Il cardinale Bagnasco: il lavoro non è una merce e l’immigrazione è incontro di identità

Domenica il papa, ieri Bagnasco. La Chiesa cattolica non si lascia incantare dalle sirene “rasserenanti” e guarda la realtà delle famiglie toccate in modo “cruento” dalla crisi. Il presidente della CEI, punta il dito contro le imprese che licenziano “in tempi e modi alquanto sbrigativi come si trattasse di alleggerire la nave da futile zavorra.” Si aprono i lavori della 59°Assemblea Generale dei vescovi, temi sociali ed ecclesiali in discussione fino a venerdì con al centro l’emergenza educativa e con l’intervento del papa. Intanto si parla di precariato, di ammortizzatori sociali inadeguati, di umanizzazione del lavoro.

Domenica il papa nell’omelia della messa a Cassino davanti agli operai licenziati o in cassa integrazione aveva chiesto ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori di “ricercare, con il contributo di tutti, valide soluzioni alla crisi occupazionale, creando nuovi posti di lavoro a salvaguardia delle famiglie”. Ieri a nome di tutti i vescovi il cardinale Bagnasco ha chiesto specificamente un’attenzione ai precari. Negli ultimi dieci anni, dice, il lavoro flessibile ha ridotto la disoccupazione. Ma per i precari “gli ammortizzatori previsti sono davvero modesti” e intanto anche il lavoro “stabilizzato” conosce “l’inquietudine della cassa integrazione, quando non del licenziamento.” Prima richiesta dei vescovi quella di un fisco più equo, che non allarghi le diseguaglianze. Ma anche e soprattutto un rinnovato stile di vita che tenga conto dei più deboli, come i paesi del sud del mondo dove i nuovi poveri saranno più di cento milioni.

Quindi bisogna “riformulare questi meccanismi, mettendoli al riparo dagli egoismi e garantendo pari opportunità per tutti i Paesi.” Maggiore sobrietà per superare la crisi e una nuova concezione del lavoro che non va “identificato come circostanza casuale e fortuita, ma con la riscoperta del legame imprescindibile dell’uomo con il lavoro”, una concezione “non mercantile” del lavoro “quasi fosse una qualunque merce di scambio sottoposta alla legge della domanda e dell’offerta. Il lavoro è grazia e compito, è estrinsecazione dell’umano” Per Bagnasco la globalizzazione che “ambiva a porsi come destino maturo del mondo” ha dimostrato la sua “precarietà ed incompiutezza” e il “sistema ha perso credibilità ed efficacia”.

Analisi che porta al tema dell’immigrazione. La legge sulla sicurezza, anche con alcune correzioni, non ha “superato tutti i punti di ambiguità”, e gli sbarchi continuano incessanti. Gli interrogativi sono due: perché i figli dei paesi poveri sono costretti ad “affrontare qualunque rischio per darsi una speranza di vita” e “cosa facciamo per assicurare una effettiva integrazione?” La cooperazione internazionale può rispondere al primo problema. Per l’integrazione Bagnasco ricorda che “ L’immigrazione è una realtà magmatica. Se non la si governa si finisce per subirla.” Non solo ordine pubblico e respingimenti, ma incontro di identità culturali senza cedere ad “ una logica relativistica”, Patti di cittadinanza con i quali l’immigrazione “cessa di essere una casualità e diventa occasione per una identità arricchita.”

Nell’aula del Sinodo in Vaticano i vescovi applaudono due volte. Dopo la accorata difesa di Benedetto XVI, definito da Bagnasco un papa profetico, e all’arcivescovo dell’Aquila. Per i terremotati il “difficile è ancora in agguato” e la politica dopo aver bene affrontato l’emergenza dovrà assicurare la ricostruzione in tempi brevi e sicuri.

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