Il «Sola Fides» luterano

In questo nostro tempo – carico di confuse interpretazioni dottrinali e fraintendimenti pastorali – bisogna pazientemente industriarsi, ritornando a studiare i principi fondamentali che hanno generato la nostra fede; anche per chiarire le considerazioni vacillanti che qua e là vengo seminate come il frumento sparso sulle colline, disorientano la fede di tante persone.
A proposito di Lutero – iniziatore della Riforma protestante – e di uno dei suoi principali convincimenti teologici (Sola Fides), è interessante soffermarsi su una riflessione del teologo carmelitano Antonio Maria Sicari, tratta dal suo ultimo capolavoro “Il «Divino Cantico» di San Giovanni della Croce”, Jaca Book (2011).

«Il prezzo più grave che Lutero dovette pagare – afferma Sicari – fu quello di una tragica incomprensione delle altre due virtù teologali (la speranza e la carità). Egli non temeva di insegnare che la sola fede giustifica “prima della carità e senza la carità”, e che la fede non ha bisogno che la carità le dia “forma”. Per sostenere un tale principio, non esitava nemmeno a manipolare alcune note affermazioni bibliche». Come riportato nei suoi Diari, S. Kierkegaard, con grande disapprovazione, a tal proposito diceva: «Lutero vuole spiegare sempre l’amore come semplice amore del prossimo, quasi non ci fosse l’obbligo di amare Dio. Lutero in sostanza ha sostituito l’amore di Dio con la fede, e chiama poi l’amore, amore del prossimo».

Fu il card. Joseph Ratzinger che cercò di spiegare – «in maniera equilibrata e profonda», afferma Sicari – il dramma di Lutero, che nel tentativo di chiarire e raggiungere «una personale certezza di salvezza» giunse a concepire l’atto di fede in modo disordinatamente esclusivo ed esaustivo. Secondo Ratzinger, infatti, le considerazioni di Lutero alteravano l’essenza teologica delle virtù teologali (fede, speranza e carità); e in modo particolare la carità – che per il cattolico rappresenta l’intima forma della fede – diventa per Lutero estranea al concetto di fede stesso. «Il sola fides, su cui Lutero ha tanto insistito – scrive Ratzinger –, vuol dire esattamente e propriamente questa esclusione della carità, o amore, dalla questione della salvezza. La carità appartiene al campo delle “opere”, e diventa in tal modo “profana”. Se si vuole, si può chiamare tutto ciò personalizzazione radicale dell’atto di fede, che consiste in un eccitante, e in una certa maniera esclusivo, faccia a faccia tra Dio e l’uomo».

In nota, Antonio Sicari osserva: «Il card. Ratzinger definiva allora “pretesa illuministica” l’insistenza di alcuni esperti di considerare “come semplici malintesi” le dure contrapposizioni con cui Lutero si staccò dalla Chiesa di Roma. Per questo il cardinale fu attaccato duramente, ma seppe reagire senza lasciarsi intimidire, spiegando la reale portata dell’aggressione di Lutero alla “caritas”. È interessante oggi ricordare che, proprio a questo tema, Ratzinger – divenuto Papa Benedetto XVI – ha dedicato la sua prima Enciclica, vanificando con la sua autorità magisteriale i tentativi di chi vorrebbe considerare il discorso luterano sulla fede più interessante e moderno di quello cattolico sulla carità».

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