150 anni

In questi giorni di festeggiamenti per i 150 dell’unità politica d’Italia ho riletto alcune pagine de “Il Gattopardo”. Nel capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa c’è una frase che fin da giovane mi ha interrogata. Non tanto come italiana, ma come cattolica. L’inviato sabaudo scende in Sicilia per chiedere al vecchio aristocratico di far parte del nuovo parlamento italiano.“Dopo la felice annessione, volevo dire, dopo la fausta unione della Sicilia al Regno di Sardegna è intenzione del governo di Torino di procedere alla nomina a Senatori del Regmo di alcuni illustri siciliani”. Annessione dunque, non unità dei popoli che in fondo passavano da un padrone ad un altro. Di questa realtà sembrò rendersi conto solo il mondo cattolico. Oltre la politica è ovvio che l’identità italiana è fortemente cristiana e cattolica. Come ha scritto Benedetto XVI nel messaggio per i 150 anni dell’unità politica d’Italia.

Cultura, arte, santità, letteratura, filosofia italiane sono ricche di nomi espressamente cattolici a partire da Dante fino a Rosmini. E anche la “Questione romana” fu un travaglio politico che si risolse, in fondo, in meno di 60 anni. Tempi brevi se visti alla luce dei millenni della fede cattolica. E da allora il Vaticano, la Santa Sede ripresero un ruolo politicamente ancora più significativo in Italia e ancora più nel mondo. Un ruolo morale che nessun esercito e territorio avrebbero mai potuto assicurare. Un ruolo nato dal rinnovamento che la Chiesa seppe fare da dentro, nato dal Concilio Vaticano II seguito di quel Vaticano I interrotto dalla breccia di Porta Pia. Come a dire che la Chiesa cattolica era forse più risorgente del risorgimento stesso.

Pochi mesi dopo la prima assemblea parlamentare a Torino, a Roma, in Vaticano nasceva un giornale che era una rivoluzione: l’Osservatore Romano era in edicola il 1 luglio del 1861. Una pubblicazione battagliera e polemica, ufficiosa ma ideata da un Pacelli, Marcantonio, Sostituto del Ministro dell’Interno Pontificio. Finalità, a norma di regolamento “smascherare e confutare le calunnie che si scagliano contro di Roma e del Pontefice Romano; di far noto quanto di più rimarchevole avviene alla giornata di Roma e fuori; di ricordare i principi incussi della Religione cattolica e quelli della giustizia e del diritto come basi inconcusse di ogni ordinato vivere sociale; d’istruire dei doveri che si hanno verso la patria; di eccitare e promuovere la venerazione all’Augusto Sovrano e Pontefice; di raccogliere ed illustrare quanto per arti, lettere e scienze meriti di essere seganalato al pubblico e specialmente le invenzioni ed applicazioni relative a cui si adopere negli Stati Pontifici.” Il 1870 cambiò per forza le cose, il foglio venne più volte sequestrato e cambiò più volte stile e forma. Ma la sua nascita autenticamente risorgimentale ci ricorda che, come dice papa Benedetto parlando di Silvio Pellico: “Con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina.” Esempio quanto mai necessario nei nostri tempi.

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