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Rapporto IID ‘Noi doniamo’ 2026: la nuova geografia del dono in Italia
Dove e in quali condizioni si dona di più in Italia? E’ la domanda al centro della 9^ edizione di ‘Noi doniamo’, il rapporto sul dono in Italia realizzato dall’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (IID), presentato a Genova nell’ambito di Liguria Capitale del Dono 2026. L’appuntamento ospitato nella Sala Trasparenza del Palazzo della Regione Liguria, è stato moderato da Annamaria Baccarelli, Vicedirettrice di RAI Parlamento. RAI anche quest’anno è media partner del Giorno del Dono. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati della XXIV Indagine IID sull’andamento delle raccolte fondi degli enti non profit e il Rapporto 2026 sul dono in Italia.
Il Rapporto analizza le tre dimensioni del dono (denaro, tempo e dono biologico) mettendo insieme dati, analisi e contributi dei soggetti partner dell’Osservatorio sul dono: ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Eumetra, Ipsos Doxa, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Università degli Studi dell’Insubria, Università LIUC e Walden Lab. Per il terzo anno consecutivo BPER sostiene il Giorno del Dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono, fonte di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia.
Questa edizione introduce una novità: per la prima volta la propensione al dono viene messa in relazione con alcuni indicatori economici e sociali dei territori italiani, per provare a comprendere non soltanto dove si dona di più, ma quali caratteristiche accomunano le regioni nelle quali donazione economica e volontariato sono maggiormente diffusi.
L’evento, che apre il mese del dono, si inserisce nel progetto culturale di respiro nazionale Giorno del Dono, nato nel 2015 per promuovere i valori della gratuità e del volontariato che sono la base per una vera e condivisa cultura del dono. L’Istituto (che da oltre vent’anni promuove trasparenza, credibilità e onestà nel Terzo settore) ha fortemente voluto la Legge 110/15 che ha istituito in Italia, primo e unico Paese al mondo, il 4 ottobre di ogni anno quale Giorno del Dono.
Il Rapporto analizza anzitutto il dono di denaro per buone cause, con particolare attenzione al Terzo Settore, utilizzando diverse fonti che consentono di osservare il fenomeno da due prospettive complementari: quella degli enti non profit e quella dei donatori, cittadini e imprese. Grazie all’Indagine IID sulle Raccolte Fondi dell’IID, arrivata alla sua XXIV edizione, viene scattata una fotografia dettagliata delle raccolte fondi del non profit, mentre il donatore è al centro dell’indagine Ipsos Doxa ‘Italiani solidali’, realizzata su un campione di 2000 individui.
Il contesto di riferimento viene analizzato attraverso il contributo Istat ‘Aspetti della vita quotidiana’ (AVQ) condotta su un campione di circa 20.000 famiglie e 50.000 individui. Infine, partendo dall’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine, ‘Noi doniamo’ esplora il valore delle donazioni complessive da privati cittadini nell’ultimo anno fiscale disponibile, il 2023.
Il 2025 mostra alcuni segnali positivi: secondo Istat, la quota di residenti in Italia (+14 anni) che dichiara di aver versato denaro a un’associazione sale dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, proseguendo il graduale recupero degli ultimi anni. Più marcata la crescita del volontariato organizzato: la quota di persone che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato passa dall’8,4% al 9,2%. Cresce leggermente anche l’attività gratuita svolta in altre associazioni, dal 2,7% al 2,9%.
L’indagine Ipsos Doxa parte dall’analisi del trend delle donazioni informali, quelle che non transitano attraverso gli enti non profit. Il confronto tra i dati raccolti nell’edizione 2025 e quelli degli anni precedenti evidenzia una lieve flessione della quota di persone che, nei 12 mesi precedenti l’intervista, hanno effettuato almeno una donazione informale, scesa di un punto percentuale, dal 50% al 49%.
Sul fronte degli importi, nel 2025 la donazione media annuale destinata alle organizzazioni non profit diminuisce, attestandosi a 61€ (-7€ rispetto al 2024), un valore in linea con quello registrato nel 2021. Per le donazioni informali, invece, si conferma l’inversione di tendenza già osservata, con una significativa ripresa dell’importo medio, che raggiunge 37€, 16 € in più rispetto al 2023. Il Rapporto evidenzia infatti una solidarietà che si sta trasformando: accanto alla donazione economica convivono volontariato, sostegno alle comunità, microdonazioni, acquisti solidali, crowdfunding e nuove forme di attivazione digitale.
