Alla Via Crucis papa Leone XIV invita a camminare sulle orme di Gesù
“San Francesco ci invita a vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo… Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo”: è la ‘Preghiera Omnipotens’ che papa Leone XIV ha elevato nella notte del Venerdì Santo, al termine della Via Crucis presieduta al Colosseo.
Quella composta da san Francesco d’Assisi per chiudere la ‘Lettera a tutto l’Ordine’, che esorta ad imitare Cristo, con la preghiera del papa perché gli uomini conformino la propria volontà a quella di Dio imitando Cristo, per giungere, attraverso la sua grazia, all’incontro con Lui che vive e regna ‘nella Trinità perfetta e nell’Unità’.
Il papa, davanti a 30.000 fedeli, affiancato da due giovani portatori di torce, ha portato la croce per 14 stazioni ‘per dire che Cristo ancora soffre’ e portare le ‘sofferenze’ dell’umanità nelle sue ‘preghiere’, secondo quanto recita l’Introduzione della Via Dolorosa: “Nel percorrere questa Via Crucis, accogliamo l’invito di san Francesco a fare un cammino sulle orme di Gesù che non sia meramente rituale o intellettuale, ma coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita”.
Le meditazioni di fra Patton traggono spunto dagli scritti di san Francesco d’Assisi: “Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla. Anche ognuno di noi è chiamato a rispondere del potere che esercita nella vita di tutti i giorni”.
Nel pomeriggio fra Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore, presieduta da papa Leone XIV nella basilica di san Pietro, ha evidenziato come Gesù abbia incarnato la figura del ‘Servo del Signore’ cantata dal profeta Isaia, introducendo nella storia una logica nuova:
“Viviamo in un mondo in cui la voce di Dio non orienta più, come un tempo, il cammino condiviso dell’umanità. Non perché la voce di Dio sia venuta meno, ma perché spesso è diventata una voce tra le tante, coperta da altre parole che promettono sicurezza, progresso, benessere. Sono queste, oggi, le indicazioni che guidano molte scelte e tracciano la direzione del vivere comune. Eppure, il mondo continua a essere un luogo in cui si soffre e si muore, spesso senza colpa e senza ragione. Le guerre non si fermano, le ingiustizie si moltiplicano, i più fragili ne fanno le spese”.
All’inizio dell’omelia il predicatore della Casa Pontificia ha invitato a contemplare la croce portata da Gesù in un percorso di salvezza: “In questo giorno santo la Liturgia ci fa contemplare la Passione, l’abbiamo appena ascoltata. Davanti a questo mistero è naturale per noi raccoglierci in silenzio e preghiera. La croce di Cristo però rischia di rimanere incomprensibile se la guardiamo soltanto come un fatto isolato, come un evento improvviso. In realtà è il punto più alto di un cammino, il compimento di tutta una vita in cui Gesù ha imparato ad ascoltare e ad accogliere la voce del Padre, lasciandosi guidare giorno dopo giorno fino all’amore più grande”,
Però ha sottolineato che non è facile questo percorso: “Gesù è l’uomo dei dolori che ben conosce il patire. Nessuna violenza, nessun ricorso alla forza, nessuna tentazione di distruggere tutto e ricominciare da capo”. “Sappiamo come non sia facile abbracciare una simile missione, siamo tentati di usare l’aggressività e la violenza, pensando che senza questi mezzi le cose non possano risolversi mai. Ma solo la mitezza è l’unica forza per affrontare le tenebre del male”.
Ed anche se il ‘male’ continua ad esistere fra Pasolini ha invitato ad ascoltare la voce di coloro che non ‘gridano’, ma agiscono per un mondo più giusto: “La voce di Dio non orienta più, non perché sia venuta meno, ma perché è una voce tra le tante, le altre che promettono sicurezza e benessere. Ormai queste tracciano la direzione del luogo comune. Ma il mondo continua ad essere un posto dove si soffre e muore. I più fragili ne fanno le spese. Manca una parola, un canto che sappia orientare i nostri passi verso un mondo più giusto.
Ma se guardiamo con attenzione possiamo scorgere una schiera silenziosa di persone che scelgono una voce diversa: una voce che non grida, che non si impone con forza, un canto discreto e ostinato che invita ad amare e non restituire mai il male ricevuto. Non compiono gesti straordinari, ma ogni giorno provano a fare della loro vita qualcosa che non serve solo loro, ma anche agli altri. Non smettono di cercare il bene, non fanno rumore, ma tengono aperta la possibilità di un mondo diverso, grazie a loro il male non ha l’ultima parola”.
(Foto: Santa Sede)


























