Cuba ha detto addio a Fidel Castro

Centinaia di migliaia di persone si sono riunite a Santiago de Cuba, la città da dove il ’lider maximo’ diede inizio alla rivoluzione, per assistere all’ultimo atto del pellegrinaggio delle ceneri lungo oltre 900 km partito da L’Avana.

Un viaggio in più fasi, durante il quale l’urna in legno ha attraversato le città a bordo di una jeep militare, salutata da migliaia di persone scese appositamente in piazza che sventolavano bandiere e maxi poster con l’effigie di Fidel al passaggio del convoglio. Presente il presidente Raul Castro, fratello dell’ex dittatore, che nel suo intervento, visibilmente commosso, ha detto:

“Fidel ci ha insegnato che cosa era resistere senza rinunciare ai principi e alle conquiste del socialismo”. Poi ha ricordato anche il difficile periodo che l’isola caraibica ha attraversato negli anni ’90, con la grave crisi economica che ha investito il Paese a seguito del crollo dell’ex Unione Sovietica: “In quel momento e negli altri della sua vita, Fidel non ha mai perso la fede nella vittoria”.

Ed anche da morto Fidel Castro continua a dividere l’opinione pubblica. Da alcuni è considerato un eroe del socialismo che ha portato nel suo Paese giustizia, istruzione, assistenza sanitaria gratuita, altri lo bollano come un ‘dittatore’ che ha provocato un numero infinito di morti tra quelli contrari al regime, oltre al disagio economico nella sua gente, che risente ancora delle conseguenze, e un esodo di cubani verso la Florida in cerca di una vita migliore.

In precedenza la Chiesa cubana aveva inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia e alle autorità del Paese: “Dalla nostra fede raccomandiamo il dr. Fidel Castro a Gesù Cristo, volto misericordioso di Dio Padre, al Signore della vita e della storia e, al tempo stesso, chiediamo al Signore Gesù che nulla turbi la convivenza tra noi cubani. Affidiamo alla protezione della Vergine della Carità del Cobre, nostra Madre e Patrona, il futuro della Patria perché Lei ci protegga e ci animi a lavorare insieme per realizzare il sogno per il quale José Martí offrì la sua vita: ‘Una Patria con tutti e per il bene di tutti’”.

Ma per fare un resoconto esaustivo del governo castrista occorre sentire la ‘voce’ di chi ha difeso i diritti umani come Amnesty International, che ritrae le ‘luci’ e le ‘ombre’ del lider maximo: “I risultati raggiunti da Fidel Castro nel miglioramento dell’accesso di milioni di cubani ai servizi pubblici sono stati mitigati dalla sistematica repressione delle libertà fondamentali”.

Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International, ha dichiarato: “Poche figure politiche sono state più polarizzanti di Fidel Castro, un leader progressista ma pieno di difetti. Dopo la rivoluzione del 1959 che lo portò al potere, Fidel Castro fu artefice di enormi miglioramenti nell’accesso dei cubani a diritti umani quali la salute e l’alloggio così come nel campo dell’alfabetizzazione.

Per questo la sua leadership dev’essere applaudita. Ma nonostante i progressi nelle politiche sociali, i 49 anni di Fidel Castro sono stati caratterizzati dalla brutale soppressione della libertà d’espressione. Lo stato attuale della libertà d’espressione a Cuba, dove gli attivisti continuano a subire minacce e arresti per le critiche rivolte al governo, è il lascito più oscuro di Fidel Castro”.

In oltre mezzo secolo di ricerche sulla situazione dei diritti umani a Cuba, Amnesty International ha riscontrato un’incessante ostilità nei confronti di chi osava criticare le politiche del governo. Nel corso degli anni, l’organizzazione ha raccontato al mondo centinaia di storie di prigionieri di coscienza, persone detenute solo per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà d’espressione, di associazione e di riunione.

Negli ultimi anni le tattiche repressive delle autorità sono cambiate. Le condanne a lunghi periodi di detenzione per ragioni politiche sono diminuite ma il controllo dello stato su tutti gli aspetti della vita dei cubani resta inalterato: “Nella Cuba odierna la repressione ha assunto nuove forme, tra cui l’ampio ricorso agli arresti per breve periodo di tempo e le minacce nei confronti di chi intende rendere pubbliche le sue opinioni, difendere i diritti umani o protestare per l’arresto arbitrario di un familiare.

Il governo continua a limitare l’accesso a Internet allo scopo di controllare sia il reperimento delle informazioni che la libertà d’espressione. Solo il 25% dei cubani è in grado di navigare in rete e solo il 5% delle abitazioni ha un collegamento a Internet. Dopo l’istituzione del governo provvisorio, nel 1959, Castro organizzò i processi contro gli esponenti dei passati governi, che si conclusero con centinaia di esecuzioni sommarie”.

Inoltre, Cuba mantiene la pena di morte per gravi reati anche se il suo uso si è progressivamente ridotto durante la leadership di Fidel Castro.

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