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Fabrizio Venturi torna in tutti i negozi di dischi con ‘Volo Libero’

‘Volo Libero’, l’album del cantautore toscano Fabrizio Venturi, è ufficialmente nei negozi di dischi, grazie a un nuovo accordo di ristampa e distribuzione siglato tra la DDT Music (etichetta indipendente dell’artista) e la prestigiosa casa discografica Audioglobe.

Il disco sarà disponibile in tutta Italia in diversi formati fisici: Vinile (versione unplugged), CD Digipack (edizione speciale), CD Jewel Box (confezione classica), Musicassetta, in linea con il crescente interesse per il vintage. Ogni formato includerà libretti con fotografie esclusive e i testi delle canzoni.

Fabrizio Venturi è un artista fuori dagli schemi: con uno stile unico e riconoscibile, si distingue per il modo personale di scrivere e interpretare la musica. Lontano dalle mode del momento – dal rap alla dance, fino al pop commerciale – Venturi coltiva una visione musicale raffinata, capace di coniugare profondità autoriale e accessibilità pop. A rendere unico l’artista non è solo la sua musica, ma anche il look: elegante, originale, sempre in grado di distinguersi senza mai scadere nell’eccesso.

“Non ho mai seguito le tendenze – racconta Venturi – né ho voluto rincorrere mode passeggere. Ho sempre cercato un equilibrio tra la canzone popolare e la musica d’autore, tra l’anima rock e la melodia italiana”.

Fondamentale, nel percorso dell’artista, è stata la collaborazione con il grande Alberto Testa, autore e paroliere tra i più importanti della musica italiana, con all’attivo successi immortali come “Grande Grande Grande”, “Quando Quando Quando”, “Un anno d’amore”, “Innamorati a Milano”, “Io ti darò di più” e molti altri.

“Ho conosciuto Alberto Testa negli anni ’80 – ricorda Venturi – e spesso gli portavo le mie canzoni. Le trovava belle, ma non abbastanza da iniziare una collaborazione. Fino a quando, dopo un grave incidente nel 1995 e una lunga convalescenza, qualcosa in me è cambiato. Nuove emozioni, nuove ispirazioni. Quando gli feci ascoltare quei brani, mi disse: ‘Ora sì’. Da lì nacque la nostra collaborazione, durata fino alla sua scomparsa nel 2009. Il brano ‘Ora sì’, presente proprio in Volo Libero, porta il titolo di quella frase che ha cambiato la mia vita artistica. A lui dedico con amore questa ristampa”.

‘Volo Libero’ torna così a nuova vita, pronto a emozionare ancora una volta vecchi e nuovi ascoltatori, attraverso parole autentiche e musica senza tempo.

In ogni momento e Casa, dolce casa, due libri di EMP per vivere il tempo e lo spazio in una prospettiva cristiana

In ogni momento di Daniele La Pera e Casa, dolce casa di Marco Di Benedetto non costituiscono una collana benché le loro copertine si richiamino volutamente, bensì due libri autonomi delle Edizioni Messaggero Padova dal taglio divulgativo per vivere il tempo e lo spazio del nostro abitare in una prospettiva cristiana.

In tale visione, il tema del tempo affrontato dal frate minore conventuale La Pera richiama come ogni momento della nostra vita sia un tempo favorevole da vivere appieno, anche nella quotidianità, mentre il tema dello spazio nelle nostre case secondo il laico e teologo Di Benedetto è simbolo e specchio della nostra dimora interiore.

Il sottotitolo del libro In ogni momento di Daniele La Pera è quasi un mantra: qualunque tempo è un tempo favorevole. Nella prospettiva cristiana ogni istante è un dono da non sprecare, la cui preziosità dipende dal valore personale che ognuno gli attribuisce. L’autore esplora questo tema proponendo un’interpretazione sapienziale in cui ogni giorno è visto come parte di una dinamica di salvezza che si svolge nel presente, rendendo ogni momento significativo e pieno di potenziale sacro. Questa visione trasforma il tempo da semplice successione di ore in una serie di opportunità per vivere pienamente, accogliendo il bene ricevuto e avanzando verso il bene sperato.

