Misericordia et Misera: la Chiesa del XXI secolo

Concluso il giubileo della Misericordia papa Francesco ha firmato la lettera apostolica ‘Misericordia et Misera’, con la quale invita i fedeli a “guardare avanti e di comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza della misericordia divina…

Le nostre comunità potranno rimanere vive e dinamiche nell’opera di nuova evangelizzazione nella misura in cui la ‘conversione pastorale’ che siamo chiamati a vivere sarà plasmata quotidianamente dalla forza rinnovatrice della misericordia”.

Il titolo è composto dalle due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera narrato dal Vangelo di Giovanni. Infatti non si poteva trovare “espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: ‘Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia’”.

Con tale lettera papa Francesco esorta a riscoprire la ‘gioia’ suscitata dalla misericordia e dal perdono, invitando tutti a ‘celebrare la misericordia’. Per il papa è importante comprendere che ‘la misericordia ci viene donata in abbondanza’, perché “nella preghiera della Chiesa il riferimento alla misericordia, lungi dall’essere solamente parenetico, è altamente performativo, vale a dire che mentre la invochiamo con fede, ci viene concessa; mentre la confessiamo viva e reale, realmente ci trasforma”.

Altro punto importante è la lettura della Bibbia, che è ‘il grande racconto che narra le meraviglie della misericordia di Dio’. A riguardo il papa ha suggerito che “ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo”.

In questa chiave il papa ha ricordato che “un’occasione propizia può essere la celebrazione dell’iniziativa 24 ore per il Signore in prossimità della IV domenica di Quaresima, che già trova molto consenso nelle Diocesi e che rimane un richiamo pastorale forte per vivere intensamente il Sacramento della Confessione”.

Per l’occasione il CCEE ha accolto con gioia la lettera apostolica, commentando il giubileo appena concluso: “La Chiesa cattolica in Europa ha vissuto con gioia e speranza l’Anno Giubilare che si è appena concluso. Molte sono state le grazie ricevute e condivise durante l’Anno Santo. Siamo fermamente convinti che i frutti di questo tempo santo continueranno ad arricchire il cammino di fede della Chiesa in Europa.

Il rumore assordante delle guerre, delle lotte ideologiche, delle contrapposizioni, delle deviazioni culturali e le crescenti forme di esclusione sociale e povertà amplificano il senso di smarrimento diffuso nelle società europee. Tuttavia, non si può dimenticare che alla base di tutto ciò sta lo scollamento dei grandi valori promossi e sostenuti dal Vangelo che hanno ispirato la cultura europea”.

La Chiesa europea ha invitato i credenti a non perdere la speranza, con l’impegno dei vescovi nella nuova evangelizzazione: “Oggi c’è bisogno di sostenere la speranza, di guardare al futuro con fiducia, di rinnovare la memoria cristiana che ha dato sapore umano alla storia europea.

Nell´esperienza concreta della Misericordia divina, vissuta nell´Anno Santo, s’innesta l´impegno dei Vescovi d’Europa per una nuova evangelizzazione, che sappia ridare speranza ai cuori e susciti nuove forme di solidarietà. Questo impegno vuole essere anche una concreta risposta alla proposta di Papa Francesco presente nella lettera apostolica ‘Misericordia et misera’, pubblicata a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia. Cogliamo con entusiasmo il suo invito a rafforzare la nostra conoscenza della Parola di Dio e la nostra pratica sacramentale, riscoprendo specialmente il sacramento della riconciliazione”.

E nella presentazione della lettera apostolica mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, aveva sottolineato il rapporto stretto tra la lettera apostolica e la bolla di indizione dell’Anno Santo: “Per comprendere se questo Giubileo avrà la sua efficacia sperata, è necessario prendere tra le mani la Lettera apostolica Misericordia et misera nella quale si legge espressamente:

‘La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre’… Le due colonne su cui si regge l’impianto della Lettera sono il fatto che la misericordia richiede di essere celebrata e vissuta.

A partire da qui si danno delle linee pastorali che saranno molto utili per la progettazione della vita delle comunità cristiane sparse nel mondo. Anzitutto, la celebrazione della misericordia. E’ bene notare che papa Francesco in queste pagine offre delle indicazioni concrete che hanno trovato riscontro già nella celebrazione giubilare.

Una prima novità è che i Missionari della misericordia vengono confermati nel loro servizio perché ‘permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace’. In effetti, l’azione dei Missionari è stata fortemente feconda; hanno confessato per intere giornate, si sono spostati da una parte all’altra dei loro rispettivi Paesi per far toccare con mano che la misericordia non conosce confini”.

La sfida lanciata dal papa, secondo mons. Fisichella, è quella che la misericordia è essenziale per una testimonianza cristiana: “Papa Francesco in questa sua Lettera non fa altro che approfondire il tema a lui caro della misericordia come dimensione essenziale della fede e della testimonianza cristiana.

La provocazione a rileggere le tradizionali opere di misericordia corporale e spirituale alla luce delle nuove povertà del mondo odierno, sono un invito concreto perché le comunità cristiane e ogni credente dia spazio alla fantasia della misericordia, per far crescere una ‘cultura della misericordia basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli’”.

La Lettera apostolica si chiude con la decisione di istituire, come ‘ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario’, la Giornata mondiale dei poveri da celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, come ha scritto:

“Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia… Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale”.

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