In Siria si compiono crimini di guerra

Giorni drammatici per la Siria e soprattutto per Aleppo, tantoché le Nazioni Unite hanno sospeso la consegna di aiuti in Siria a seguito di un bombardamento aereo contro un convoglio umanitario, come ha spiegato Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio per il coordinamento dell’assistenza umanitaria (Ocha): “Tutti i convogli sono fermi in attesa di una valutazione della situazione di sicurezza in Siria”.

Secondo fonti concordanti, il raid ha colpito 18 camion di un convoglio di aiuti diretto nella città martire siriana, causando 40 vittime. Testimoni di Amnesty International hanno riferito che il convoglio, insieme al magazzino della Mezzaluna Rossa siriana in cui erano stoccati gli aiuti, sono stati bombardati intensamente, aumentando il sospetto che le forze governative siriane abbiano deliberatamente preso di mira l’operazione di soccorso, come ha ha dichiarato Philip Luther, direttore della ricerca e dell’advocacy per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International:

“Un prolungato attacco contro un convoglio umanitario e i suoi operatori, sufficientemente orribile in ogni circostanza, in questo caso avrà anche un impatto disastroso non solo per i civili disperati ai quali era destinata l’assistenza, ma per le operazioni umanitarie che salvano vite in tutta la Siria. Se il convoglio è stato, come sembra, deliberatamente attaccato, questo sarebbe un ulteriore crimine di guerra commesso dal governo siriano.

Mostra come i civili in Siria stanno pagando con la loro vita cinque anni di totale impunità per i crimini di guerra sistematici e i crimini contro l’umanità. Fino a quando la comunità internazionale non si impegnerà seriamente nel portare i responsabili davanti alla giustizia, questi crimini spaventosi continueranno ogni giorno”.

Medici Senza Frontiere è stata ‘profondamente turbata dall’attacco’: “Vogliamo esprimere le nostre più profonde condoglianze alle famiglie, agli amici e ai colleghi dei volontari della Sarc che hanno perso la vita nell’attacco, un atto di totale disprezzo verso tutti gli sforzi in atto per alleviare la sofferenza delle persone”.

Inoltre Msf ha chiesto che tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria rispettino gli operatori umanitari e i civili, le strutture sanitarie e le infrastrutture civili e che le grandi potenze internazionali coinvolte in questo conflitto si assumano le proprie responsabilità e intraprendano azioni più concrete per porre fine a tutti gli attacchi contro infrastrutture civili, comprese le strutture sanitarie e i convogli umanitari.

Anche Sos Villaggi dei Bambini, che è presente in Siria da più di 30 anni, fornendo accoglienza e sostegno ai bambini privi di cure e alle famiglie vulnerabili, ha condannato l’episodio: “SOS Villaggi dei Bambini condanna fermamente ogni attacco contro gli operatori umanitari e i convogli di aiuti ed esprime le più sentite condoglianza alle famiglie di coloro che hanno dato la vita per salvare gli altri.

Noi esortiamo tutte le parti, coinvolte nel conflitto in Siria, a rispettare il diritto internazionale umanitario e lo spirito che aveva portato alla tregua. Chiediamo venga consentita la consegna sicura e senza condizioni di cibo, medicine e altri generi di soccorso ad Aleppo e in tutte le aree assediate del paese”.

Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, prof. Andrea Riccardi, ha rilanciato l’appello per salvare Aleppo: “E’ un crocevia, una sutura tra Asia e Mediterraneo. Un passaggio decisivo sulla Via della Seta tra l’impero cinese e quello romano. La tradizione vuole che Abramo, figura cui ebrei, cristiani e musulmani si riferiscono, abbia soggiornato nella collina della cittadella. L’Unesco, nel 1986, dichiarava Aleppo ‘patrimonio dell’umanità’.

La stratificazione della convivenza si rifletteva in un tessuto urbano in cui monumenti e case storiche erano al centro di un reticolo di vita… La città metteva insieme gente diversa con una levigata sapienza. Aleppo è stata rifugio per i resti delle bufere della storia. Qui, nel 1915, approdarono i deportati armeni. Aleppo era un laboratorio di vita comune, forgiato nei secoli, anche se il regime di Assad era duro e occhiuto.

Solo gli ebrei erano stati mandati via in larga parte fin dal 1947 con il nazionalismo antisemita arabo e la nascita dello Stato d’Israele. La qualità di vita delle minoranze è un indicatore di pace. La cultura aleppina era frutto di contaminazioni. Ad Aleppo, cristiani e musulmani vivevano bene: si visitavano per le feste e lavoravano insieme. Ho conosciuto bene il clima umano di questa città impregnata di cultura e mercato. La sua convivenza era risposta e proposta a un mondo che s’interroga su come vivranno in pace i fedeli delle due religioni… I cristiani erano 300.000 ad Aleppo, terza città cristiana del mondo arabo”.

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