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Epifania del Signore: la manifestazione al mondo
Il termine ‘Epifania’, nome di origine greco, significa manifestazione, rivelazione. Le prime tre manifestazioni della divinità di Gesù, che la Liturgia ci ricorda, sono quella ai pastori di Betlemme, quella ai Magi, venuti dall’Oriente, e poi alle nozze di Cana quando trasformò l’acqua in vino. Sotto le sembianze di un bambino appena nato nessuno avrebbe potuto scorgere il Messia atteso da secoli; il Bambino preannunziato da Dio, dopo il peccato originale: ‘Metterò inimicizia tra te e la donna, disse Dio a satana, tra il seme tuo e il seme di Lei’.
Nella pienezza dei tempi ‘Il Verbo si fece carne’, Gesù viene sulla terra, assume a sé la natura umana, nasce in mezzo al popolo che Dio stesso si era prescelto. I profeti nei secoli lo avevano preannunciato significando anche il luogo di nascita ‘Betlemme’ ed anche la stirpe ‘figlio di David’. La sua nascita è contrassegnata da una luce: la luce che la notte di natale è brillata a Betlemme illuminando la grotta; gli Angeli splendenti che annunziarono i pastori, e questi subito accorsero per adorare il Bambino; anche una luce, una stella compare in oriente per annunciare ai popoli il neonato Messia.
Gesù infatti non si era incarnato solo per il popolo eletto ma per salvare tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Dio parla sempre un linguaggio assai chiaro, adeguato all’interlocutore. Ai pastori, figli del popolo eletto, parla attraverso gli Angeli, al mondo attraverso una stella: l’astronomia era la grande scienza dell’umanità; una stella, che è un messaggio che fa riflettere, che guida l’uomo alla ricerca di Dio; i Magi, uomini di cultura, interpretano il messaggio e partono alla ricerca nel neonato Bambino divino.
L’Epifania è sempre un mistero di luce, significata oggi dalla stella, che guida i popoli a Cristo. Misterioso disegno divino: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre. Oggi è la festa dell’Epifania: i Magi non si arrestarono davanti alle difficoltà sopravvenuti: usano tutte le risorse umane, chiedono, affrontano un lungo e difficoltoso viaggio anche quando scompare la stella, si informano, cercano e Dio premia la loro fede e la loro costanza. Arrivano a Gerusalemme, la capitale del regno, vengono inviati a Betlemme e, ricomparsa la stella, sono guidati dove si trova Gesù con Maria e Giuseppe.
Sono uomini dalla fede profonda e non si prostituiscono al potere politico; Erode, il re, stupito, meravigliato del loro arrivo, interroga i sacerdoti e gli scribi, si informa sul tempo in cui era comparsa la stella e li invia a Betlemme: ‘Andate, cercate il Bambino e, trovatolo, fatemelo sapere perché io venga ad adorarlo’; nel suo cuore già aveva deciso di eliminarlo. Erode, gli scribi, i sacerdoti erano gente che alla luce preferivano le tenebre perché nel loro cuore non c’era fede ma malvagità, egoismo, cattiveria e la tenebra che oscura il cuore e la mente.
I Magi partono da Gerusalemme e la luce ancora una volta si fa viva, la luce si ferma là dove c’era la sorgente della luce: Cristo Gesù. I Magi entrano, ascoltano Maria, adorano il divino Bambino e si inebriano della vera luce. Misterioso disegno divino è la luce, ma gli uomini spesso preferiscono le tenebre. Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre perché Dio è l’amore; così gli angeli cantano: gloria a Dio e pace agli uomini e, purtroppo l’umanità pensa solo alle armi, alla guerra, all’odio, alla distruzione; questo uomo ha già creato le armi per autodistruggersi e, dopo due mila anni di cristianesimo la armi ancora oggi seminano distruzione e morte.
Ma Gesù è venuto per salvare l’uomo e a chi risponde alla sua chiamata, ha assicurato un posto nel regno dei cieli. La festa di oggi è il grande mistero della chiamata di Dio, la chiamata dei popoli alla fede, alla luce, alla fratellanza, all’amore. Il mistero dell’Epifania è un movimento di irradiazione verso l’esterno (la chiamata dei popoli alla conversione); è un movimento di attrazione verso il centro, verso la Gerusalemme celeste, alla ricerca del messia predetto dai profeti. Non esiste ormai più l’ebreo ed il pagano, ma esiste l’uomo chiamato alla salvezza.
