Ebrei e cristiani dovranno ritrovarsi: l’amicizia di Lolek e Jurek

Un giorno ebrei e cristiani dovranno ritrovarsi. La frase non era proprio così nel manoscritto dell’ autore. Ma Gianfranco Svidercoschi la rilettura del testo del suo racconto di una amicizia tra un cattolico e un ebreo l’aveva fatta fare a Giovanni Paolo II. Era lui, il Papa polacco, uno dei due protagonisti della storia. L’altro, Jerzy Kluger, ebreo polacco, ingegnere del giovane Lolek aveva perso le tracce con la guerra. Si erano ritrovati anni e anni dopo a Roma, e poi grazie ad un giornalista raccontano la loro storia.  Svidercoschi appunto. Prima un articolo, poi un libro, e nel libro una unica correzione. Ebrei e cristiani devono riabbracciarsi aveva scritto il giornalista. E il Papa cancella e scrive: ritrovarsi.

Quel libro: “Lettera ad un amico ebreo” diventa uno strumento di dialogo. Non solo perchè viene tradotto in 20 lingue e diffuso in 60 paesi, non solo perché diventa un best seller in pochissimo tempo, ma perché continua ad essere il punto di partenza per le domande che ancora sono prepotenti nel rapporto tra ebrei e cristiani in tutto il mondo. Perchè si fa ancora fatica a realizzare delle amicizie come quella di Lolek e Jurek?  “ Ritrovarsi tra amici risolverebbe l’intollerenza culturale tra ebrei e cristiani” dice Gianfranco Svidercoschi. E gli risponde Riccardo di Segni, Rabbino Capo di Roma: “gli insegnamenti pontifici dovrebbero uscire dai sacri palazzi”.  Eh si, tra i testi, i pronunciamenti, anche i gesti dei pontefici e la realtà quotidiana c’è ancora troppa distanza.

Ma i “cattolici informati”, dice di Segni sanno parlare di amicizia. Magari invece sono i “laicisti” che con snobberia ripetono le vecchie muffose ricette anti giudaiche.

Il libro ha girato il mondo, è stato una fiaccola e oggi ha una nuova vita grazie all’impegno di due editori  la Libreria Editrice Vaticana e Cairo. “Storia di un’amicizia ritrovata”  riprende il suo cammino. La storia dell’ amicizia tra Karol Wojtyla e Jerzy Kluger, tra un cattolico e un ebreo, nata nella Polonia degli anni Venti e durata tutta una vita, anche se la guerra separò per quasi trent’anni i due amici, ritrovatisi poi a Roma al termine del Concilio Vaticano II. Un’ “amicizia ritrovata” che continua anche dopo l’elezione di Wojtyla al pontificato, e che diviene messaggio universale di un dialogo possibile.

Una storia che “assume oggi un valore superiore, in un mondo attraversato da violenza, odio e intolleranza” dice Svidercoschi. “ In essa v’è un valore di testimonianza e di insegnamento, soprattutto per le nuove generazioni, a non dimenticare e a conoscere quanto è accaduto in passato, perché non si ripeta, anche se in forme diverse”.  Andrea Riccardi, che ha partecipato alla presentazione della nuova edizione del libro, ha parlato della “tenera carnalità di un’amicizia”. Giovanni Paolo II nutriva un “profondo filosemitismo, carnale, che nasce nella vita quotidiana e passa attraverso la sua amicizia con Kluger”.  “Barriere ancestrali sono crollate, anche grazie a storie come questa”, dice Di Segni:  “Le persone che seguono l’insegnamento dei loro pastori capiscono che il rapporto con il popolo ebraico è cambiato ed è completamente diverso. Chi non lo capisce sono le persone che si sono distaccate dall’insegnamento della Chiesa. La Chiesa va avanti, ma c’è qualcuno che rimane indietro, e non è la Chiesa”.

 

Il Papa e l’amico ebreo- Storia di una amicizia ritrovata- Lev. Cairo 10 euro

 

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