Partendo dai dati Istat, a livello territoriale l’analisi delle correlazioni è stata effettuata su 19 regioni, escludendo il Trentino-Alto Adige (sempre primo sia per donazioni economiche che per volontari) per mantenere omogenea l’unità territoriale tra le diverse fonti, poiché alcuni indicatori sono disponibili separatamente per le Province autonome di Trento e Bolzano mentre altri sono disponibili per la regione nel suo complesso.
A guidare la classifica delle donazioni economiche ci sono Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con il 15,1% di persone che donano, seguite dalla Valle d’Aosta con il 15%: valori nettamente superiori alla media nazionale dell’11,9%. La geografia cambia se si guarda al volontariato: in testa si posiziona il Veneto, con il 14,1% di persone impegnate in attività di volontariato, seguito dalla Valle d’Aosta (11,7%) e da Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe all’11,6%, a fronte di una media italiana del 9,2%. I dati mostrano così come donare denaro e donare tempo disegnino geografie in parte differenti, pur facendo emergere alcuni territori caratterizzati da una partecipazione solidale particolarmente elevata in entrambe le dimensioni.
Quest’anno il Rapporto sposta lo sguardo dall’individuo al territorio, non limitandosi a osservare in quali regioni siano più diffuse la donazione economica e la partecipazione al volontariato, ma cercando di individuare quali caratteristiche economiche e sociali accomunino i territori nei quali queste forme di dono risultano maggiormente diffuse.
A questo scopo, i dati regionali Istat relativi alla quota di persone che versa denaro a un’associazione e che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato sono stati messi in relazione con quattro indicatori riferiti alle caratteristiche dei territori: reddito disponibile pro capite, livello di istruzione, disuguaglianza nella distribuzione del reddito e fiducia interpersonale. La relazione più forte emerge tra reddito disponibile e donazione economica: nelle regioni con maggiori risorse economiche la quota di persone che dona denaro tende a essere sensibilmente più elevata. Anche il volontariato è positivamente associato al reddito, seppure con minore intensità.
Ma la disponibilità di risorse non è sufficiente a spiegare la geografia del dono. All’aumentare della disuguaglianza (indice di Gini), infatti, tendono a diminuire sia la donazione economica sia il volontariato. Un ruolo significativo è imputabile anche alla fiducia interpersonale, che risulta positivamente associata a entrambe le forme di partecipazione. Istat la misura chiedendo alle persone se ritengano che gran parte della gente sia degna di fiducia: un indicatore che consente di affiancare alle condizioni economiche una dimensione legata al capitale sociale e alla qualità delle relazioni.
L’analisi considera inoltre il livello di istruzione: la quota di popolazione con istruzione terziaria (universitaria o assimilabile) presenta una correlazione positiva particolarmente significativa con la donazione economica. Ne emerge una geografia nella quale non conta soltanto quante risorse siano disponibili in un territorio, ma anche quanto siano distribuite in modo equo. Un risultato particolarmente interessante perché la disuguaglianza incide tanto nelle donazioni economiche quando nel volontariato.
Secondo dati Istat i giovani hanno un peso ancora contenuto nella donazione economica, ma diventano molto più presenti quando il dono passa attraverso tempo, impegno personale e partecipazione. I 14-34enni rappresentano il 12,8% dei donatori di denaro, ma salgono al 23,8% dei volontari nelle associazioni di volontariato. Rappresentano inoltre il 24,6% (1 su 4) di chi svolge gratuitamente attività in altre associazioni e la stessa quota, il 24,6%, di chi partecipa ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace. La differenza è ancora più evidente tra i giovanissimi: i 14-19enni costituiscono appena l’1,2% dei donatori di denaro, ma il 6,4% dei volontari.
