Il Vaticano denuncia lo sfruttamento delle donne

La Santa Sede interviene sul degrado che ruota intorno alla funzione sociale della donna, specie in alcuni Paesi di stampo fondamentalista. Lo fa entrando a gamba tesa, attraverso le dichiarazioni dell’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Intervenuto a seguito della 71° Assemblea generale Onu a New York dello scorso settembre, il Nunzio ha ammonito colori i quali non considerano importante la tematica, affermando che: “In un contesto sociale nel quale è assente il sostegno dei valori familiari e del rispetto e della protezione di ciascun membro della famiglia, in particolare donne e bambini, comportamenti violenti possono anche alimentare nuove forme di aggressione sociale.

Ovviamente su un piano più vasto, tutto questo può condurre a varie forme di esclusione e sfruttamento, nelle quali le donne sono private di risorse economiche e non possono esercitare i loro diritti politici”. Una situazione inaccettabile, che coinvolge molteplici donne relegate ai margini di società in cui la voce maschile è quella del padrone che decide la loro sorte. Lo sfruttamento è sinonimo di abusi sessuali e matrimoni precoci.

Lo rivela il Rapporto ‘Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm’, rilasciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 si prodiga per salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti. In contesti come il Niger, nascere bambina o essere una ragazza è davvero difficile, perché si deve fare i conti con una società patriarcale legata alla concezione della donna come mero oggetto di scambio.

A livello globale, ogni anno ‘muoiono 70.000 giovani donne’, accrescendo una piaga dalle proporzioni sempre più devastanti. La Santa Sede – per voce del Delegato Vaticano presso le Nazioni Unite – tiene a sottolineare un’ulteriore e barbara pratica che coinvolge il gentil sesso, ovvero la mutilazione genitale. Si dichiara infatti che:

“Molte istituzioni e organizzazioni cattoliche, e specialmente le religiose donne, sono in prima linea nel cercare di cambiare le pratiche culturali e dare alle giovani donne il potere di resistere a tali violenze. Le loro iniziative sono sempre accompagnate da un’educazione di qualità per le ragazze”.

La garanzia di un futuro quantomeno dignitoso è un dovere che le Nazioni che si fregiano del titolo di “civili”, devono garantire a tutte le donne, bambine o adulte che siano, in rispetto dei diritti fondamentali della vita umana.

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