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Papa Leone XIV: essere vicino agli ultimi

“Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”: dopo la preghiera dell’Angelus, papa Leone XIV ha rinnovato l’appello per la pace in Ucraina dopo quattro anni di conflitto.

Nell’appello ha ribadito che la pace è un’esigenza urgente: “La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”.

Quindi ha chiesto di preghiera: “Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato che Gesù ha provato l’umanità: “Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie”.

Ed ecco che la Quaresima è occasione di riscoprire un cammino di conversione: “La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera”.

E’ stato un invito al silenzio dai social: “In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.

Mentre questa mattina il papa ha visitato la parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, accanto al crocevia della grande stazione ferroviaria dove ‘in pochi metri’ c’è chi parte con la ‘spensieratezza’ garantita dalle comodità e chi, invece, non ha un tetto: “La Quaresima è un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo, per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù”.

Nel commento alle letture odierne il papa ha sottolineato la libertà offerta da Dio: “Il racconto della Genesi ci riporta alla nostra condizione di creature, messe alla prova non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione. L’essere umano è cioè libero di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature”.

Ma questa libertà è insinuata dal ‘serpente’: “Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che, così dice, Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà”.

Le tentazioni a cui Gesù si è sottoposto offrono una diversa chiave di lettura: “La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes, rivela l’uomo a sé stesso: ‘Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo’.

Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo ‘sì’ a Dio. Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale”.

Tale libertà è data dal battesimo: “Anzitutto è il Sacramento stesso ad essere dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo. Ma il Battesimo è dinamico anche perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo”.

Quindi l’invito ad essere un ‘presidio di prossimità’: “Per questo, carissimi, incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio. In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala”.

Invito preciso ad essere lievito: “In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione. La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco ai volontari: segno di speranza

“Mercoledì scorso, con il rito delle Ceneri, abbiamo iniziato la Quaresima, l’itinerario penitenziale di quaranta giorni che ci chiama alla conversione del cuore e ci conduce alla gioia della Pasqua. Impegniamoci perché sia un tempo di purificazione e di rinnovamento spirituale, un cammino di crescita nella fede, nella speranza e nella carità”: anche oggi il testo di papa Francesco dopo la recita dell’Angelus è stato solo consegnato,ricordando l’inizio del tempo quaresimale.

Ed ha ricordato il prezioso contributo nella società del volontariato, che oggi ha celebrato il giubileo: “Questa mattina, in Piazza San Pietro, è stata celebrata la santa Messa per il mondo del volontariato, che sta vivendo il proprio Giubileo. Nelle nostre società troppo asservite alle logiche del mercato, dove tutto rischia di essere soggetto al criterio dell’interesse e alla ricerca del profitto, il volontariato è profezia e segno di speranza, perché testimonia il primato della gratuità, della solidarietà e del servizio ai più bisognosi. A quanti si impegnano in questo campo esprimo la mia gratitudine: grazie per l’offerta del vostro tempo e delle vostre capacità; grazie per la vicinanza e la tenerezza con cui vi prendete cura degli altri, risvegliando in loro la speranza!”

Il suo è stato un ringraziamento a chi accudisce con cura coloro che necessitano di aiuto: “Fratelli e sorelle, nel mio prolungato ricovero qui in Ospedale, anch’io sperimento la premura del servizio e la tenerezza della cura, in particolare da parte dei medici e degli operatori sanitari, che ringrazio di cuore. E mentre sono qui, penso a tante persone che in diversi modi stanno vicino agli ammalati e sono per loro un segno della presenza del Signore. Abbiamo bisogno di questo, del ‘miracolo della tenerezza’, che accompagna chi è nella prova portando un po’ di luce nella notte del dolore”.

Il messaggio si è concluso con la richiesta di pregare per la pace per i popoli martoriati dalla guerra: “Insieme continuiamo a invocare il dono della pace, in particolare nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele, nel Libano e nel Myanmar, in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. In particolare, ho appreso con preoccupazione della ripresa di violenze in alcune zone della Siria: auspico che cessino definitivamente, nel pieno rispetto di tutte le componenti etniche e religiose della società, specialmente dei civili”.