A completare il quadro, secondo la rilevazione Eumetra inserita nel Rapporto, la disponibilità ad aiutare non si esprime più soltanto attraverso le forme più consolidate, ma assume modalità diverse, più selettive e spesso più vicine ai contesti nei quali le persone si riconoscono. Nel 2026, infatti, la percentuale dei giovani che dichiara di aver dedicato denaro, beni o tempo alle esigenze del proprio gruppo o della propria comunità raggiunge il 47%, quasi uno su due, contro il 32% degli over 55. Più che una minore disponibilità alla solidarietà, nelle le nuove generazioni emerge un modo diverso di vivere il dono, meno legato alla sola erogazione economica ma più vicino alla partecipazione diretta e alle cause percepite come rilevanti.
Cambia anche il rapporto tra cittadini e organizzazioni: sempre nella rilevazione Eumetra inserita nel Rapporto, nel 2026 solo il 45% dei donatori dichiara di continuare a sostenere le stesse organizzazioni, mentre la maggioranza modifica almeno in parte le proprie scelte. La causa acquista centralità rispetto all’ente, soprattutto per le nuove generazioni: il percorso verso il dono parte sempre più spesso da un problema o da un valore percepito come importante e solo successivamente porta alla ricerca dell’organizzazione da sostenere.
Il 47%, quasi uno italiano su due, dichiara di essersi attivato autonomamente per cercare informazioni sulla trasparenza e sull’impatto delle organizzazioni. La fiducia non viene meno, dunque, ma deve essere costruita attraverso informazioni accessibili, trasparenza e capacità di mostrare concretamente risultati e impatto. Anche il digitale entra sempre più profondamente nell’ecosistema del dono: il 60% delle organizzazioni non profit intervistate utilizza strumenti digitali per la raccolta fondi e il 43% dichiara di aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, rispetto al 25% dell’anno precedente.
La XXIV Indagine IID sull’andamento delle raccolte fondi, condotta su 344 organizzazioni non profit e realizzata in collaborazione con CSVnet – l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, restituisce un quadro articolato. Nel 2025, tra gli enti che fanno raccolta fondi, il 39% registra un aumento delle entrate da fundraising, (rispetto al 33% dell’anno precedente) e, parallelamente, sale dal 18% al 22% anche la quota di chi registra una diminuzione: un andamento che evidenzia una crescente polarizzazione tra le organizzazioni.
Tornano inoltre con forza gli strumenti in presenza analizzati nell’indagine IID: nel 2025 gli eventi di raccolta fondi (cene, spettacoli, concerti e iniziative analoghe)- raggiungono il primo posto tra gli strumenti maggiormente utilizzati (50%), con un aumento di 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Continua parallelamente lo sviluppo dei canali digitali.
In base all’indagine IID si rafforza il rapporto con fondazioni e imprese: il 44% delle organizzazioni dichiara di aver ricevuto contributi da fondazioni, contro il 34% dell’anno precedente, mentre scende dal 63% al 49% la quota degli enti che non hanno avuto entrate da aziende. Queste organizzazioni lamentano per il 36% mancanza di tempo e risorse interne dedicate, per il 33% difficoltà ad instaurare il primo contatto con il mondo profit.
Quasi il 90% degli enti non ha mai avviato progetti di volontariato d’impresa o team building solidale, un dato che evidenzia quanto sia ancora ampio il potenziale di sviluppo della collaborazione tra imprese e Terzo Settore.
Anche dall’analisi condotta da Massimo Coen Cagli, Co-fondatore e direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, si rafforza il rapporto tra imprese e Terzo settore: il corporate fundraising evolve dalla semplice ricerca di risorse alla costruzione di partnership strategiche, capaci di generare valore per l’impresa, per l’organizzazione e per la comunità. Sostenibilità, criteri ESG e valutazione degli impatti spingono le aziende a cercare non più soltanto una buona causa da finanziare, ma partner con cui condividere competenze, obiettivi e risultati misurabili.
In base al contributo Istat contenuto nel Rapporto che analizza la relazione tra donatori e istituzioni non profit, anche le organizzazioni stanno modificando il modo di rapportarsi con chi le sostiene: nel 2024 circa 41 mila istituzioni non profit, pari al 12,3% del totale, considerano i donatori stakeholder significativi. Tra queste organizzazioni, il 44,1% consulta direttamente i donatori nella definizione delle attività, rispetto al 28,2% del 2015, mentre il 27,4% li coinvolge nella realizzazione dei progetti (contro il 19,5% del 2021) sia nella fase di progettazione che nella valutazione dei risultati. Il donatore tende così a essere sempre meno soltanto una fonte di finanziamento e sempre più un soggetto coinvolto nella costruzione dell’intervento.
