Benedetto XVI, per qualcuno è ancora una spina nel fianco!

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I nemici di Joseph Ratzinger, che fino a ieri brindavano per aver eliminato dalla scena pubblica il “panzer kardinal” e il “papa emerito” più temuti e discussi nella storia della chiesa, sono in piena agitazione per un autorevole giudizio espresso da Benedetto XVI nella post-fazione del libro del cardinale Robert Sarah, “La force du silence” (Il potere del silenzio).

«Con il cardinal Sarah la liturgia è in buone mani», scrive il teologo Ratzinger (secondo solo a von Balthasar), definendo il prefetto della Congregazione per il Culto divino (più volte silurato da un certo establishment vaticano) «maestro spirituale, che parla dal profondo del silenzio con il Signore, espressione della sua unione interiore con Lui, e per questo ha da dire qualcosa a ciascuno di noi», e ringraziando Papa Francesco per «aver nominato un tale maestro spirituale a capo della congregazione per la celebrazione della liturgia nella Chiesa».

Dall’altro lato della barricata il liturgista Andrea Grillo, docente al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, imbastisce, nel suo blog, un’irriverente replica contro il papa emerito e il prefetto della Congregazione per il Culto divino. «Sarah – scrive Andrea Grillo – ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico. Le sue teorie strampalate e le sue rigidità impediscono all’ufficio della Congregazione di svolgere il suo lavoro ordinario».
Poi, riferendosi all’intervento dell’attuale Papa emerito dice: «la interferenza che un intervento di questo tipo esercita sul libero esercizio della autorità del successore costituisce una interferenza grave e una alterazione degli equilibri ecclesiali. La scelta di discrezione e di umiltà, del tutto necessaria a chi esercita una “rinuncia all’esercizio del ministero” sembra in tal modo profondamente incrinata».

Insomma un modo esplicito per dire che Benedetto XVI farebbe meglio a tacere!

In realtà è il pensiero teologico di Joseph Ratzinger che fa paura e che un certo tipo di teologia vorrebbe occultare, o tutt’al più sostituirlo con qualcosa di meno impegnativo per tutta quanta la Chiesa. Quando era pontefice regnante ci si limita a ciarlare sul colore delle sue pantofole rosse (o su altre sciocchezze) per screditarlo e cercare di arginare il tentativo di ripulire – come scrisse nella memorabile via Crucis del 2005 – «la veste e il volto così sporchi della Chiesa», oggi, da papa emerito, a qualcuno non va proprio giù che si parli di lui e della sua teologia.

Di parere opposto si è sempre dimostrato Papa Francesco, che a proposito di Benedetto XVI, nel giugno 2016, ha detto: «Lei, Santità, continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita; e lo fa da quel piccolo Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno. È tutto il contrario. […] Così, la Provvidenza ha voluto che Lei, caro Confratello, giungesse in un luogo per così dire propriamente “francescano”, dal quale promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà che mi fanno tanto bene e danno tanta forza a me e a tutta la Chiesa».

Foto: Ansa

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