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Da Napoli un invito all’ascolto ai bordi delle strade

“Sedersi per ascoltare: non al centro della scena o della stanza «non sui troni delle nostre basiliche, né tanto meno sulle cattedre, ma ai bordi degli spazi, ai bordi delle scene e delle piazze, e persino dei nostri luoghi liturgici”: è l’ascolto il tema della prima lettera pastorale dell’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, aprendo il cammino sinodale, voluto da papa Francesco, che va ad innestarsi nel XXXI sinodo della Chiesa diocesana.

Papa Francesco: la croce è la gloria di Dio

Celebrando la santa messa della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, davanti a più di 30.000 fedeli cattolici di rito bizantino, riuniti nel piazzale antistante il palazzetto dello sport di Presov, papa Francesco ha chiesto di non ridurre la Croce a semplice simbolismo politico, come ha dichiarato san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi:

“La croce era strumento di morte, eppure da lì è venuta la vita. Era ciò che nessuno voleva guardare, eppure ci ha rivelato la bellezza dell’amore di Dio. Per questo il santo Popolo di Dio la venera e la Liturgia la celebra nella festa odierna.

Il Vangelo di San Giovanni ci prende per mano e ci aiuta a entrare in questo mistero. L’evangelista, infatti, stava proprio lì, sotto la croce. Contempla Gesù, già morto, appeso al legno, e scrive: ‘Chi ha visto ne dà testimonianza’. San Giovanni vede e testimonia”.

Ma cosa ha visto l’apostolo Giovanni?, ha chiesto il papa: “Certamente quello che hanno visto gli altri: Gesù, innocente e buono, muore brutalmente tra due malfattori. Una delle tante ingiustizie, uno dei tanti sacrifici cruenti che non cambiano la storia, l’ennesima dimostrazione che il corso delle vicende nel mondo non muta: i buoni vengono tolti di mezzo e i malvagi vincono e prosperano”.

Per questo la croce sembra un fallimento: “Agli occhi del mondo la croce è un fallimento. E anche noi rischiamo di fermarci a questo primo sguardo, superficiale, di non accettare la logica della croce; non accettare che Dio ci salvi lasciando che si scateni su di sé il male del mondo.

Non accettare, se non a parole, il Dio debole e crocifisso, e sognare un dio forte e trionfante. E’ una grande tentazione. Quante volte aspiriamo a un cristianesimo da vincitori, a un cristianesimo trionfalistico, che abbia rilevanza e importanza, che riceva gloria e onore. Ma un cristianesimo senza croce è mondano e diventa sterile”.

Invece san Giovanni vi ha visto l’opera di Dio: “Ha riconosciuto in Cristo crocifisso la gloria di Dio. Ha visto che Egli, malgrado le apparenze, non è un perdente, ma è Dio che volontariamente si offre per ogni uomo. Perché lo ha fatto? Avrebbe potuto risparmiarsi la vita, avrebbe potuto tenersi a distanza dalla nostra storia più misera e cruda. Invece ha voluto entrarci dentro, immergersi in essa. Per questo ha scelto la via più difficile: la croce”.

Dio ha scelto la croce per essere vicino all’uomo: “Perché non ci deve essere in Terra nessuna persona tanto disperata da non poterlo incontrare, persino lì, nell’angoscia, nel buio, nell’abbandono, nello scandalo della propria miseria e dei propri sbagli.

Proprio lì, dove si pensa che Dio non possa esserci, Dio è giunto. Per salvare chiunque è disperato ha voluto lambire la disperazione, per fare suo il nostro più amaro sconforto ha gridato sulla croce: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. Un grido che salva. Salva perché Dio ha fatto suo perfino il nostro abbandono. E noi, ora, con Lui, non siamo più soli, mai”.

Ed ecco che il papa ha svelato come si ‘adora’ il Crocifisso: “Non si contano i crocifissi: al collo, in casa, in macchina, in tasca. Ma non serve se non ci fermiamo a guardare il Crocifisso e non gli apriamo il cuore, se non ci lasciamo stupire dalle sue piaghe aperte per noi, se il cuore non si gonfia di commozione e non piangiamo davanti al Dio ferito d’amore per noi.

Se non facciamo così, la croce rimane un libro non letto, di cui si conoscono bene il titolo e l’autore, ma che non incide nella vita. Non riduciamo la croce a un oggetto di devozione, tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale”.

Da questa contemplazione nasce la testimonianza: “Se si immerge lo sguardo in Gesù, il suo volto comincia a riflettersi sul nostro: i suoi lineamenti diventano i nostri, l’amore di Cristo ci conquista e ci trasforma. Penso ai martiri, che hanno testimoniato in questa nazione l’amore di Cristo in tempi molto difficili, quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede.

Ma non potevano, non potevano non testimoniare. Quante persone generose hanno patito e sono morte qui in Slovacchia a causa del nome di Gesù! Una testimonianza compiuta per amore di Colui che avevano lungamente contemplato. Tanto da somigliargli, anche nella morte”.