Fabrizio Venturi torna in tutti i negozi di dischi con ‘Volo Libero’
‘Volo Libero’, l’album del cantautore toscano Fabrizio Venturi, è ufficialmente nei negozi di dischi, grazie a un nuovo accordo di ristampa e distribuzione siglato tra la DDT Music (etichetta indipendente dell’artista) e la prestigiosa casa discografica Audioglobe.
Il disco sarà disponibile in tutta Italia in diversi formati fisici: Vinile (versione unplugged), CD Digipack (edizione speciale), CD Jewel Box (confezione classica), Musicassetta, in linea con il crescente interesse per il vintage. Ogni formato includerà libretti con fotografie esclusive e i testi delle canzoni.
Fabrizio Venturi è un artista fuori dagli schemi: con uno stile unico e riconoscibile, si distingue per il modo personale di scrivere e interpretare la musica. Lontano dalle mode del momento – dal rap alla dance, fino al pop commerciale – Venturi coltiva una visione musicale raffinata, capace di coniugare profondità autoriale e accessibilità pop. A rendere unico l’artista non è solo la sua musica, ma anche il look: elegante, originale, sempre in grado di distinguersi senza mai scadere nell’eccesso.
“Non ho mai seguito le tendenze – racconta Venturi – né ho voluto rincorrere mode passeggere. Ho sempre cercato un equilibrio tra la canzone popolare e la musica d’autore, tra l’anima rock e la melodia italiana”.
Fondamentale, nel percorso dell’artista, è stata la collaborazione con il grande Alberto Testa, autore e paroliere tra i più importanti della musica italiana, con all’attivo successi immortali come “Grande Grande Grande”, “Quando Quando Quando”, “Un anno d’amore”, “Innamorati a Milano”, “Io ti darò di più” e molti altri.
“Ho conosciuto Alberto Testa negli anni ’80 – ricorda Venturi – e spesso gli portavo le mie canzoni. Le trovava belle, ma non abbastanza da iniziare una collaborazione. Fino a quando, dopo un grave incidente nel 1995 e una lunga convalescenza, qualcosa in me è cambiato. Nuove emozioni, nuove ispirazioni. Quando gli feci ascoltare quei brani, mi disse: ‘Ora sì’. Da lì nacque la nostra collaborazione, durata fino alla sua scomparsa nel 2009. Il brano ‘Ora sì’, presente proprio in Volo Libero, porta il titolo di quella frase che ha cambiato la mia vita artistica. A lui dedico con amore questa ristampa”.
‘Volo Libero’ torna così a nuova vita, pronto a emozionare ancora una volta vecchi e nuovi ascoltatori, attraverso parole autentiche e musica senza tempo.
In ogni momento e Casa, dolce casa, due libri di EMP per vivere il tempo e lo spazio in una prospettiva cristiana
In ogni momento di Daniele La Pera e Casa, dolce casa di Marco Di Benedetto non costituiscono una collana benché le loro copertine si richiamino volutamente, bensì due libri autonomi delle Edizioni Messaggero Padova dal taglio divulgativo per vivere il tempo e lo spazio del nostro abitare in una prospettiva cristiana.
In tale visione, il tema del tempo affrontato dal frate minore conventuale La Pera richiama come ogni momento della nostra vita sia un tempo favorevole da vivere appieno, anche nella quotidianità, mentre il tema dello spazio nelle nostre case secondo il laico e teologo Di Benedetto è simbolo e specchio della nostra dimora interiore.
Il sottotitolo del libro In ogni momento di Daniele La Pera è quasi un mantra: qualunque tempo è un tempo favorevole. Nella prospettiva cristiana ogni istante è un dono da non sprecare, la cui preziosità dipende dal valore personale che ognuno gli attribuisce. L’autore esplora questo tema proponendo un’interpretazione sapienziale in cui ogni giorno è visto come parte di una dinamica di salvezza che si svolge nel presente, rendendo ogni momento significativo e pieno di potenziale sacro. Questa visione trasforma il tempo da semplice successione di ore in una serie di opportunità per vivere pienamente, accogliendo il bene ricevuto e avanzando verso il bene sperato.