Mentre nell’omelia della celebrazione eucaristica, celebrata dal card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il papa aveva sottolineato il significato di deserto come cambiamento di vita: “Ogni anno, il nostro cammino di Quaresima inizia seguendo il Signore in questo spazio, che Egli attraversa e trasforma per noi. Quando Gesù entra nel deserto, infatti, accade un cambiamento decisivo: il luogo del silenzio diventa ambiente dell’ascolto.

Un ascolto messo alla prova, perché occorre scegliere a chi dare retta tra due voci del tutto contrarie. Proponendoci questo esercizio, il Vangelo attesta che il cammino di Gesù inizia con un atto di obbedienza: è lo Spirito Santo, la stessa forza di Dio, che lo conduce dove nulla di buono cresce dalla terra né piove dal cielo. Nel deserto, l’uomo sperimenta la propria indigenza materiale e spirituale, il bisogno di pane e di parola”.

Ed ha messo in evidenza le tre caratteristiche della tentazione a cui Gesù è sottoposto: “Anzitutto, nel suo inizio la tentazione di Gesù è voluta: il Signore va nel deserto non per spavalderia, per dimostrare quanto è forte, ma per la sua filiale disponibilità verso lo Spirito del Padre, alla cui guida corrisponde con prontezza. La nostra tentazione, invece, è subita: il male precede la nostra libertà, la corrompe intimamente come un’ombra interiore e un’insidia costante”.

Quindi anche a noi Dio mostra la sua vicinanza: “Il Signore ci è vicino e si prende cura di noi soprattutto nel luogo della prova e del sospetto, cioè quando alza la voce il tentatore. Costui è padre della menzogna, corrotto e corruttore, perché conosce la parola di Dio, ma non la capisce. Anzi, la distorce: come dai tempi di Adamo, nel giardino dell’Eden, così fa ora contro il nuovo Adamo, Gesù, nel deserto”.

Poi ha sottolineato il modo con cui il diavolo tenta: “Cogliamo qui il singolare modo col quale Cristo viene tentato, cioè nella relazione con Dio, il Padre suo. Il diavolo è colui che separa, il divisore, mentre Gesù è colui che unisce Dio e uomo, il mediatore. Nella sua perversione, il demonio vuole distruggere questo legame, facendo di Gesù un privilegiato: ‘Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane’… Davanti a queste tentazioni Gesù, il Figlio di Dio, decide in che modo essere figlio. Nello Spirito che lo guida, la sua scelta rivela come vuole vivere la propria relazione filiale col Padre”.

Ma Dio non abbandona: “Anche noi veniamo tentati nella relazione con Dio, ma all’opposto. Il diavolo, infatti, sibila alle nostre orecchie che Dio non è davvero nostro Padre; che in realtà ci ha abbandonati. Satana mira a convincerci che per gli affamati non c’è pane, tanto meno dalle pietre, né gli angeli ci soccorrono nelle disgrazie.

PSemmai, il mondo sta in mano a potenze malvagie, che schiacciano i popoli con l’arroganza dei loro calcoli e la violenza della guerra. Proprio mentre il demonio vorrebbe far credere che il Signore è lontano da noi, portandoci alla disperazione, Dio viene ancora più vicino a noi, dando la sua vita per la redenzione del mondo”.

Proprio da questa consapevolezza della filiazione a Dio Gesù ‘vince’ le tentazioni: “Gesù, il Cristo di Dio, vince il male. Egli respinge il diavolo, che tuttavia tornerà a tentarlo ‘al momento fissato’… Nel deserto il tentatore viene sconfitto, ma la vittoria di Cristo non è ancora definitiva: lo sarà nella sua Pasqua di morte e risurrezione”.