Così l’autore nell’introduzione: «Spesso “il tempo ci sfugge di mano”, i giorni passano veloci uno dietro l’altro, mentre corriamo – sempre più distratti e meno inclini a riflettere – dentro una sequenza frenetica di impegni, passando dal lavoro allo sport, dalle relazioni al sonno, insomma da una cosa all’altra, troppo velocemente, senza rielaborare il vissuto, quasi negandoci di cogliere – seppur inconsapevolmente – il senso sotteso a tutto ciò che compone la nostra giornata, accontentandoci – finché questo basta – dell’evidenza superficiale delle cose, delle relazioni, delle scelte. D’altro canto è pur vero che possiamo trovarci nella situazione diametralmente opposta a quella appena descritta, per cui il tempo – piuttosto che sfuggirci – sembra non passare mai, una sorta di limbo statico, caratterizzato prevalentemente dalla noia, se non addirittura dalla più gravosa apatia. […]

Non ultimo, possiamo semplicemente entrare in quel moderato – quanto ambivalente – ritmo che chiamiamo routine quotidiana, nella quale le abitudini muovono i nostri passi. […] In questi termini, si coglie l’intreccio tra il tempo dell’uomo e quello di Dio – come risulta anche nell’impianto narrativo dei Vangeli sinottici – e quanto sia sconsiderato “sprecare i nostri giorni”, dal momento che il compimento di questa dinamica di salvezza passa e si sviluppa nell’oggi di ogni tempo. […] Ciò significa, che tra la memoria e l’attesa, il passato e il futuro, ogni giorno è un tempo pieno, nel quale godere del bene ricevuto e procedere verso il bene sperato, realizzando oggi ciò che chiede di compiersi anche attraverso di noi, la nostra storia, il tempo della nostra esistenza».

Con Casa, dolce casa, invece, Marco Di Benedetto si sofferma sulla spiritualità dell’abitare. La sua è una sorta di guida per un viaggio di corpo e spirito tra le stanze e gli ambienti domestici. Sono tante le valenze della “casa”: è spazio concreto dove abitare, ma è anche desiderio, nostalgia, ricerca; è luogo di solitudini e intimità, di gioie intense e dolori profondi, di parole mute e silenzi eloquenti. Proprio per questo ogni casa è anche una “terra di pellegrinaggio”. Percorrendo i suggestivi sentieri di questa intuizione, l’autore invita i lettori a riconoscere il codice simbolico della casa come specchio della nostra dimora interiore, alla cui porta c’è qualcuno che bussa e attende di entrare per cenare insieme a noi (cf. Ap 3,20).

Così l’autore nell’introduzione: «La casa è una terra universalmente sacra, perché le donne e gli uomini di tutto il mondo vi nascono, in essa imparano l’alfabeto della vita e delle relazioni, esercitandosi ad affrontare anche le crisi e i conflitti, costruiscono progetti di amore, di amicizia, di riconciliazione, ma non solo; da essa scappano quando diventa una prigione, vi si rifugiano dentro quando il fuori spaventa, da lì partono per i viaggi e i cambiamenti più importanti e ad essa ritornano, almeno col cuore, mentre sono distanti… e poi vi invecchiano, desiderando spesso di morire tra le sue mura, come se queste fossero le braccia di una madre. La casa è una terra sacra anche per le donne e gli uomini che accolgono in sé il dono dello Spirito e ne vogliono godere fino in fondo. Anche per questo la casa è una costante simbolica di tutte le grandi religioni, forse perché è uno dei principali archetipi psichici della nostra esistenza alla ricerca di un bene, di un senso, di un amore che renda la vita veramente “umana”.

Perciò, girare tra le stanze di casa può rivelarsi molto più che un’esigenza di tipo pratico e funzionale. Affermare questo non significa affatto negare tale dimensione, che si esplica nelle azioni e nei movimenti che in casa compiamo quotidianamente, anzi: è proprio nel contatto consapevole con queste azioni e movimenti che lo Spirito ci può manifestare il “di più” a cui siamo chiamati. È per questo che la casa è una terra di “pellegrinaggio”. Nella sua staticità, essa nasconde e allo stesso tempo rivela un desiderio del cuore che mette l’uomo/donna in movimento verso una “destinazione” ignota, eppure sospirata, verso una dimora lontana nel tempo e nello spazio, eppure capace di condizionare ogni scelta e ogni attimo della vita presente, anche quando non ce ne accorgiamo».