E’ un invito a non cadere nella mediocrità della testimonianza: “La croce esige invece una testimonianza limpida. Perché la croce non vuol essere una bandiera da innalzare, ma la sorgente pura di un modo nuovo di vivere… Il testimone della croce non ricorda i torti del passato e non si lamenta del presente.

Il testimone della croce non usa le vie dell’inganno e della potenza mondana: non vuole imporre sé stesso e i suoi, ma dare la propria vita per gli altri. Non ricerca i propri vantaggi per poi mostrarsi devoto: questa sarebbe una religione della doppiezza, non la testimonianza del Dio crocifisso. Il testimone della croce persegue una sola strategia, quella del Maestro: l’amore umile”.

In conclusione ha invitato a conservare il ricordo dei testimoni: “Conservate il ricordo caro di persone che vi hanno allattato e cresciuto nella fede. Persone umili e semplici, che hanno dato la vita amando fino alla fine. Sono loro i nostri eroi, gli eroi della quotidianità, e sono le loro vite a cambiare la storia.

I testimoni generano altri testimoni, perché sono donatori di vita. E’ così che si diffonde la fede: non con la potenza del mondo, ma con la sapienza della croce; non con le strutture, ma con la testimonianza…

Con Giovanni, sul Calvario, c’era la Santa Madre di Dio. Nessuno come lei ha visto aperto il libro della croce e l’ha testimoniato attraverso l’amore umile. Per sua intercessione, chiediamo la grazia di convertire lo sguardo del cuore al Crocifisso. Allora la nostra fede potrà fiorire in pienezza, allora matureranno i frutti della nostra testimonianza”.

(Foto: Santa Sede)

Sant’Agostino: solo Dio risponde al cuore dell’uomo

“La Divina Provvidenza ha disposto che il corpo  di sant’Agostino giungesse a Pavia: è un dono e un grande compito. Da questa gloriosa basilica di san Pietro in Ciel d’Oro, la sua voce  si alza ed è eco dei secoli: ricorda a noi, all’Italia, alla stanca Europa, culla del cristianesimo, che solo Dio risponde al cuore dell’uomo, solo Lui è il senso della storia. In tempi turbolenti e confusi, senza timore di nessuno, Agostino ha levato la sua voce e ha affermato Cristo unico Salvatore”.

Gariwo: sport è anche spazio per denunciare le ingiustizie

Dalla sua nascita, Gariwo ha promosso diverse operazioni culturali, valorizzando la memoria del bene, ovvero di chi si è adoperato per salvare vite umane durante la Shoah, ha spiegato il presidente, Gabriele Nissim:

Mattarella: la Costituzione è viva

Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona all’Altare della Patria in occasione della festa della Repubblica che, come l’anno scorso per l’emergenza Covid, si è celebrata senza cerimonie aperte al pubblico e senza la tradizionale parata militare in via dei Fori imperiali, accolto dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e le più alte cariche dello Stato, che lo hanno atteso alla base del monumento al Milite Ignoto: i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, il presidente del Consiglio Mario Draghi, il presidente della Corte Costituzionale Giancarlo Coraggio e il capo della Polizia prefetto Lamberto Giannini.

San Giuseppe: un santo per amico

“Pertanto, al compiersi di 150 anni dalla sua dichiarazione quale Patrono della Chiesa Cattolica fatta dal Beato Pio IX, l’8 dicembre 1870, vorrei, come dice Gesù, che ‘la bocca esprimesse ciò che nel cuore sovrabbonda’, per condividere con voi alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi”: con la lettera apostolica ‘Patris corde’ papa Francesco ci ha donato un piccolo gioiello di spiritualità e di ascesi cristiana e ha aperto un tempo nel quale far uscire dall’ombra una figura di assoluta attualità.

Papa Francesco prega lo Spirito Santo per la pace in Myanmar

“Sento l’urgenza con tanta tristezza di evocare la drammatica situazione in Myanmar dove tante persone soprattutto giovani stanno perdendo la vita per offrire speranza al loro paese. Anche io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza. Anche io stendo le mie braccia e dico: prevalga il dialogo. Il sangue non risolve niente, prevalga il dialogo”: così al termine dell’udienza generale in streaming dal Palazzo Apostolico, il papa ha rivolto un appello per la cessazione delle violenze in Myanmar, ricordando anche la situazione a situazione del Paraguay dove è in corso una violenta crisi istituzionale che ha portato molta violenza nelle strade; nell’appello il papa ha chiesto che si intraprenda un cammino di dialogo per costruire la pace.

Nell’udienza generale papa Francesco ha sottolineato che senza Spirito Santo non c’è relazione con Dio, concludendo la catechesi sulla preghiera come relazione con la Santissima Trinità: “Il primo dono di ogni esistenza cristiana è lo Spirito Santo. Non è uno dei tanti doni, ma il Dono fondamentale. Senza lo Spirito non c’è relazione con Cristo e con il Padre. Perché lo Spirito apre il nostro cuore alla presenza di Dio e lo attira in quel ‘vortice’ di amore che è il cuore stesso di Dio”. 