Così davanti alla tentazione anche noi siamo redenti nella Pasqua: “La nostra prova non finisce dunque con un fallimento, perché in Cristo veniamo redenti dal male. Attraversando con Lui il deserto, percorriamo una via dove non ne era tracciata alcuna: Gesù stesso apre per noi questa strada nuova, di liberazione e di riscatto. Seguendo con fede il Signore, da vagabondi diventiamo pellegrini”.

Ciò è reso possibile anche dall’opera dei volontari: “Vi ringrazio molto, carissimi, perché sull’esempio di Gesù voi servite il prossimo senza servirvi del prossimo. Per strada e tra le case, accanto ai malati, ai sofferenti, ai carcerati, coi giovani e con gli anziani, la vostra dedizione infonde speranza a tutta la società. Nei deserti della povertà e della solitudine, tanti piccoli gesti di servizio gratuito fanno fiorire germogli di umanità nuova: quel giardino che Dio ha sognato e continua a sognare per tutti noi”.

(Foto: Santa Sede)

Prima domenica di Quaresima: Gesù è tentato nel deserto

La Quaresima è l’operosa preparazione alla pasqua di risurrezione. Gesù, vero uomo e vero Dio, evidenzia al cristiano la via regia da seguire per una vera rinascita nello spirito. Le tentazioni, a cui volle sottoporsi Gesù, sono un insegnamento per noi e vertono su ciò che è essenziale per l’uomo: per i nostri progenitori, che obbedivano solo a Dio, satana li spinge a fare a meno di Dio: ”Se mangiate il frutto proibito, diventate come Dio: conoscitori del bene e del male!” ( un peccato di orgoglio e di superbia; e l’uomo scoprì infine solo di essere nudo, di avere perduto tutto).

Nei riguardi di Gesù le tentazioni vertono sulla sua vera identità: “Se sei figlio di Dio … se sei il Messia…: tre tentazioni che toccano il campo economico, politico e religioso: le tre strade che il mondo propone come essenziali all’uomo impreparato.  La qualità di una persona si misura dalle tentazioni da cui è provato. Le tentazioni rivelano la misura della nostra fedeltà alla Parola di Dio; la vittoria sul male è garantita, come insegna Gesù, dal ricorso alla Parola di Dio.

La prima tentazione: Gesù è nel deserto, ha fame? ‘Se sei figlio di Dio, fa che queste pietre diventino pane’. Gesù non discute con il diavolo ma contrappone la parola di Dio: ‘Sta scritto: non di solo pane vive l’uomo!’ Sappiamo bene infatti che è proprio vero: senza pane non si vive; ma senza religione ci si ammazza! ‘homo homini lupus’.  La seconda tentazione: Satana escogita la tentazione politica, la gloria umana: tutto è in mio potere; io te lo darò se ti prostri dinanzi a me e mi adori!  Gesù risponde con la Parola di Dio: ‘Sta scritto: ti prostrerai solo davanti al Signore Dio tuo; lui solo servirai’. La terza tentazione: il tentatore conduce Gesù sul pinnacolo del Tempio e lo invita a qualcosa di spettacolare: gettati giù perchè sta scritto che Dio manderà i suoi angeli e ti sosterranno perchè il tuo piede non inciampi! Gesù risponde: ‘Sta scritto: non metterai alla prova il Signore Dio tuo’.

Il diavolo infine si allontanò da Lui. Gesù, come vedi, non dialoga con il tentatore ma alle sfide diaboliche risponde subito con la ‘Parola di Dio’.  Non tentare  giammai il Signore Dio tuo stando a braccia conserte o aspettando che venga a salvarti, ma agisci come se tutto dipendesse da te e, quando hai fatto tutto il possibile, come se tutto dipendesse da Lui. Dio infatti ha creato la persona umana con l’intelligenza e la volontà. Gesù non dialoga con il tentatore ma alle sfide diaboliche risponde solo con la parola di Dio.