Caritas: la relazione del volontario è una risorsa

Si è svolta online martedì 19 marzo la presentazione del volume ‘Tutto è possibile. Il volontariato in Caritas: dati e riflessioni’, che riporta i dati dell’indagine condotta da Caritas Italiana nel 2023 sulla presenza del volontariato nei servizi e nelle opere Caritas, mediante un approccio quantitativo (mappatura della presenza del volontariato nel territorio) e qualitativo (analisi in profondità sul profilo sociale dei volontari), come ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello:

“La ricerca ci ricorda le sfide che affronta oggi il volontariato: quella della qualità, che implica formazione continua e innovazione dei servizi, quella di creare reti e diffondere il valore della corresponsabilità e, non ultima, quella di favorire lo sviluppo e interagire con una realtà sociale, economica e culturale diversificata. Il valore del volontariato risiede, infatti, nel desiderio di stare con le persone e condividere quello spazio relazionale che aggiunge ricchezza ad ogni forma di impegno sociale. Non si tratta solo di lavorare per gli ultimi, ma di essere con gli ultimi, di farsi prossimi, compagni di viaggio e di vita”.

In base ai dati raccolti sul territorio nello scorso anno 2023, relativi ai volontari più stabilmente impegnati, si evidenzia la presenza di 84.248 volontari, di cui 22.275 nei servizi/opere di livello diocesano e 61.973 nella dimensione parrocchiale. La metà dei volontari è presente nelle regioni del Nord Italia (50,4%). Il 16,6% è attivo nel Centro, il 33% nel Mezzogiorno (Sud e Isole). La Regione con il più alto tasso di volontari sulla popolazione residente è l’Emilia-Romagna (in media 99 volontari per 100mila abitanti). Seguono le Marche e la Basilicata (90,5).

Un approfondimento su un campione di volontari restituisce l’identikit sociale del volontario Caritas in Italia: le persone anziane non sono la maggioranza assoluta: il 38,3% è ultra65enne, i giovani under 35 sono pari al 16,3%. I volontari hanno un titolo di studio medio-alto: il 77,4% ha almeno la maturità (il 34,2% è laureato). Sono prevalentemente pensionati (41,8%) e occupati (34,8%). Il 78,8% dei volontari Caritas si impegna per ‘essere utile agli altri, alla società’.

Al secondo posto spiccano le motivazioni legate all’esigenza di essere coerenti con la propria fede religiosa (49%). Poco rilevanti invece le motivazioni utilitaristiche (far carriera, ottenere crediti formativi, farsi strada in un nuovo ambiente di lavoro, ecc.), segnalate soltanto dal 2,8%. Il dato dimostra la forte componente di gratuità che caratterizza da sempre l’impegno volontario nel mondo della Caritas.

Il calcolo delle ore di volontariato dimostra un forte livello di impegno: poco meno di un volontario su quattro si impegna per più di 25 ore mensili. Ma ci sono persone che offrono piccoli spazi di tempo, anche di sole cinque ore mensili. Grazie a questo piccolo impegno è possibile assicurare l’apertura di servizi che altrimenti dovrebbero ridurre l’offerta o addirittura cessare di esistere. Il 38,5% dei volontari Caritas è contemporaneamente attivo in più servizi, gestiti anche da altri enti, pubblici o privati, non solamente di matrice ecclesiale.

L’indagine che Caritas Italiana ha condotto consegna interessanti provocazioni utili alla riflessione collettiva su questi temi e aggiunge elementi che ci consentono di delineare alcune sfide per il futuro, anche tenendo conto della presenza di problemi e fatiche. L’aspetto critico più rilevante per i volontari Caritas è quello della difficile gestione delle situazioni umane delle persone richiedenti aiuto (68,3% dei volontari). Seguono la scarsità delle risorse materiali a disposizione (49,5%) e la difficoltà a conciliare tempi di vita e tempi di impegno in Caritas (36,8%).

