da anni l’edificio di via Curtatone, divenuto residenza di centinaia di persone sotto gli occhi delle istituzioni, è mancata la programmazione di un intervento sociale e alloggiativo e la risposta è stata del tutto inadeguata, esponendo i minori e le loro famiglie a una grave situazione di conflitto:

“La serenità di questi bambini e adolescenti è stata compromessa dagli avvenimenti in cui sono stati coinvolti: è importante prevedere per loro immediate forme di supporto, affinché possano affrontare e superare l’esperienza vissuta nel migliore dei modi. Chiediamo alle istituzioni di individuare delle soluzioni che tengano in attenta considerazione i bisogni dei minori e delle loro famiglie, nel rispetto dell’integrità del nucleo familiare e in grado di assicurare la continuità scolastica”.

Anche Vincenzo Curatola, presidente del ForumSad, coordinamento di associazioni di sostegno a distanza, ha parlato di un grave clima: “La politica, avvicinandosi il periodo elettorale, non fa sconti a nessuno e fa leva sulla paura dell’altro. Inoltre non vengono chiarite le responsabilità delle Istituzioni su una situazione che ha portato a una escalation di tensione sfociata anche in atti di guerriglia da entrambi i lati e l’uso della forza da parte della polizia.

Chi ne risponderà, il ministero degli Interni? Il Comune di Roma? Sicuramente le Istituzioni nazionali e locali devo dare una risposta. In questa situazione e davanti a questi episodi emerge in maniera forte ed ineludibile la necessità di rimettere al centro i diritti umani: le associazioni e la società civile devono ridiventare protagoniste in modo concreto, poiché ormai le denunce non hanno più effetto e vengono spesso strumentalizzate”.

Anche don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), ha espresso perplessità sull’operazione: “Lo sgombero violento delle persone eritree che avevano occupato lo stabile di via Curtatone a Roma è stato il pessimo epilogo di una vicenda in cui brillano le gravi mancanze riferibili alle istituzioni comunali e regionali.

Come ha riconosciuto lo stesso capo della Polizia Franco Gabrielli, non è in questo modo che si può risolvere un problema, quello della carenza di alloggi per persone straniere, ma anche italiane, che non riescono a sostenere gli alti costi degli affitti nella capitale, che chiama in causa precise responsabilità istituzionali. Anche noi ci domandiamo che fine abbia fatto il patto sottoscritto da Comune, Regione e Prefettura, che prevedeva anche uno stanziamento di fondi non indifferente, per affrontare in modo strutturale la questione delle occupazioni abusive, che riguarda nella capitale diverse migliaia di persone”.

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