Non si serve la Chiesa creando contrapposizioni

Due libri e due papi, uno santo e uno che ancora non si sa. A cantare le lodi di Francesco c’è la borghesia che non vuole essere borghese e cerca di pensare “moderno”, ma in effetti torna al “vecchio”. A parlare di fede e preghiera ci sono gli amici di Giovanni Paolo II ora santo.

Succede a Roma in un pomeriggio che sembra già estate, in un quartiere che ormai è il palcoscenico del mondo mediatico. Da una parte si parla di Giovanni Paolo II, dall’altra di Francesco. Si presentano due libri. Sembra quasi una contrapposizione voluta. E in effetti i due non potrebbero essere più diversi. Non solo per il tratto storico della loro vita, ma anche per la loro ecclesiologia e per la loro lettura del Concilio Vaticano II. Ma soprattutto per la lettura che ne danno alcuni media, alcuni ecclesiastici, e molti “lontani”.

Così il cardinale Camillo Ruini parla di Giovanni Paolo II e del cardinale Ratzinger,  delle  “sfide che ha dovuto affrontare insieme a Papa Giovanni Paolo II da prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede”, prima fra tutte, in ordine cronologico, quella della teologia della liberazione, che metteva l’accento sulla povertà “ma finiva per estraniare la fede da se stessa, interpretandola alla luce dell’ideologia marxista. Giovanni Paolo II, in altre parole, è stato “una guida preziosa sia per smascherare la falsa idea della liberazione, sia per esporre la vocazione della Chiesa all’autentica liberazione dell’uomo”. E c’ anche un’altra sfida, quella della  “corretta comprensione dell’ecumenismo”, attraverso la sua “opera convergente tesa a percorrere tutte le strade per l’unità” e al tempo stesso il rifiuto della “falsa concezione del raggiungimento dell’unità attraverso scorciatoie che portano ad un annacquamento della fede”. “Il coraggio della verità è un criterio di prim’ordine per la santità”.

Il coraggio della verità come criterio di santità. A costo di non avere subito il favore dell’opinione pubblica.

Poco  distante un altro cardinale, un tedesco, descrive questa Chiesa della verità, questo lavoro di attuazione del Concilio come qualcosa di negativo. Ma lo fa per mettere in risalto la positività di Papa Bergoglio: “Pur non essendo un accademico, Papa Francesco ha trovato tanto interesse presso i non credenti”. Postulando la necessità di un dialogo con loro, non più da parte di una Chiesa arroccata “dentro un castello, spesso un castello di carte”, ma di una Chiesa “aperta”, senza quei “confini inutili”, che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Il Papa “è radicato nel Vangelo” e sa che “la dottrina è già contenuta nel Vangelo” più che in un ‘castello’. E gli unici “valori irrinunciabili” sono quelli del Vangelo, “in cui non si fa astrazione dalla realtà della persona, applicando verità astratte”. Per questo molti lo amano, per “aiutare questo Papa che non è più un Principe rinascimentale e nemmeno un dittatore, ma ha bisogno di sostegno”. Perché la Chiesa sia “sinodale, non più eurocentrica, non più chiusa in se stessa”.

La Chiesa che Kasper vede come “arroccata” è la Chiesa che nasce da Giovanni Paolo II, l’uomo che con il Vangelo in mano ha portato Cristo al mondo? Il globetrotter della fede e dei diritti dell’uomo? L’uomo delle “prime volte” in moschea o in sinagoga?  Il Papa santo Giovanni Paolo II, l’uomo guidato dalla preghiera, dal lavoro e dall’allegria di essere figlio di Dio? L’uomo della sofferenza che ha donato il suo sacrificio al bene della Chiesa?

Perchè è chiaro che il cardinale non fa riferimento solo al suo connazionale Benedetto XVI, ora Papa emerito, per il quale, si sa, non ha mai avuto una gran simpatia. Ma parla di “ultimi decenni”.

Qualcosa non va forse in questo modo di raccontare il cammino della Chiesa,  come contrapposizione continua al passato, che per un fedele è Tradizione, e non si cancella come una moda politica. Semmai si purifica guardando al futuro con profezia.

Ogni Papa ha il suo ruolo e il suo compito nella storia che vive, nessun credente dovrebbe pensare che “ora finalmente è arrivato il nuovo e buttiamo tutto il passato”. Figuriamoci un cardinale.

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