Nel complesso, a dispetto dei vari problemi segnalati, la quota dei volontari soddisfatti (del tutto o abbastanza) è decisamente maggioritaria: 95,8%. Solo un piccolo gruppo di volontari si dichiara insoddisfatto, e tra questi solamente lo 0,8% afferma di essere ‘del tutto insoddisfatto’. Il Rapporto Caritas contiene alcuni brevi saggi di riflessione ad opera di vari enti nazionali (Cei, CSVnet, Forum del Terzo Settore), sulle radici del volontariato e i recenti segnali di trasformazione, sul suo senso civile e pastorale, sui valori fondanti e la dimensione della cittadinanza attiva.

A conclusione del rapporto don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio Nazionale della Cei per la pastorale delle vocazioni, ha sottolineato la dimensione pastorale del volontariato nella Caritas: “Fare esperienza della carità di Dio e dell’amore gratuito è bagnarsi nella vita spirituale della quale, oggi, sentiamo amplificarsi la sete. Oggi molti uomini e donne (molti giovani, soprattutto) bramano un significato, un senso alla vita.

Diverse ricerche sociologiche lo confermano, ma è sufficiente aprire gli occhi e fare memoria di ogni volta che abbiamo acconsentito a quel movimento che dal Padre passa attraverso il Figlio e i gesti di uomini e donne che si sono presi cura di noi, nella benevolenza e nella misericordia. Senza saperlo ci hanno regalato il significato e la direzione indicandoci, nei loro gesti, la destinazione e il senso di tutto. Il Paradiso, la Gerusalemme celeste, è una città che raccoglie uomini e donne da tutta la storia e la geografia, nella quale rimane e cresce ciò che in questa vita è stato bagnato dalla carità, l’unica cosa che resta”.

Riflessione d’estate: come vivere in un mondo plurale

“Vedi, ho buttato via l’orologio – mi fa, mostrandomi l’avambraccio sinistro – ho imparato dagli africani. Qui in Africa, si vive solo il presente, ma intensamente”: parola decisa, quella di padre Pierre, missionario.

Mons. Repole invita ad essere Chiesa che trasmette la bellezza della fede

Mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nei giorni scorsi ha presentato una Lettera indirizzata alle comunità diocesane affidate alla sua cura pastorale in cui riprende quanto proposto nelle convocazioni a Torino ed a Susa nel mese di giugno scorso, perché i sacerdoti, i diaconi, le religiose e i religiosi, le laiche e i laici possano continuare il cammino di rinnovamento prospettato, riprendendo il passo lucano sul ‘giudizio’ del tempo:

‘Di generazione in generazione la sua misericordia’: a Recanati un campo intergenerazionale

‘Di generazione in generazione la sua misericordia’: è questo il tema della III Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si celebra domenica 23 luglio,  per cui nel messaggio papa Francesco descrive l’incontro tra Maria, la madre di Gesù, e sua cugina Elisabetta:

Papa Francesco: la Quaresima è un tempo favorevole

Nel pomeriggio di oggi papa Francesco ha celebrato le Ceneri a Santa Sabina, la prima della stationes, ovvero le chiese dell’urbe che sono ‘sosta’ dei fedeli nel periodo di preparazione alla Pasqua, sottolineando che ‘il rito delle ceneri ci introduce’ nel cammino di ritorno a Dio, presentando due inviti: quello di ‘ritornare alla verità di noi stessi’ e quello di ‘ritornare a Dio e ai fratelli’, ricordando che il momento è ‘favorevole’:

Papa Francesco: il discernimento aiuta ad una scelta giusta

A conclusione dell’udienza generale odierna in sala ‘Paolo VI’ papa Francesco ha affidato il popolo ucraino alla protezione della Vergine Immacolata Maria: “Domani è una bella giornata, ricorre la Solennità dell’Immacolata Concezione: con lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, siate sempre audaci nel promuovere i valori dello spirito. A Lei, madre dolcissima, chiediamo di essere conforto per quanti sono provati dalla brutalità della guerra, specialmente per la martoriata Ucraina. Preghiamo per questo popolo martire che sta soffrendo tanto!”

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario: Dio non abbandona mai i suoi figli

Siamo ormai vicini alla conclusione dell’anno liturgico: domenica prossima sarà la festa di Cristo Re e si conclude l’anno. La fine della corsa è solo l’arrivo al traguardo dove l’uomo, frutto dell’amore di Dio, sperimenta la sua provvidenza. Il linguaggio del Vangelo è escatologico, anche se appare apocalittico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo. Nel brano del vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma il fine ultimo della nostra esperienza terrena.

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