Così l’autore nell’introduzione: «Spesso “il tempo ci sfugge di mano”, i giorni passano veloci uno dietro l’altro, mentre corriamo – sempre più distratti e meno inclini a riflettere – dentro una sequenza frenetica di impegni, passando dal lavoro allo sport, dalle relazioni al sonno, insomma da una cosa all’altra, troppo velocemente, senza rielaborare il vissuto, quasi negandoci di cogliere – seppur inconsapevolmente – il senso sotteso a tutto ciò che compone la nostra giornata, accontentandoci – finché questo basta – dell’evidenza superficiale delle cose, delle relazioni, delle scelte. D’altro canto è pur vero che possiamo trovarci nella situazione diametralmente opposta a quella appena descritta, per cui il tempo – piuttosto che sfuggirci – sembra non passare mai, una sorta di limbo statico, caratterizzato prevalentemente dalla noia, se non addirittura dalla più gravosa apatia. […]
Non ultimo, possiamo semplicemente entrare in quel moderato – quanto ambivalente – ritmo che chiamiamo routine quotidiana, nella quale le abitudini muovono i nostri passi. […] In questi termini, si coglie l’intreccio tra il tempo dell’uomo e quello di Dio – come risulta anche nell’impianto narrativo dei Vangeli sinottici – e quanto sia sconsiderato “sprecare i nostri giorni”, dal momento che il compimento di questa dinamica di salvezza passa e si sviluppa nell’oggi di ogni tempo. […] Ciò significa, che tra la memoria e l’attesa, il passato e il futuro, ogni giorno è un tempo pieno, nel quale godere del bene ricevuto e procedere verso il bene sperato, realizzando oggi ciò che chiede di compiersi anche attraverso di noi, la nostra storia, il tempo della nostra esistenza».
Con Casa, dolce casa, invece, Marco Di Benedetto si sofferma sulla spiritualità dell’abitare. La sua è una sorta di guida per un viaggio di corpo e spirito tra le stanze e gli ambienti domestici. Sono tante le valenze della “casa”: è spazio concreto dove abitare, ma è anche desiderio, nostalgia, ricerca; è luogo di solitudini e intimità, di gioie intense e dolori profondi, di parole mute e silenzi eloquenti. Proprio per questo ogni casa è anche una “terra di pellegrinaggio”. Percorrendo i suggestivi sentieri di questa intuizione, l’autore invita i lettori a riconoscere il codice simbolico della casa come specchio della nostra dimora interiore, alla cui porta c’è qualcuno che bussa e attende di entrare per cenare insieme a noi (cf. Ap 3,20).
Così l’autore nell’introduzione: «La casa è una terra universalmente sacra, perché le donne e gli uomini di tutto il mondo vi nascono, in essa imparano l’alfabeto della vita e delle relazioni, esercitandosi ad affrontare anche le crisi e i conflitti, costruiscono progetti di amore, di amicizia, di riconciliazione, ma non solo; da essa scappano quando diventa una prigione, vi si rifugiano dentro quando il fuori spaventa, da lì partono per i viaggi e i cambiamenti più importanti e ad essa ritornano, almeno col cuore, mentre sono distanti… e poi vi invecchiano, desiderando spesso di morire tra le sue mura, come se queste fossero le braccia di una madre. La casa è una terra sacra anche per le donne e gli uomini che accolgono in sé il dono dello Spirito e ne vogliono godere fino in fondo. Anche per questo la casa è una costante simbolica di tutte le grandi religioni, forse perché è uno dei principali archetipi psichici della nostra esistenza alla ricerca di un bene, di un senso, di un amore che renda la vita veramente “umana”.
Perciò, girare tra le stanze di casa può rivelarsi molto più che un’esigenza di tipo pratico e funzionale. Affermare questo non significa affatto negare tale dimensione, che si esplica nelle azioni e nei movimenti che in casa compiamo quotidianamente, anzi: è proprio nel contatto consapevole con queste azioni e movimenti che lo Spirito ci può manifestare il “di più” a cui siamo chiamati. È per questo che la casa è una terra di “pellegrinaggio”. Nella sua staticità, essa nasconde e allo stesso tempo rivela un desiderio del cuore che mette l’uomo/donna in movimento verso una “destinazione” ignota, eppure sospirata, verso una dimora lontana nel tempo e nello spazio, eppure capace di condizionare ogni scelta e ogni attimo della vita presente, anche quando non ce ne accorgiamo».
