Papa Francesco traccia l’identikit del vescovo perfetto

É un discorso lungo e accorato quello che il Papa ha rivolto oggi ai membri della Congregazione per i Vescovi riuniti in Sala Bologna nel Palazzo Apostolico per una riunione non consueta.  Papa Francesco a molto a cuore la identità dei vescovi, e in effetti i suoi discorsi più programmatici da pontefice li ha rivolti proprio ai vescovi. In Brasile ad Aparecida e al Celam.

Quello di oggi è in effetti un discorso in cui Francesco ripete molto dei suoi temi più ricorrenti. E per farlo il Papa rilegge il testo degli Atti degli Apostoli rinforzato dal catechismo della Chiesa cattolica e dal codice di diritto canonico. Aggiunge il suo stile personale con frasi forti e facili da ricordare, anche non sue. Come quando riporta addirittura Giuseppe Siri : “Dicono che il Cardinale Siri soleva ripetere: «Cinque sono le virtù di un Vescovo: prima la pazienza, seconda la pazienza, terza la pazienza, quarta la pazienza e ultima la pazienza con coloro che ci invitano ad avere pazienza».”

Tra i testi di riferimento ovviamente il Concilio e non solo il Vaticano II, ma addirittura quello di Trento. “E’ importante- dice il Papa-  ribadire che la missione del Vescovo esige assiduità e quotidianità. Io penso che in questo tempo di incontri e di convegni è tanto attuale il decreto di residenza del Concilio di Trento: è tanto attuale e sarebbe bello che la Congregazione dei Vescovi scrivesse qualcosa su questo. Al gregge serve trovare spazio nel cuore del Pastore. Se questo non è saldamente ancorato in sé stesso, in Cristo e nella sua Chiesa, sarà continuamente sballottato dalle onde alla ricerca di effimere compensazioni e non offrirà al gregge alcun riparo.”

Un argomento caro a Bergoglio e già discusso ampliamente da anni. Un sostenitore di questa tesi fu il cardinale Bernardin Gantin, che infatti, dopo il servizio romano, tornò nel suo Benin, accanto alla sua gente.

Nel suo lungo testo Papa Francesco traccia un identikit del vescovo tipo e dice che “per individuare un Vescovo, non serve la contabilità delle doti umane, intellettuali, culturali e nemmeno pastorali. Il profilo di un Vescovo non è la somma algebrica delle sue virtù. È certo che ci serve uno che eccelle (CIC, can. 378 § 1)”

I vescovi devono essere kerigmatici, dice il Papa: “ uomini custodi della dottrina non per misurare quanto il mondo viva distante dalla verità che essa contiene, ma per affascinare il mondo, per incantarlo con la bellezza dell’amore, per sedurlo con l’offerta della libertà donata dal Vangelo. La Chiesa non ha bisogno di apologeti delle proprie cause né di crociati delle proprie battaglie, ma di seminatori umili e fiduciosi della verità, che sanno che essa è sempre loro di nuovo consegnata e si fidano della sua potenza.”

Ovviamente i vescovi devono essere testimoni del Risorto, veri pastori, lontani dalle tentazioni mondane, lavoratori e agire “come fiduciosi seminatori, evitando la paura di chi si illude che il raccolto dipenda solo da sé, o l’atteggiamento disperato degli scolari che, avendo tralasciato di fare i compiti, gridano che ormai non c’è più nulla da fare.”

E poi la preghiera, mai stancarsi: “Il Vescovo dev’essere capace di “entrare in pazienza” davanti a Dio, guardando e lasciandosi guardare, cercando e lasciandosi cercare, trovando e lasciandosi trovare, pazientemente davanti al Signore. Tante volte addormentandosi davanti al Signore, ma questo è buono, fa bene!”

E naturalmente pastori “non padroni della Parola, ma consegnati a essa, servi della Parola”.

Il lascito di un vescovo è la santità dice il Papa e ricorda alla Congregazione il suo compito preciso: “Questa Congregazione esiste per assicurarsi che il nome di chi è scelto sia stato prima di tutto pronunciato dal Signore. Ecco la grande missione affidata alla Congregazione per i Vescovi, il suo compito più impegnativo: identificare coloro che lo stesso Spirito Santo pone alla guida della sua Chiesa.

Dalle labbra della Chiesa si raccoglierà in ogni tempo e in ogni luogo la domanda: dacci un Vescovo! Il Popolo santo di Dio continua a parlare: abbiamo bisogno di uno che ci sorvegli dall’alto; abbiamo bisogno di uno che ci guardi con l’ampiezza del cuore di Dio; non ci serve un manager, un amministratore delegato di un’azienda, e nemmeno uno che stia al livello delle nostre pochezze o piccole pretese. Ci serve uno che sappia alzarsi all’altezza dello sguardo di Dio su di noi per guidarci verso di Lui. Solo nello sguardo di Dio c’è il futuro per noi. Abbiamo bisogno di chi, conoscendo l’ampiezza del campo di Dio più del proprio stretto giardino, ci garantisca che ciò a cui aspirano i nostri cuori non è una promessa vana.”

La domanda finale del Papa è anche il progetto da segure: “dove possiamo trovare tali uomini? Non è facile. Ci sono? Come selezionarli? Penso al profeta Samuele alla ricerca del successore di Saul (cfr 1 Sam 16,11-13) che domanda al vecchio Iesse: «Sono qui tutti i suoi figli?», e sentendo che il piccolo Davide era a pascolare il gregge ordina: «Manda a prenderlo». Anche noi non possiamo fare a meno di scrutare i campi della Chiesa cercando chi presentare al Signore perche Egli ti dica: «Ungilo: è lui!». Sono certo che essi ci sono, perché il Signore non abbandona la sua Chiesa. Forse siamo noi che non giriamo abbastanza per i campi a cercarli. Forse ci serve l’avvertenza di Samuele: «Non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». È di questa santa inquietudine che vorrei vivesse questa Congregazione.”

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