Papa Francesco ai domenicani: siate predicatori della Misericordia

Il 4 agosto a Bologna si è concluso il capitolo generale dei Frati Predicatori di san Domenico nell’ottocentesimo anno della sua fondazione, di cui il personaggio più illustre è stato sicuramente san Tommaso D’Aquino, che ha affermato che è migliore la vita contemplativa di quella attiva; ma ancora meglio è ‘trasmettere agli altri le cose che si sono contemplate, [piuttosto] che contemplare soltanto’.

Infatti secondo la regola dell’Ordine “la fisionomia in quanto società religiosa scaturisce dalla sua missione e dalla comunione fraterna. Siccome il ministero della Parola e dei sacramenti della fede è un ufficio sacerdotale, il nostro è un Ordine clericale, alla cui missione partecipano in molti modi i frati cooperatori, che esercitano in una maniera speciale il sacerdozio comune.

Anche la totale dedizione dei Predicatori alla proclamazione del Vangelo con la parola e con le opere risulta evidente per il fatto che con la professione solenne essi si uniscono alla vita e alla missione di Cristo nel modo più completo e per sempre. Poiché l’Ordine deve compiere la sua missione fra tutti i popoli collaborando con la Chiesa intera, esso riveste un carattere universale”.

Queste qualità sono state ricordate da papa Francesco durante l’incontro con i partecipanti al capitolo generale dei domenicani: “Questo anno ha un significato speciale per la vostra famiglia religiosa, perché si compiono otto secoli da quando papa Onorio III ha approvato l’Ordine dei Predicatori…

E questo ottavo centenario ci porta a fare memoria di uomini e donne di fede e di lettere, contemplativi e missionari, martiri e apostoli della carità, che hanno portato ovunque la carezza e la tenerezza di Dio, arricchendo la Chiesa e mostrando nuove possibilità per incarnare il Vangelo attraverso la predicazione, la testimonianza e la carità: tre pilastri che garantiscono il futuro dell’Ordine, mantenendo la freschezza del carisma fondazionale”.

Secondo il papa la trasmissione della Parola di Dio richiede una testimonianza coraggiosa del Vangelo: “Il buon predicatore è consapevole di muoversi in una terra santa, perché la Parola che porta è santa, e lo sono anche i suoi destinatari. I fedeli non hanno bisogno soltanto di ricevere la Parola nella sua integrità, ma devono anche sperimentare la testimonianza di vita di colui che predica. I santi hanno portato frutti abbondanti perché, con la loro vita e la loro missione, parlano con il linguaggio del cuore, che non conosce barriere ed è comprensibile a tutti.

Infine, il predicatore e il testimone devono esserlo nella carità. Senza questa, saranno discutibili e sospetti. San Domenico ebbe un dilemma all’inizio della sua vita, che segnò tutta la sua esistenza: ‘Come posso studiare su pelli morte mentre la carne di Cristo soffre?’. E’ il corpo di Cristo vivo e sofferente, che grida al predicatore e non lo lascia in pace. Il grido dei poveri e degli esclusi risveglia, e fa comprendere la compassione che Gesù provava per la gente”.

Al Capitolo generale dell’Ordine domenicano hanno partecipato 75 priori provenienti da tutto il mondo. Padre Bruno Cadorè, maestro generale dell’Ordine, aprendo i lavori ha affermato che i domenicani devono essere predicatori della Misericordia: “La felice coincidenza di questi due Giubilei così cari alla nostra storia, alla nostra vita e alla nostra missione domenicane si traduce per noi in un richiamo speciale a rinnovare il nostro ministero della Parola, al momento della celebrazione del nostro ottocentesimo anniversario, dentro la missione specifica della Chiesa: ‘annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e al mente di ogni persona’…

Noi crediamo che la sua risurrezione è la rivelazione definitiva dell’amore del Padre per Gesù e per il mondo. La risurrezione di Cristo è la più evidente rivelazione della ‘misericordia di Dio per i poveri’. Predicare la risurrezione consiste nel predicare un nuovo cammino di amicizia con Dio. Questa è la grazia che ha fatto di san Domenico un predicatore esemplare, ‘il predicatore della grazia’. Questa felice coincidenza ci permette di unire il nostro anno giubilare con il Giubileo della Chiesa. I predicatori del Vangelo sono i predicatori della grazia e i predicatori della grazia sono i predicatori della misericordia di Dio”.

Ed il vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha affermato che la ricorrenza celebrata a Bologna è l’occasione per riscoprire le radici dell’Europa: “L’occasione dell’ottavo centenario dell’approvazione dell’Ordine, che proprio qui prese, non a caso, i primi passi, vorremmo fosse occasione per riscoprire questo legame così importante.

Voi tornate all’origine e noi insieme a voi riscopriamo la presenza della vostra fraternità, unita intimamente all’Università di Bologna, esempio di studio e di riflessione di un’Europa che non conosceva certo i confini e le appartenenze attuali, ma che metteva qui tra le radici più profonde del suo umanesimo e della sua intelligenza. E dobbiamo imparare a guardare con San Domenico al futuro dell’Europa, perché non diventi tristemente nonna, preda delle paure e che pensa il suo umanesimo addirittura debolezza”.

Secondo il vescovo san Domenico amava unire la gioia alla comunione: “San Domenico era un uomo gioioso, tanto che ‘Egli accoglieva ogni uomo nel grande seno della carità e, poiché amava tutti, tutti lo amavano. Si era fatto una legge personale di rallegrarsi con le persone felici e di piangere con coloro che piangevano’. Egli sapeva farsi volere bene, frutto di tanta lotta all’egocentrismo e al proprio io e ben diverso dal cercare facile consenso assecondando le richieste delle persone.

Amava talmente il Vangelo che lo comunicava con la sua vita ed era talmente amabile da riuscire a farlo accettare da tutti… Questa è la via della gioia: rendere grandi gli altri, edificarli, non contristare lo spirito. L’altra parola che san Domenico ci lascia è la comunione. Egli sceglie, sì, un luogo santo, ma per lui il luogo santo per eccellenza non sono le reliquie, bensì la comunità. ‘Nessuno fu uomo di comunione più di lui’, commentano i suoi biografi.

Cerchiamo di seguire la testimonianza sempre così attuale di san Domenico scegliendo la via della gioia e della comunione, lui che volle farsi seppellire nel coro, proprio per questo, per essere sempre ai piedi dei suoi fratelli. La comunione ci libera dall’inevitabile ripiegarci su noi stessi, valorizza la persona ma libera dall’opprimente e penoso individualismo, ci dona un noi nel quale contempliamo la presenza di Gesù”.

Il risultato del Capitolo sono gli Atti, in cui sono proposte le linee operative per i prossimi anni, incentrate sul tema della predicazione: “La vita fraterna è costitutiva dell’ identità del predicatore. L’unanimità di cuore e di mente è una forma eloquente di predicazione perché conferisce credibilità alla missione. Come si può predicare l’amore di Dio se non si crea comunione con i fratelli?”

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