Caritas: la relazione del volontario è una risorsa
Si è svolta online martedì 19 marzo la presentazione del volume ‘Tutto è possibile. Il volontariato in Caritas: dati e riflessioni’, che riporta i dati dell’indagine condotta da Caritas Italiana nel 2023 sulla presenza del volontariato nei servizi e nelle opere Caritas, mediante un approccio quantitativo (mappatura della presenza del volontariato nel territorio) e qualitativo (analisi in profondità sul profilo sociale dei volontari), come ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello:
“La ricerca ci ricorda le sfide che affronta oggi il volontariato: quella della qualità, che implica formazione continua e innovazione dei servizi, quella di creare reti e diffondere il valore della corresponsabilità e, non ultima, quella di favorire lo sviluppo e interagire con una realtà sociale, economica e culturale diversificata. Il valore del volontariato risiede, infatti, nel desiderio di stare con le persone e condividere quello spazio relazionale che aggiunge ricchezza ad ogni forma di impegno sociale. Non si tratta solo di lavorare per gli ultimi, ma di essere con gli ultimi, di farsi prossimi, compagni di viaggio e di vita”.
In base ai dati raccolti sul territorio nello scorso anno 2023, relativi ai volontari più stabilmente impegnati, si evidenzia la presenza di 84.248 volontari, di cui 22.275 nei servizi/opere di livello diocesano e 61.973 nella dimensione parrocchiale. La metà dei volontari è presente nelle regioni del Nord Italia (50,4%). Il 16,6% è attivo nel Centro, il 33% nel Mezzogiorno (Sud e Isole). La Regione con il più alto tasso di volontari sulla popolazione residente è l’Emilia-Romagna (in media 99 volontari per 100mila abitanti). Seguono le Marche e la Basilicata (90,5).
Un approfondimento su un campione di volontari restituisce l’identikit sociale del volontario Caritas in Italia: le persone anziane non sono la maggioranza assoluta: il 38,3% è ultra65enne, i giovani under 35 sono pari al 16,3%. I volontari hanno un titolo di studio medio-alto: il 77,4% ha almeno la maturità (il 34,2% è laureato). Sono prevalentemente pensionati (41,8%) e occupati (34,8%). Il 78,8% dei volontari Caritas si impegna per ‘essere utile agli altri, alla società’.
Al secondo posto spiccano le motivazioni legate all’esigenza di essere coerenti con la propria fede religiosa (49%). Poco rilevanti invece le motivazioni utilitaristiche (far carriera, ottenere crediti formativi, farsi strada in un nuovo ambiente di lavoro, ecc.), segnalate soltanto dal 2,8%. Il dato dimostra la forte componente di gratuità che caratterizza da sempre l’impegno volontario nel mondo della Caritas.
Il calcolo delle ore di volontariato dimostra un forte livello di impegno: poco meno di un volontario su quattro si impegna per più di 25 ore mensili. Ma ci sono persone che offrono piccoli spazi di tempo, anche di sole cinque ore mensili. Grazie a questo piccolo impegno è possibile assicurare l’apertura di servizi che altrimenti dovrebbero ridurre l’offerta o addirittura cessare di esistere. Il 38,5% dei volontari Caritas è contemporaneamente attivo in più servizi, gestiti anche da altri enti, pubblici o privati, non solamente di matrice ecclesiale.
L’indagine che Caritas Italiana ha condotto consegna interessanti provocazioni utili alla riflessione collettiva su questi temi e aggiunge elementi che ci consentono di delineare alcune sfide per il futuro, anche tenendo conto della presenza di problemi e fatiche. L’aspetto critico più rilevante per i volontari Caritas è quello della difficile gestione delle situazioni umane delle persone richiedenti aiuto (68,3% dei volontari). Seguono la scarsità delle risorse materiali a disposizione (49,5%) e la difficoltà a conciliare tempi di vita e tempi di impegno in Caritas (36,8%).