Nel deserto Gesù ci insegna che il digiuno è necessario, ma il vero digiuno che vuole il Signore non è tanto quello corporale, che consiste solo nello astenersi da questo o da quel cibo, ma il vero digiuno è quello radicale che porta l’uomo a rinnegare se stesso perchè trionfi l’opera di Dio: ‘chiunque  vuole essere mio discepolo, rinneghi se stesso’. Sono necessari fede ed umiltà, mettere da parte orgoglio e superbia nella piena consapevolezza di quello che abbiamo e siamo: siamo dono di Dio e a Dio l’onore e la gloria.

Questo è vero digiuno: pulizia ed iniziare una vita nuova alla luce della parola di Dio, che è l’anima dell’ascesi cristiana. La Quaresima è iniziata con l’imposizione della cenere e le parole scandite dalla Liturgia: ‘Ricordati, uomo, che sei polvere e polvere ritornerai’. Questo non per scoraggiarci, per deprimerci ma per aprire gli occhi e il cuore alla verità della vita e alla prospettiva della Pasqua di risurrezione. La Santissima Vergine, Madre di Gesù e nostra, che conservava la parola di Dio nel suo cuore, ci aiuti a riflettere sull’insegnamento di Gesù: via, verità e vita.

Ottava domenica  del Tempo Ordinario: Gesù invita alla purificazione del cuore!

Con quattro brevi parabole Gesù esorta i discepoli a guardarsi bene dell’ipocrisia. L’ipocrisia è il male terribile che impedisce di prendere coscienza dei propri limiti e rende l’uomo giudice implacabile degli altri. Gesù invita la sua Chiesa ad una vera conversione del cuore per vivere una fede viva e coinvolgente. Le quattro brevi parabole sono assai efficaci e sono dirette sia ai pastori che al popolo di Dio. Da qui la necessita di un’autocritica alla luce della ‘parola di Dio’. E’ la parola di Dio che oggi ci interpella, ci invita a riflettere, a tirare fuori ciò che è buono e saggio, ci invita a misurare con la stessa misura noi e gli altri, consapevoli dei nostri limiti e carenze.

Essere persona libera ed aiutare il fratello a liberarsi è la dinamica del saggio educatore senza quella falsa ipocrisia che  porta a vedere i difetti degli altri e non scorgere mai i propri. La tentazione è sempre quella di essere indulgenti con noi stessi, duri, anzi durissimi, nei riguardi degli altri. Gesù ebbe a dire: ‘Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del fratello e non vedi la trave che c’è nel tuo occhio?’ Può, dirà Gesù, un cieco guidare un altro cieco?. Una vera guida deve possedere quella  saggezza  ed umiltà che gli permetta di svolgere bene il suo ruolo e discernere la via giusta da seguire.

L’atteggiamento da vivere è l’empatia o la capacità di immedesimarsi nella realtà dell’altro, ascoltare le motivazioni per meglio aiutarlo. Inoltre possedere sempre rispetto caloroso ed accoglienza incondizionata dell’altro: due virtù che evidenziano l’amore misericordioso di Dio. L’atteggiamento da evitare: quello di volere apparire predicatore, giudice, moralista. Deciditi, dunque caro amico, a seguire la vera guida: Cristo Gesù,  colui che non è nato cieco perché è la ‘luce’; l’unico che conosce la strada perché è la ‘via’; l’unico che dà senso alla vita perché è la ‘vita’: Gesù è vero Signore e Maestro.

‘Un discepolo, dice Gesù, non è più del maestro’, unico vero maestro è Gesù che si rivolge a noi dicendo: ‘Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore’. Come riconoscere noi stessi se siamo o no guide cieche? Ce lo insegna lo stesso Cristo Gesù: l’albero si riconosce dai frutti; l’albero buono dà frutti buoni, l’albero cattivo dà frutti cattivi. Non dobbiamo essere ipocriti: predicare bene ed  operare male. L’ipocrisia sta nello zelo nel rilevare i difetti degli altri e nessuna premura nel correggere i propri difetti.

La carità fraterna è un dovere ma va fatta sempre con verità, carità ed umiltà. La parola buona sa correggere con mitezza chi sbaglia ed aiuta a rimuovere la pagliuzza che può esserci nel proprio occhio; parola buona è quella che infonde sempre coraggio e speranza. Cristo Gesù oggi invita il suo discepolo, ciascuno di noi, alla purificazione del cuore, ad una vita responsabile ed attenta.