I Magi adorarono il Bambino Gesù tra le braccia di Maria e alla sorgente della vera luce offrirono i loro doni: oro (per adorare la regalità di Cristo), incenso (per adorare la sua divinità) e mirra (per riconoscere la sua umanità, l’essere divenuto nostro fratello per vincere la morte, frutto del peccato).
La festa dell’Epifania è la festa della Chiesa alla quale Gesù affida ancora oggi la missione: ‘Come il Padre ha mandato me, io mando voi: andate, fate miei discepoli tutta la gente’; è la festa della Chiesa chiamata ad estendere la luce di Cristo a tutte le genti e a continuare l’Epifania del Signore. La tua luce, Signore, ci accompagni sempre, in ogni luogo, in ogni momento. Aiutato da Maria e Giuseppe, Gesù fu costretto a fuggire in Egitto; noi, aiutati da Cristo Gesù, che è morto e risorto, sorretti dalla santa madre di Dio e madre nostra, con fede, con fiducia grande e amore profondo irradiamo la luce di Cristo nel cuore, nella famiglia e in mezzo al popolo santo di Dio.
Papa Leone XIV agli studenti: sognate di più!
“Che gioia incontrarvi! Grazie a voi! Ho atteso questo momento con grande emozione: la vostra compagnia, infatti, mi fa ricordare gli anni nei quali insegnavo matematica a giovani vivaci come voi. Vi ringrazio per aver risposto così, per essere qui oggi, per condividere le riflessioni e le speranze che, attraverso di voi, consegno ai nostri amici sparsi in tutto il mondo”: così ha iniziato papa Leone XIV nell’aula san Paolo, affollata da migliaia di ragazze e ragazzi, l’incontro di Leone XVI con gli studenti che partecipano al Giubileo del mondo educativo.
Il papa li ha sollecitati a non accontentarsi delle apparenze o delle mode, presentando loro san Piergiorgio Frassati: “Vorrei cominciare ricordando Pier Giorgio Frassati, uno studente italiano che, come sapete, è stato canonizzato durante quest’anno giubilare. Col suo animo appassionato per Dio e per il prossimo, questo giovane santo coniò due frasi che ripeteva spesso, quasi come un motto, lui diceva: ‘Vivere senza fede non è vivere, ma vivacchiare’ ed ancora: ‘Verso l’alto’. Sono affermazioni molto vere e incoraggianti. Anche a voi, perciò, dico: abbiate l’audacia di vivere in pienezza”.
E’ stato un invito a sognare, aiutati dall’ispirazione di Gesù: “Non accontentatevi delle apparenze o delle mode: un’esistenza appiattita su quel che passa non ci soddisfa mai. Invece, ognuno dica nel proprio cuore: ‘Sogno di più, Signore, ho voglia di più: ispirami tu!’ Questo desiderio è la vostra forza ed esprime bene l’impegno di giovani che progettano una società migliore, della quale non accettano di restare spettatori. Vi incoraggio, perciò, a tendere costantemente “verso l’alto”, accendendo il faro della speranza nelle ore buie della storia. Come sarebbe bello se un giorno la vostra generazione fosse riconosciuta come la ‘generazione plus’, ricordata per la marcia in più che saprete dare alla Chiesa e al mondo”.
In questo modo nasce l’intuizione del Patto Educativo Globale: “L’amato papa Francesco, cinque anni fa, ha lanciato il grande progetto del Patto Educativo Globale, e cioè un’alleanza di tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nell’ambito dell’educazione e della cultura, per coinvolgere le giovani generazioni in una fraternità universale. Voi, infatti, non siete solo destinatari dell’educazione, ma i suoi protagonisti”.
Però l’educazione è frutto di un’alleanza tra giovani ed adulti per essere testimoni credibili: “Perciò oggi vi chiedo di allearvi per aprire una nuova stagione educativa, nella quale tutti (giovani e adulti) diventiamo credibili testimoni di verità e di pace. Per questo vi dico: siete chiamati a essere truth-speakers e peace-makers, persone di parola e costruttori di pace. Coinvolgete i vostri coetanei nella ricerca della verità e nella coltivazione della pace, esprimendo queste due passioni con la vostra vita, con le parole e con i gesti quotidiani”.
Credibili come il prossimo Dottore della Chiesa: “In proposito, all’esempio di san Pier Giorgio Frassati unisco una riflessione di san John Henry Newman, un santo studioso, che presto sarà proclamato Dottore della Chiesa. Egli diceva che il sapere si moltiplica quando viene condiviso e che è nella conversazione delle menti che si accende la fiamma della verità. Così la vera pace nasce quando tante vite, come stelle, si uniscono e formano un disegno. Insieme possiamo formare costellazioni educative, che orientano il cammino futuro”.