Nel complesso, a dispetto dei vari problemi segnalati, la quota dei volontari soddisfatti (del tutto o abbastanza) è decisamente maggioritaria: 95,8%. Solo un piccolo gruppo di volontari si dichiara insoddisfatto, e tra questi solamente lo 0,8% afferma di essere ‘del tutto insoddisfatto’. Il Rapporto Caritas contiene alcuni brevi saggi di riflessione ad opera di vari enti nazionali (Cei, CSVnet, Forum del Terzo Settore), sulle radici del volontariato e i recenti segnali di trasformazione, sul suo senso civile e pastorale, sui valori fondanti e la dimensione della cittadinanza attiva.
A conclusione del rapporto don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio Nazionale della Cei per la pastorale delle vocazioni, ha sottolineato la dimensione pastorale del volontariato nella Caritas: “Fare esperienza della carità di Dio e dell’amore gratuito è bagnarsi nella vita spirituale della quale, oggi, sentiamo amplificarsi la sete. Oggi molti uomini e donne (molti giovani, soprattutto) bramano un significato, un senso alla vita.
Diverse ricerche sociologiche lo confermano, ma è sufficiente aprire gli occhi e fare memoria di ogni volta che abbiamo acconsentito a quel movimento che dal Padre passa attraverso il Figlio e i gesti di uomini e donne che si sono presi cura di noi, nella benevolenza e nella misericordia. Senza saperlo ci hanno regalato il significato e la direzione indicandoci, nei loro gesti, la destinazione e il senso di tutto. Il Paradiso, la Gerusalemme celeste, è una città che raccoglie uomini e donne da tutta la storia e la geografia, nella quale rimane e cresce ciò che in questa vita è stato bagnato dalla carità, l’unica cosa che resta”.
Riflessione d’estate: come vivere in un mondo plurale
Mons. Repole invita ad essere Chiesa che trasmette la bellezza della fede
Mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nei giorni scorsi ha presentato una Lettera indirizzata alle comunità diocesane affidate alla sua cura pastorale in cui riprende quanto proposto nelle convocazioni a Torino ed a Susa nel mese di giugno scorso, perché i sacerdoti, i diaconi, le religiose e i religiosi, le laiche e i laici possano continuare il cammino di rinnovamento prospettato, riprendendo il passo lucano sul ‘giudizio’ del tempo:
‘Di generazione in generazione la sua misericordia’: a Recanati un campo intergenerazionale
Papa Francesco: la Quaresima è un tempo favorevole
Nel pomeriggio di oggi papa Francesco ha celebrato le Ceneri a Santa Sabina, la prima della stationes, ovvero le chiese dell’urbe che sono ‘sosta’ dei fedeli nel periodo di preparazione alla Pasqua, sottolineando che ‘il rito delle ceneri ci introduce’ nel cammino di ritorno a Dio, presentando due inviti: quello di ‘ritornare alla verità di noi stessi’ e quello di ‘ritornare a Dio e ai fratelli’, ricordando che il momento è ‘favorevole’:
Io come prego? Tre consigli per prepararci al Natale
“Mi diceva ultimamente un gran teologo che le anime senza orazione sono come un corpo storpiato o paralitico che ha mani e piedi, ma non li può muovere. Ve ne sono di così ammalate e talmente avvezze a vivere fra le cose esteriori, da esser refrattarie a qualsiasi cura, quasi impotenti a rientrare in sé stesse. Abituate a un continuo contatto con i rettili e gli animali che stanno intorno al castello, si son fatte quasi come quelli, e non sanno più vincersi, nonostante la nobiltà della loro natura e la possibilità che hanno di trattare nientemeno che con Dio”.
Papa Francesco: il discernimento aiuta ad una scelta giusta
A conclusione dell’udienza generale odierna in sala ‘Paolo VI’ papa Francesco ha affidato il popolo ucraino alla protezione della Vergine Immacolata Maria: “Domani è una bella giornata, ricorre la Solennità dell’Immacolata Concezione: con lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, siate sempre audaci nel promuovere i valori dello spirito. A Lei, madre dolcissima, chiediamo di essere conforto per quanti sono provati dalla brutalità della guerra, specialmente per la martoriata Ucraina. Preghiamo per questo popolo martire che sta soffrendo tanto!”