Uomo, sii te stesso; vivi da uomo, da figlio di Dio, redento da Cristo, per la vita eterna. Se la Chiesa tutta: clero e laici, ci mettiamo con umiltà in ascolto della parola di Dio, si può guardare al futuro anche in mezzo a difficoltà dovute alla cattiveria altrui o alla nostra fragilità. Il futuro è nelle mani di Dio, l’avvenire è del cristianesimo, come assicura Gesù: ‘le porte degli inferi non prevarranno’. Maria, madre di Gesù e madre nostra, alla quale siamo stati affidati dalla misericordia divina, non abbandonerà mai i suoi figli. “Rivolgi a noi, Madre, gli occhi tuoi misericordiosi”.

Papa Francesco: combattere le tentazioni conduce alla santità

“E non dimentichiamo i popoli che sono in guerra. La guerra è una pazzia, sempre la guerra è una sconfitta! Preghiamo. Preghiamo per la gente in Palestina, in Israele, in Ucraina e in tanti altri posti dove c’è la guerra. E non dimentichiamo i nostri fratelli Rohingya, che sono perseguitati”: anche nella prima udienza generale del 2024 papa Francesco ha invitato a non dimenticare i popoli che soffrono a causa della guerra e delle persecuzioni.

Papa Francesco a giovani ed anziani: cresciamo insieme

Prima della recita dell’Angelus odierno papa Francesco ha spiegato che non è compito umano strappare la zizzania: “Un agricoltore, che ha sparso del buon seme nel suo campo, scopre che un nemico di notte vi ha seminato zizzania, una pianta dall’aspetto molto simile al grano, ma infestante. In questo modo Gesù parla del nostro mondo, che in effetti è come un grande campo, dove Dio semina grano e il maligno zizzania, e perciò crescono insieme bene e male. Lo vediamo dalle cronache, nella società, e anche in famiglia e nella Chiesa. E quando, assieme al buon grano, scorgiamo erbe cattive, ci viene voglia di strapparle via subito, di fare piazza pulita”.

Papa Francesco invita alla vigilanza

“Fratelli e sorelle io vi dico: si soffre tanto in Ucraina, tanto, tanto! E io vorrei attirare l’attenzione un po’ sul prossimo Natale, anche le feste. E’ bello festeggiare il Natale, fare le feste… ma abbassiamo un po’ il livello delle spese di Natale, così si chiamano. Facciamo un Natale più umile, con regali più umili. Inviamo quello che risparmiamo al popolo ucraino, che ha bisogno, soffre tanto; fanno la fame, sentono il freddo e tanti muoiono perché non ci sono medici, infermieri a portata di mano. Non dimentichiamo: un Natale, sì; in pace con il Signore, sì, ma con gli ucraini nel cuore. E facciamo quel gesto concreto per loro”:

Papa Francesco invita a superare la desolazione

Al termine dell’Udienza generale papa Francesco ha rivolto un appello per la pace nella Repubblica Democratica del Congo, colpita dalle violenze interne, che hanno ucciso anche 7 persone, tra le quali una religiosa: “Assistiamo inorriditi agli eventi che continuano a insanguinare la Repubblica Democratica del Congo.

Papa Francesco invita a pregare come Elia

All’udienza generale per la prima volta dopo il lockdown in Aula Paolo VI, a causa del maltempo, papa Francesco riprende le catechesi sulla preghiera dopo il ciclo sulla cura del Creato nel mondo ferito dalla pandemia e si concentra sulla preghiera del profeta Elia, rivolgendo un invito a pregare il rosario: “Ricorre oggi la festa della Madonna del Rosario. Invito tutti a riscoprire, specialmente durante questo mese di ottobre, la bellezza della preghiera del Rosario, che ha alimentato, attraverso i secoli, la fede del popolo cristiano”.

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