Emergenza Ebola, dalla Chiesa 3 milioni di euro

Tre milioni di euro per l’emergenza Ebola. È quanto ha stanziato la Santa Sede, dopo che il Cardinal Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato personalmente in Guinea, Liberia e Sierra Leone. E non a caso l’annuncio dello stanziamento si accompagna ad un documento del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace. Consegnato il 27 novembre 2014, il documento è il primo del genere della Santa Sede sull’emergenza Ebola.

Il documento si chiama “La risposta della Chiesa Cattolica all’emergenza Ebola”. Una emergenza che si quantifica con cifre spaventose: la malattia è relativamente nuova, ma fino all’ultima crisi pandemica aveva affetto solo 2500 persone. Con l’ultima pandemia, le persone contagiate sono 15 mila, e continuano a crescere. Per la prima volta, le stesse istituzioni della Chiesa si sono trovate vittime del contagio. L’obiettivo, come aveva spiegato in una riunione di vertice con Caritas Internationalis il consulente speciale della Caritas sui temi sanitari Bob Vitillo, è quello di mantenere proprio gli ospedali cattolici aperti. Sono gli unici che possono rispondere al contagio. Anche perché dati recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che il 70 per cento del sistema sanitario africano è formato proprio da istituzioni cattoliche.

Per ora ci sono 3 milioni di euro, ma la Santa Sede incoraggia altri benefattori ad accrescere i fondi in segno di solidarietà verso coloro che soffrono in queste regioni coperte dalla malattia.
I fondi saranno a disposizione di strutture sostenute dalla Chiesa per migliorare l’assistenza che esse offrono attraverso istituzioni sanitarie, iniziative comunitarie e la cura pastorale dei malati e del personale sanitario.

Come verranno utilizzate queste somme? Per l’acquisto di forniture sanitarie di prima necessità, per il trasporto dei malati e per il rinnovamento delle strutture, in primis. Poi, parte del contributo sarà destinato ai residenti di aree circoscritte al fine di sviluppare e potenziare strategie tese a fermare l’espansione dell’Ebola. Vi saranno anche fondi destinati ad aiutare le famiglie colpite dal virus e i minori rimasti orfani.

Molto importante è la parte della risposta pastorale. Le persone in aree colpite dal virus saranno aiutate attraverso la formazione e l’aiuto fornito ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai laici impegnati in attività pastorali, affinché siano meglio preparati ad affrontare i bisogni di ordine fisico, psichico e spirituale dei malati e di quanti soffrono. La Santa Sede concentrerà i suoi interventi sulle parrocchie, in quanto gran parte dell’attività della Chiesa si svolge a livello della parrocchia, che è un’importante istituzione basilare nella lotta alle conseguenze causate dall’Ebola, che stanno emergendo come un problema serio, particolarmente per i sopravvissuti.

Ma si punta soprattutto a creare una rete cattolica contro l’Ebola. Si legge nel documento che la Chiesa Cattolica è impegnata da molti decenni a fornire aiuto umanitario e di sviluppo nell’Africa Occidentale. La Chiesa quindi conosce bene come le istituzioni sanitarie di ogni tipo – che già stanno affrontando pesanti sfide derivanti dalla povertà e da annose difficoltà sociali e politiche – sono grandemente impegnate dalla presente crisi.

Oltre all’attività della Chiesa nella regione, il documento presenta gli sforzi compiuti da numerosi Dicasteri della Curia Romana, tra cui il Pontificio Consiglio Cor Unum, il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, Propaganda Fide, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, come pure l’attività di Caritas Internationalis e le organizzazioni ad essa collegate. Questo si somma agli sforzi delle Agenzie Cattoliche presenti in molti altri Paesi, quali Catholic Relief Services (U.S.A.), Missio (Austria), Misereor e Medical Mission Institute (Germania). Gli intensificati sforzi della Chiesa permettono una maggiore risposta a livello parrocchiale e di conseguenza rafforzano le misure atte a contenere la malattia.

La Chiesa resta accanto alle popolazioni, perché– si legge nel documento – “non viene e va; le persone si rivolgono a Dio in situazioni di paura e di bisogno. Questa Chiesa è una testimonianza visibile della presenza di Gesù Cristo in ogni tempo ma particolarmente in tempi di difficoltà”.

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