E da professore di matematica li ha invitati a scrutare le stelle per seguire la rotta: “E’ un numero impressionante e meraviglioso: un sestilione di stelle – un 1 seguito da 21 zeri! Se le dividessimo tra gli 8.000.000.000 di abitanti della Terra, ogni uomo avrebbe per sé centinaia di miliardi di stelle. Ad occhio nudo, nelle notti limpide, possiamo scorgerne circa cinquemila. Anche se le stelle sono miliardi di miliardi, vediamo solo le costellazioni più vicine: queste però ci indicano una direzione, come quando si naviga per mare.
Da sempre i viaggiatori hanno trovato la rotta nelle stelle. I marinai seguivano la Stella Polare; i Polinesiani attraversavano l’oceano memorizzando mappe stellari. Secondo i contadini delle Ande, che ho incontrato da missionario in Perù, il cielo è un libro aperto che segna le stagioni della semina, della tosatura, dei cicli della vita. Persino i Magi hanno seguito una stella per arrivare a Betlemme ad adorare Gesù Bambino”.
E’ stata una sollecitazione a scegliere le loro stelle: “Come loro, anche voi avete stelle-guida: i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, i buoni amici, bussole per non perdervi nelle vicende liete e tristi della vita. Come loro, siete chiamati a diventare a vostra volta luminosi testimoni per chi vi sta accanto. Ma, come dicevo, una stella da sola resta un punto isolato. Quando si unisce alle altre, invece, forma una costellazione, come la Croce del Sud”.
In questo modo può nascere una costellazione: “Così siete voi: ognuno è una stella, e insieme siete chiamati a orientare il futuro. L’educazione unisce le persone in comunità vive e organizza le idee in costellazioni di senso. Come scrive il profeta Daniele, ‘quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno’: che meraviglia: siamo stelle, sì, perché siamo scintille di Dio. Educare significa coltivare questo dono”.
Perciò l’educazione invita a guardare in alto: “L’educazione, infatti, ci insegna a guardare in alto, sempre più in alto. Quando Galileo Galilei puntò il cannocchiale al cielo, scoprì mondi nuovi: le lune di Giove, le montagne della Luna. Così è l’educazione: un cannocchiale che vi permette di guardare oltre, di scoprire ciò che da soli non vedreste. Non fermatevi, allora, a guardare lo smartphone e i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al Cielo, guardate verso l’alto”.
Al contempo il papa ha sollecitato ad alimentare anche la spiritualità: “Non basta avere grande scienza, se poi non sappiamo chi siamo e qual è il senso della vita. Senza silenzio, senza ascolto, senza preghiera, perfino le stelle si spengono. Possiamo conoscere molto del mondo e ignorare il nostro cuore: anche a voi sarà capitato di percepire quella sensazione di vuoto, di inquietudine che non lascia in pace”.
L’altra sfida riguarda la nuova tecnologia: “Anche l’intelligenza artificiale è una grande novità (una delle rerum novarum, cioè delle cose nuove) del nostro tempo: non basta tuttavia essere ‘intelligenti’ nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri, coltivando un’intelligenza emotiva, spirituale, sociale, ecologica. Perciò vi dico: educatevi ad umanizzare il digitale, costruendolo come uno spazio di fraternità e di creatività, non una gabbia dove rinchiudervi, non una dipendenza o una fuga. Anziché turisti della rete, siate profeti nel mondo digitale!”
Ed ecco l’esempio di san Carlo Acutis: “A questo riguardo, abbiamo davanti un attualissimo esempio di santità: san Carlo Acutis. Un ragazzo che non si è fatto schiavo della rete, usandola invece con abilità per il bene. San Carlo unì la sua bella fede alla passione per l’informatica, creando un sito sui miracoli eucaristici, e facendo così di Internet uno strumento per evangelizzare. La sua iniziativa ci insegna che il digitale è educativo quando non ci rinchiude in noi stessi, ma ci apre agli altri: quando non ti mette al centro, ma ti concentra su Dio e sugli altri”.
