Perché non possiamo non dirci luterani?

Fra pochi giorni il Papa si recherà a Lund perché nel 2017 i nostri fratelli riformati festeggeranno i 500 anni della Riforma. Infatti il 31 ottobre 1517 iniziò quella travagliata vicenda storica che portò una parte della cristianità a staccarsi dal resto. Popolarmente, come viene detto nella maggior parte dei manuali di storia, quel giorno è il giorno delle cosiddette 95 tesi di Martin Lutero. In realtà il monaco agostiniano aveva scritto una lettera al suo vescovo con la quale lo invitava a liberarsi dal regime delle indulgenze imposto da Roma.

Quella lettera, che aveva un colore e un sapore tutto teologico e, dunque, accademico fu sintetizzata in 95 tesi che incontrarono il favore del popolo perché, allora, diversamente da oggi, le indulgenze erano un peso finanziario sulle spalle della gente. Già questo fatto ci dice già un primo elemento: poco, noi cattolici, conosciamo di Lutero e del mondo della Riforma!

Quello che sappiamo viene da quanto abbiamo appreso nei manuali di storia che molto spesso non fanno altro che perpetuare un ‘già sentito’ senza verificarne l’autenticità. Ecco, dunque, che il Giubileo della Riforma può essere un’occasione per i cattolici di scoprire un mondo che rimane pressoché sconosciuto e per costruire un’unità perduta tempo fa.

Tra ‘i miti da sfatare’ o tra le etichette da eliminare c’è sicuramente quella di Martin Lutero che ostinatamente e aggressivamente si è opposto a Roma, al Papa. Se stiamo ai fatti realmente accaduti, si può notare come la bolla di scomunica sia stata emanata nel 1520. Tra il 1517 e il 1520, dunque, intercorrono tre anni nei quali il noto monaco agostiniano ha tentato di aprire una discussione nella Chiesa.

Egli nei diversi colloqui avuti, da quello avuto in seno al suo Ordine all’ultimo, quello decisivo, avuto con il cardinal Caietano, ha avuto sempre il desiderio di aprire un dibattito e di non di contestare, di rendere la Chiesa cosciente di un problema. In quest’ottica si comprende come la scomunica perpetrata nei suoi confronti non abbia fatto altro che esasperare le sue posizioni, relegandolo di fatto a massimo contestatore del potere pontificio.

C’è anche da aggiungere che i Papi di quel tempo non brillassero per acribia teologica, ma interessati al potere, come Giulio II, abbiano combattuto guerre per esercitare un dominio non evangelico. Lutero, infine, è riuscito a intercettare quella disaffezione verso Roma che era presente in larga parte della società europea di quel tempo.

Non si spiegherebbe, infatti, il largo consenso che il monaco agostiniano ottenne in pochi anni. Il Giubileo della Riforma è anche per i cattolici un’occasione di crescita anche perché, come noto, la stessa Chiesa cattolica, guidata da Papa Francesco si sta riformando. Ecco, allora, che a noi cattolici è data l’occasione di capire il presente leggendo il passato.

[Un’ottima lettura è il testo del cattolico tedesco O. E. Pesch Martin Lutero. Introduzione storica e teologica, Queriniana, Brescia]

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