L’Argentina ha ricordato mons. Angelelli

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In pochi giorni l’Argentina ha ricordato due importanti date: la festa di san Gayetano, celebrata domenica 7 agosto, ed i 40 anni del martirio di mons. Angelelli, ucciso il 4 agosto, in quanto si opponeva alla dittatura. Nel messaggio al presidente della Conferenza Episcopale dell’Argentina, mons. Arancedo, papa Francesco ha ricordato le celebrazioni, quando era vescovo a Buenos Aires:

“Ricordo commosso il 7 agosto a Buenos Aires. La Messa nel Santuario di Liniers e poi il percorso della coda di gente fino allo stadio del Vélez. Salutare, ascoltare, accompagnare la fede di questo popolo semplice… e molte volte, di fronte all’angustia di uomini e donne che vogliono e cercano un lavoro e non lo trovano…, si riusciva soltanto a dare una stretta di mano, una carezza, a guardare quegli occhi bagnati di dolore, e a piangere dentro. Piangere sì, perché è dura attraversare la vita con un padre di famiglia che desidera un lavoro e non ha la possibilità di ottenerlo”.

Per lenire questo pianto il papa ha rivolto al santo la preghiera per donare pane e lavoro: “A san Gaetano chiediamo pane e lavoro. Il pane è più facile da avere perché c’è sempre qualche persona o istituzione buona che te lo offre, almeno in Argentina, dove il nostro popolo è così solidale. Ci sono luoghi nel mondo che non hanno neanche questa possibilità. Ma il lavoro è molto difficile da ottenere, soprattutto quando si continuano a vivere momenti in cui gli indici di disoccupazione sono significativamente alti.

Il pane risolve una parte del problema, però solo metà, perché questo pane non è quello che si guadagna con il proprio lavoro. Una cosa è avere del pane da mangiare in casa e altra è portarlo a casa come frutto del lavoro. E questo è ciò che dà dignità. Quando chiediamo lavoro stiamo chiedendo di poter sentire la dignità; e in questa celebrazione di san Cayetano chiediamo la dignità che ci conferisce il lavoro; poter portare il pane a casa. Trabajo, il termine spagnolo per Lavoro, con la sua T (che insieme alle altre due T: Tetto e Terra) si trova tra i concetti fondamentali dei Diritti Umani. E quando chiediamo lavoro per portare il pane a casa, stiamo chiedendo dignità”.

Ed alcuni giorni prima, 4 agosto, molti fedeli, nella cappella intitolata a ‘Mons. Enrique Angelelli’, per ricordare i 40 anni della sua uccisione, celebrata dal vescovo di Nequen, mons. Virginio Bressanelli: “Vogliamo raccogliere il ricordo di Mons. Angelelli, perché è un ricordo di impegno totale con Dio e con le persone, e da loro siamo certi che si trattava di un impegno pacifico, secondo il Vangelo, per la giustizia, per la verità, per una democrazia dove c’è il vero rispetto da parte di tutti”.

Mons. Enriche Angelelli, nato nel 1923, era uno dei più noti vescovi del Paese, così come era nota la sua avversione alla dittatura. Morì in un incidente d’auto simulato, poco dopo l’instaurarsi del regime militare. Il 4 luglio del 2014, a 38 anni di distanza, due alti ufficiali sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio del presule. Per decenni le autorità avevano sostenuto che la morte di Angelelli fosse stata accidentale.

Nel 2015 è stata aperta la fase diocesana della causa di beatificazione del vescovo. Inoltre mons. Bressanelli ha espresso la sua preoccupazione per la situazione sociale nel Paese: “Al mattino presto, quando apro la Cattedrale, c’è gente che entra per dormire lì. L’altro giorno ho contato nove persone accanto al termosifone del riscaldamento e padre Carlos mi ha detto che l’altro giorno ne ha viste 11. Noi li lasciamo dormire e diciamo alla gente di non preoccuparsi di loro, di non disturbarli”.

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