The Sun: le case di Mosul nel meraviglioso viaggio del 2016

Da alcune settimane si è concluso il viaggio in Terra Santa della band musicale ‘The Sun’, come ha raccontato il leader Francesco Lorenzi: “Vivere la via indicata da Gesù è la chiave principale per vivere appieno la nostra vita. E la Terra Santa è appunto la sua terra. In questi luoghi è più semplice immergersi nella Grazia di Gesù. Perché, anche se Lui è in ogni luogo, questa resta casa sua”.

E non è finita qui, perché Amnesty International nello scorso febbraio ha candidato una canzone di questa band, ‘Le case di Mosul’ al premio ‘Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty 2016’, riservato ai big della musica italiana, insieme ad altri 10 brani scelti da un’ampia rosa di segnalazioni giunte dal pubblico, con questa motivazione:

“I giovani e coraggiosi ‪The Sun‬ non hanno paura di usare immagini forti per puntare i riflettori sulla guerra e invitare alla ‪pace‬, al ‪rispetto‬ dei diritti umani, alla coesistenza pacifica e alla libertà religiosa”. E’ il coronamento di un traguardo, iniziato nello scorso anno con il ‘Cuore Aperto Tour 2015’, che è stato uno degli eventi musicali più seguiti dell’estate con più di 30.000 spettatori, soprattutto giovani:

“Il 2015 è stato un anno straordinario, a tratti molto impegnativo, ma indimenticabile che ha regalato ai The Sun esperienze e soddisfazioni bellissime! La pubblicazione di ‘Cuore Aperto’, il ritorno all’autoproduzione, le 5 settimane in classifica nazionale, la Top Ten digitale nella settimana di uscita dell’album, l’incontro con la Sindone, l’arrivo di un nuovo grande compagno di gruppo ‘Andrea Cherry Cerato‘, l’incontro col Sermig ed Ernesto Olivero, il ritorno nel deserto del Negev, la pubblicazione de ‘La Strada del Sole’ in Portogallo, il ritiro dell’ Officina del Sole a Tolentino, il lancio di Un Invito Poi Un Viaggio 2016 e… molto altro!”

Il complesso musicale lo scorso anno è salito alla ribalta dei palcoscenici grazie al lp ‘Cuore Aperto’, che conteneva la canzone ‘Le case di Mosul’, un titolo che annunciava senza mezzi termini l’importanza dei temi che la band ha voluto affrontare, come ha spiegato Francesco Lorenzi:

“Dopo due album con Sony Music, la scelta discografica per questo disco è stata quella dell’autoproduzione. Abbiamo messo insieme un team di persone affiatate e animate da medesimi ideali, questo ci permette di essere totalmente liberi di esprimerci, sia artisticamente che dal punto di vista della comunicazione stessa, cosa assai importante.

Ci siamo affidati per la stampa e distribuzione ad Artist First, azienda leader in Italia che fin dall’inizio si è dimostrata la realtà più attenta alle scelte della band, sposandone i contenuti proposti e la volontà di proporli con opere di massima qualità… Cuore Aperto ha un sound molto energico, radicato nel rock, con successive variazioni che spaziano nei vari ambiti ad esso legati. Mai come questa volta sono stato animato da una scrittura così ispirata, fluida, nitida.

Ho lavorato su ciò che davvero volevo far percepire, togliendo il superfluo, per trasmettere meglio l’essenziale. Questa scelta ha dato alle canzoni un’energia straordinaria, sia da un punto di vista sonoro che tematico. Dai brani più tirati fino alle ballate, c’è sempre un filo conduttore unitario, armonioso, che dialoga con l’ascoltatore”.

Ma il clamore più importante è stato per la canzone ‘Le case di Mosul’, la canzone che ha creato un caso di aggregazione dal basso, coinvolgendo migliaia di giovani in una community: “Tutto è partito dall’iniziativa che la band ha lanciato sui propri social: una call to action che invita i fan a dire ‘credo in te’ a qualcuno che amano, riprendendo il verso conclusivo de ‘Le case di Mosul’ e facendone un tormentone divenuto virale grazie ai contenuti creati spontaneamente dagli stessi utenti.

Un modo per condividere da subito i temi del brano, che proprio perché universali fanno parte del vissuto di ognuno e chiamano ad esprimersi in prima persona, che si tratti di una presa di posizione sulla guerra o di una parola d’affetto verso qualcuno in cui si pone la propria fiducia”. Inoltre Francesco Lorenzi nel suo blog ha spiegato la genesi della canzone:

“Avendo avuto varie esperienze dirette in Terra Santa, mi resi conto che solo uomini radicati nel territorio come Mahmoud Al Asali, nati e cresciuti in quel mondo, possono davvero fermare l’odio, l’ignoranza, e accendere la luce dell’amore, della tolleranza e della pacifica convivenza in quel mondo. Ciò che viene da fuori, dall’occidente, difficilmente mette radici.

Ho pianto di dolore per il martirio di questo Giusto. E quel pianto mi ha interpellato, facendo nascere in me la necessità impellente di scrivere, di immedesimarmi in ciò che quest’uomo portava nel cuore. Non c’era ancora stata l’escalation di barbarie firmate Isis e in Italia si parlava poco di tutto questo.

Però l’omicidio del professore mi fece comprendere che qualcosa era cambiato, che quegli attacchi ai cristiani e alle altre minoranze non erano un fenomeno isolato, che c’era un disegno di epurazione simile a quello nazista nei confronti degli ebrei: identificare una persona e impossessarsi dei suoi beni, privare quella persona di ogni diritto, negargli ogni possibilità di vita e attività sociale e infine eliminarla fisicamente per il solo fatto di avere un determinato credo”.

Infatti la canzone è molto potente ed è un grido contro la barbarie della guerra: “Case in fiamme/Morti appesi/Non ne voglio più/Ogni cuore vale uguale anche laggiù/Vite esplose/Lame e bombe/Non ne voglio più/Ogni uomo nasce innocente/Quale sangue ci distingue?/Se un uomo è uomo difende ogni vita/Non fa differenza, lontana o vicina/Nessuna guerra è in nome di Dio/Se il mondo va a fuoco, brucerò anche io”.

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