Il papa ha sottolineato che solo in questo mistero è possibile invocare Dio come Padre: “Noi  non  siamo  solo  ospiti  e  pellegrini  nel  cammino  su  questa  terra,  siamo  anche  ospiti  e  pellegrini nel mistero della Trinità. Siamo come Abramo, che un giorno, accogliendo nella propria tenda tre viandanti, incontrò Dio.

Se possiamo in verità invocare Dio chiamandolo ‘Abbà – Papà’, è perché in noi abita lo Spirito Santo; è Lui che ci trasforma nel profondo e ci fa sperimentare la gioia commovente di essere amati da Dio come veri figli”.

Richiamando il Catechismo della Chiesa cattolica il papa ha evidenziato l’opera che lo Spirito Santo compie: “Ecco  qual è l’opera dello Spirito in noi. Egli ci ‘ricorda’ Gesù e lo rende presente a noi, perché non si  riduca a personaggio del passato.  Se Cristo fosse solo lontano nel tempo, noi saremmo soli e smarriti nel mondo. Ma nello Spirito tutto è vivificato: ai cristiani di ogni tempo e luogo è aperta la possibilità di incontrare Cristo”.

Ed ha raccontato l’esperienza degli Apostoli: “ Lui non è distante, è con noi: ancora educa i suoi discepoli trasformando il loro cuore, come fece con Pietro, con Paolo, con Maria di Magdala. E’ l’esperienza che hanno vissuto tanti oranti: uomini e donne che lo Spirito Santo ha formato secondo la ‘misura’ di Cristo, nella misericordia, nel  servizio, nella preghiera. E’ una grazia poter incontrare persone così: ci si accorge che in loro pulsa una vita diversa, il loro sguardo vede ‘oltre’”.

E’ un’esperienza che molti possono sperimentare: “Non pensiamo solo ai monaci, agli eremiti; si trovano anche tra la gente comune, gente che ha intessuto una lunga storia di dialogo con Dio, a volte di lotta interiore, che purifica la fede. Questi testimoni umili hanno cercato Dio nel Vangelo, nell’Eucaristia ricevuta e adorata, nel volto del fratello in difficoltà, e custodiscono la sua presenza come un fuoco segreto”.

Il papa ha sottolineato che questo è un compito dei cristiani: “Il primo compito dei cristiani è proprio mantenere vivo questo fuoco, che Gesù ha portato sulla terra, cioè l’Amore di Dio, lo Spirito Santo. Senza il  fuoco dello Spirito le profezie si spengono, la tristezza soppianta la gioia, l’abitudine sostituisce l’amore, il servizio si trasforma in schiavitù. Viene in mente l’immagine della lampada accesa accanto al tabernacolo,  dove si conserva l’Eucaristia”. 

Quindi lo Spirito Santo guida la Chiesa, come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica: “E’ dunque lo Spirito a scrivere la storia della Chiesa e del mondo. Noi siamo pagine aperte, disponibili a ricevere la sua calligrafia. E in ciascuno di noi lo Spirito compone opere originali, perché non c’è mai un cristiano del tutto identico a un altro.

Nel campo sterminato della santità, l’unico Dio, Trinità d’Amore, fa fiorire la varietà dei testimoni: tutti uguali per dignità, ma anche unici nella bellezza che lo Spirito ha voluto si sprigionasse in ciascuno di coloro che la misericordia di Dio ha reso suoi figli. Non dimentichiamo, lo Spirito è presente, è presente in noi”.

‘Al Gomitolo del Sole’: Mario Fiorenza narra le leggende dell’antica Stilo

‘Al Gomitolo del Sole. Le leggende di Stilo’. È il titolo del libro scritto da Mario Fiorenza, già infermiere professionale, mecenate della storia e delle tradizioni della sua città natale, famosa in tutto il mondo per aver dato i natali all’illustre filosofo domenicano Tommaso Campanella.

Redattore Sociale compie 20 anni

Il 21 febbraio 2001, giorno in cui va online il primo ‘lancio’, nasce ‘Redattore Sociale’ per volere della Comunità di Capodarco e del presidente, don Vinicio Albanesi, con l’obiettivo di trattare i ‘temi del disagio e dell’impegno sociale in Italia e nel mondo’.

I paradossi del cattolicesimo borghese (6). Aspettando qualcosa … non Qualcuno.

Capita che, di fronte a situazioni drammatiche, ci si attenda nuovi interventi, nuovi pronunciamenti, nuove parole, nuove azioni come se non fosse chiaro l’indirizzo o l’orientamento della Chiesa. In un periodo di crisi, come è quello che stiamo vivendo, si moltiplicano visioni, profezie nelle quali sembra imminente la fine.

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