Trasfigurazione e Assunzione, due Misteri di amore

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Il 6 e il 15 agosto, noi cristiani celebriamo e viviamo il fascino di due Misteri: la Trasfigurazione di Gesù e l’Assunzione di Maria. Due eventi storici che per noi credenti non sono favole di realtà alienanti, ma momenti di trasfigurante grazia.

Nell’Epifania sul Tabor, Gesù non ha voluto fare spettacolo di luci e di suoni: tentazione tremenda di chi vuole celebrare la Divina Liturgia con queste forme dissacranti e alienanti. In Cristo, “Splendore della Gloria del Padre”, c’è la simbiosi tra Parola e Immagine perché è Lui che ha visto e udito il Padre suo e a Lui rende testimonianza (cf Gv 3,32). Gesù trasfigurato è la rivelazione della Gloria del Verbo divino, abitualmente velata dalla sua umanità. L’evento paradisiaco fa pregustare la gloria del Risorto. È un momento transeunte perché, rivelando l’identità di Messia, sostiene la fede dei tre apostoli quando lo vedranno sfigurato, umiliato e spoglio della gloria per il dramma della sua Passione e Morte. Giovanni, che con Giacomo e Pietro partecipa alla Trasfigurazione, amante fedele sino al Calvario, saprà rendere testimonianza a Cristo: Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio che viene dal Padre pieno di grazia e di verità… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazie su grazia (Gv 1,14.16). La Trasfigurazione, spiraglio di Paradiso, saggio della Glorificazione e preludio di quel che saremo, ci libera non solo dalla paura della croce ma anche dall’indifferenza della Risurrezione. Lo splendore è il sospiro di Dio che penetra nell’uomo e diventa respiro dell’uomo vivente creato a immagine e somiglianza del Creatore e trasfigurato dallo Spirito del Redentore.

L’Eucaristia ha tutti i valori reali della Trasfigurazione: c’è la pienezza di Dio nel Cristo che si rende presente e opera la salvezza; c’è il segno commemorativo della Croce-Gloria; c’è il segno prefigurativo e causale della risurrezione finale, che anticipa nel mistero la gloria eterna della Chiesa di Cristo e dei cristiani che nel Battesimo hanno il primo atto di rigenerazione come creature nuove e deificate.

Dalla soglia escatologica, anche l’esistenza gloriosa di Maria Assunta è modello e paradigma di vita per l’”Oggi” della Chiesa e del mondo. La storia acquista significato perché, con questi due eventi, può individuare i suoi fini. Il cristiano, che crede e vive questa fede, mostra in Gesù trasfigurato-risorto e in Maria assunta-glorificata l’icona concreta che offre all’umanità intera le ragioni della speranza.

Sorge spontanea la domanda: come vivere in questo mondo frenetico senza speranza e privi di pazienza i due Misteri gloriosi che abbiamo celebrato? Essi ci insegnano che la “babele nichilistica” deve essere evangelizzata con una convincente “carità culturale” per offrire all’uomo perplesso di oggi le ragioni della speranza nella pazienza dell’attesa, quando alla fine dei tempi, Cristo consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza… L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte (1Cor 24,26).

Nella Chiesa di Cristo, nessuno ha diritto al disimpegno: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? (At 1,11). Ognuno, per parte sua, è dotato di carismi da vivere nel servizio qualificato e nella piena comunione. Nella Chiesa, nessuno ha diritto alla divisione: Uno solo è il pane e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo (1Cor 12,4-7). I carismi, che vengono dall’unico Signore, sono orientati alla costruzione dell’unico corpo di Cristo che è la sua Chiesa. Nella Chiesa nessuno ha diritto alla stasi o alla nostalgia del passato. Gesù ci invita a non voltarsi indietro e a essere attenti ai segni dei tempi. La Chiesa non è un fossile da rinchiudere in uno scrigno. In essa vive lo Spirito che è sempre vivo e operante con inesauribile fantasia e creatività. Corresponsabilità, comunione e apertura al futuro di Dio costituiscono lo stile del cristiano all’interno della vita ecclesiale.

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