Gli editori cattolici, serie B o risorsa sprecata?

Editoria cattolica. Già, per alcuni sembra una definizione di “serie B”. Perché gli autori che vendono preferiscono evitarla. O almeno i titoli “migliori” li danno agli editori “laici” o meglio dire commerciali. É una della questioni più spinose dell’era contemporanea. Da quando, dopo il Concilio in particolare, i cattolici si sono impegnati a fondo nel mondo della comunicazione. 

Qualcuno racconta che già Paolo VI avesse affrontato la questione quando un gruppo di editori cattolici mandò uno di loro a parlamentare con il Papa perché li sostenesse. Ottennero solo una offerta in denaro.

Da allora i cattolici hanno cercato i loro spazi nella società anche tentando di competere con i grandi colossi commerciali che, non avendo a cuore l’uomo, ma solo il profitto, riuscivano a conquistare più mercato. Solo uno scontro tra buoni e cattivi? Non è certo così semplice. L’editoria cattolica, e non solo e non tanto quella istituzionale, ma soprattutto quella indipendente, ha anche delle colpe da farsi perdonare.

Il dibattito è stato affrontato proprio al Salone del Libro di Torino che si è svolto tra l’8 e il 12 maggio e dove la Santa Sede è stata paese ospite.

Ne sono emersi spunti interessanti di riflessione. Uno dei temi più spinosi è quello della scelta delle case editrici per la pubblicazione dei testi dei Papi. Il tema è diventato caldo soprattutto con il pontificato di Benedetto XVI e ora con Francesco. Teologo e scrittore di successo il primo che ha pubblicato la sua opera più significativa e anche sintesi di una vita intera proprio da Papa, pastore che scrive poco ma che vende molto il Papa argentino, le cui parole vengono rilanciate al 45 per cento da editori laici. Anche questo diventa un problema per gli editori cattolici. Perché le “major” dell’editoria colgono l’occasione  per inserirsi con produzioni “usa e getta” in un’area non propria.

Certo, le editrici cattoliche non hanno la forza che hanno le multinazionali dell’editoria, soprattutto nella distribuzione. Le cause sono molte. Da una parte la scarsezza di fondi, ma dall’altra anche una certa incapacità di fare rete, di collaborare, di diventare delle “multinazionali” dovuta in parte anche alla chiusura reciproca e a quel sentimento di essere “di serie B” che va combattuto anche dalla gerarchie e dagli autori.

Perché alcuni scrittori che fanno “cassetta” preferiscono i grandi editori ( magari anche molto distanti dalla etica cattolica, con titoli in catalogo discutibili) piuttosto che una editrice cattolica?

Gli esempi possono essere molti. Anche la gestione di alcuni titoli “papali” sono finiti in questa serie. E non è bastato l’accordo voluto all’inizio del pontificato di Benedetto XVI di cessione di tutti i diritti alla Libreria Editrice Vaticana per evitare che la Rizzoli prendesse in mano la pubblicazione di alcune parti del Gesù di Ratzinger. Il risultato è che la trilogia completa risulta ora difficilmente pubblicabile per alcune case editrici minori ma significative che terrebbero però il libro in catalogo per sempre, mentre la “major” lo mandano al macero in pochi mesi.

Del resto però la diffusione dei testi dei Papi è aumentata. Ma c’è una grossa differenza tra comprare un libro e leggerlo.

E così succede che per molti libri che si trovano negli autogrill, nei supermercati o nelle librerie di grande distribuzione c’è più la voglia di avere che di conoscere.

Una particolarità della editoria cattolica è anche che spesso i libri vengono non solo presentati, ma anche messi al cento di dibattiti e incontri per molto tempo e così il lettore è accompagnato nella conoscenza dell’autore e del testo.

É anche vero che a volte gli editori cattolici mancano di spirito commerciale e alcuni autori preferiscono dare i loro testi a chi poi assicurerà anche un reddito.

Rimane da vedere per ora che cosa succederà dell’effetto Francesco sull’editoria.

Anche nel pontificato di Giovanni Paolo II si sono pubblicati montagne di libri. Eppure oggi ci sono ancora molti inediti interessanti di Papa Wojtyla.

Personalmente ho avuto la gioia di poter attingere a questo scrigno. E ho scelto di farlo con editori cattolici. Penso che la Chiesa ha bisogno di una comunicazione che sia leader nelle idee e nei modi, che segni la cultura contemporanea con forza e che non sia suddita dello spirito di chi “usa” i temi della fede come una qualsiasi merce.  Agli editori cattolici però vorrei dire: non divisi, ma uniti si vince la mondanità.

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