Per la Fuci il mar Mediterraneo è la frontiera della speranza

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Si è svolto dal 4 al 7 maggio 2017 il Congresso Nazionale della F.U.C.I. sulla tematica del Mediterraneo presso le città di Pavia e Vigevano. Durante queste giornate, si è tenuta una conferenza e una tavola rotonda con relatori di spicco. Inoltre, i giovani universitari partecipanti hanno avuto l’opportunità di dialogare riguardo il tema in gruppi di lavoro e riflettere insieme.

Rivolgendo il pensiero ad una tematica, che è al centro della società attuale, la Fuci ha voluto riflettere su questo luogo di incontro-scontro interpretando il mar Mediterraneo e seguendo il tema che ha accompagnato la Federazione per tutto l’anno, ovvero ‘Unire le diversità: comunità, cantiere di speranza’. In questo mare, diventato simbolo di morte e di sfiducia, si è voluto dare un nuovo significato a partire proprio da quelle frontiere che si intendono come ponti che uniscono, dove uomini e donne vogliono abitare, creando cantieri di speranza.

Da questi giorni di approfondimento, confronto e condivisione, sono state elaborate le ‘Tesi Congressuali’, un documento contenente le riflessioni dei giovani sull’argomento centrale del Congresso. Nella premessa delle ‘Tesi Congressuali’ la Fuci ha scritto come si è sviluppato il contesto:

“Aprirsi innanzitutto alle diversità, dunque, per poi conoscerle e comprenderle; solo allora il desiderio di unirle diviene un’intenzione sensata e non un mero slogan. Solo allora questo desiderio può essere realizzato, per dare una risposta concreta alle sfide del nostro tempo, attraverso l’individuazione di strumenti, proposte, pensieri che ci rendano davvero giovani studenti cattolici degni di questi attributi e non giovani-divano. Questo richiede una presa di consapevolezza della complessità e il rifiuto di ogni banale e riduttiva semplificazione: pertanto si è scelto di analizzare il tema sotto i molteplici aspetti che lo caratterizzano”.

Affrontando il capitolo delle frontiere la Fuci ha indagato sul significato di ‘confine’ e ‘frontiera’, chiedendo una scelta di campo: “Il confine, guardando alla sua etimologia, non solo nella sua accezione di confinante, ma anche nella derivazione da ‘cum’ insieme, e ‘finis’ fine o termine, possiamo identificarlo come quel luogo che delimita la fine di due realtà, che riconoscono entrambe il loro reciproco termine in modo bilaterale.

L’origine latina chiarisce però subito come il concetto di confine porti con sé l’idea stessa della divisione e, quindi, dell’esclusione. Di qua dal confine c’è qualcosa o qualcuno che deve essere diviso, delimitato, protetto da ciò che c’è al di là… Ma oltre ai confini, un altro elemento crea divisione nell’immaginario comune e nelle azioni politiche: la frontiera.

Essa infatti rappresenta quello scudo che permette ancor più di differenziare un dentro da un fuori, di includere o di escludere, di accettare o rifiutare. La sua stessa etimologia si riferisce ad un fronte tra due stati, nel quale ci si confronta o ci si affronta. Ma questa immagine di frontiera può semplicemente tenere in considerazione i confini statali e geografici, quali asettici termini di giudizio, tenendo fuori quelle che sono le interazioni tra gli uomini che abitano in questi stati? Può essere possibile o forse necessario un cambio di prospettiva rispetto alla frontiera?”

E così dopo riflessioni accurate la Fuci pone alcuni interrogativi a cui gli universitari si sono impegnati ad approfondire in prima persona, secondo l’invito di papa Francesco: “Leggendo i rapporti di Amnesty International non si può che rimanere sconsolati di fronte a quella che sembra essere la direzione presa dal mondo. Non si può fare a meno di chiedersi: dov’è l’uomo, in tutto questo? O meglio, dove siamo noi in tutto questo?

In questo specifico caso, il noi di cui parliamo è un noi parte della chiesa cattolica unito a noi come cittadini italiani. Il primo punto di riflessione è sicuramente quale è il nostro approccio alla situazione dei diritti umani: abbiamo anche noi gli occhiali appannati dalla necessità di stabilità e sicurezza che ci impediscono di vedere cosa davvero è importante in primo luogo? E’ necessario ricordare che la violazione dei diritti umani parte proprio dalle più piccole azioni e dai più innocui pregiudizi.

Per quanto riguarda l’immigrazione, invece, data la direzione di chiusura che ha preso l’Europa e il mondo in generale, siamo noi per primi disposti ad essere persone che accolgono il diverso, sapendo che il nostro aiuto è fondamentale per la sopravvivenza di molti esseri umani? Ma al di là dei discorsi che possono diventare fin troppo teorici, che impegni concreti ci prendiamo noi per primi per aiutare del superamento della crisi che sta aumentando sempre di più il fenomeno dell’immigrazione?

Affidandoci alle parole di papa Francesco, possiamo pensare che i nostri impegni puntino a questi quattro temi ‘Accogliere, proteggere, promuovere e integrare’. Accogliere nella nostra casa, proteggere dai pregiudizi, promuovere la dignità umana e integrare come fratelli”.

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