Da qui nasce la terza ‘sfida’ che riguarda l’educazione alla pace: “Vedete bene quanto il nostro futuro venga minacciato dalla guerra e dall’odio che dividono i popoli. Questo futuro può essere cambiato? Certamente! Come? Con un’educazione alla pace disarmata e disarmante. Non basta, infatti, far tacere le armi: occorre disarmare i cuori, rinunciando a ogni violenza e volgarità. In tal modo, un’educazione disarmante e disarmata crea uguaglianza e crescita per tutti, riconoscendo l’uguale dignità di ogni ragazzo e ragazza, senza mai dividere i giovani tra pochi privilegiati che hanno accesso a scuole costosissime e tanti che non accesso all’educazione. Con grande fiducia in voi, vi invito a essere operatori di pace anzitutto lì dove vivete, in famiglia, a scuola, nello sport e tra gli amici, andando incontro a chi proviene da un’altra cultura”.
(Foto: Santa Sede)
Card. Zuppi ad Assisi: la preghiera è più forte della guerra
“L’antifona della celebrazione odierna con molta poesia descrive: ‘Oggi è sorta una stella: oggi santa Chiara, poverella di Cristo, è volata alla gloria del cielo’. Una stella: luce, la vita che diviene vita che non finisce. Alziamo lo sguardo, allora, per capire qualcosa di noi stessi e della terra, e lasciamoci guidare dall’unico amore di Dio che ogni stella, come pensavano gli antichi, riflette. Abbiamo proprio bisogno di uscire ‘a riveder le stelle’ per non restare avvolti nel buio dell’orrore della violenza e degli inferni di sofferenza che vediamo intorno a noi! La sua luce accende e rafforza la speranza! Non si cammina bene sulla terra senza guardare, scrutare, contemplare il cielo!”
E’ stato l’auspicio dell’arcivescovo della diocesi di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei che, lunedì 11 agosto, ha presieduto la celebrazione nella basilica di Santa Chiara di Assisi, in occasione della solennità della santa, alla presenza delle autorità civili e militari e l’animazione da parte del coro dei Cantori di Assisi. E proprio il suo esempio può aiutare i cristiani, ma anche la Chiesa ed il mondo:
“E’ proprio nella ‘notte fonda’ di tanta sofferenza che oggi ci lasciamo guidare dalla dolce e ferma Chiara e anche da voi, sue sorelle e figlie, che con la luce della vostra presenza siete un faro di umanità, di accoglienza, di preghiera e, quindi, di pensiero, insomma stelle del mattino che annunciano l’alba di un nuovo giorno, mostrano l’amore che ancora non c’è ma che ci sarà. Ella riflette e voi riflettete amore”.
E’ una gioia, che si vive in comunione: “La gioia luminosa di santa Chiara è stata sempre insieme alle sorelle. E’ stata una sposa che si è pensata in comunione. Quanto abbiamo bisogno di comunità, di madri e di sorelle, di pensarsi insieme, con relazioni non aziendali ma di amore, di luoghi dove vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri lasciatoci da Gesù!”
Quindi ha ammonito sul significato di clausura, che non è fuga dal mondo: “Clausura non è certo estraneità o distanza dalla vita concreta, anzi, è spazio per vivere pienamente la comunione con Dio e, quindi, scendere con Lui nel profondo della storia, nelle sofferenze che scuotono la creazione tutta e che con voi diventano preghiera e compassione.
La risposta alla tribolazione, come abbiamo ascoltato dall’Apostolo, non è scappare dal mondo (quello lo fanno tanti che cercano un benessere improbabile e si costruiscono paradisi che in realtà diventano prigioni piene di paura e dipendenze, povere di vita vera) ma rimanere con Gesù, nostra speranza, forti del suo amore, motivo per cui ‘non ci scoraggiamo’.
Ci aiutate, con la dimensione spirituale e così umana della vostra amicizia, a rimanere con Lui, a capire che Lui resta sempre con noi, che così troviamo la Sua e nostra gloria, i frutti che rivelano la grandezza e la forza nascosta nella vite e il senso di essere noi tralci”.
Quindi da santa Chiara il rimando è a san Francesco: “Quest’anno ricordiamo l’ottavo centenario del Cantico delle Creature e oggi del canto ‘Audite, poverelle dal Signore vocate’. Francesco, malato, quasi cieco, compose parole e musica (il motivo per cui chi canta prega due volte è perché con il di più della melodia esprime quello che non riusciremmo a dire o a spiegare). Si rivolge a Chiara ed alle sue compagne chiamandole ‘Poverelle’ e poi termina dicendo che saranno ‘Regine’, coronate in cielo con la Vergine Maria.
Per Chiara la prima scelta è sempre vivere il Vangelo, come si legge all’inizio della sua Regola, in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, senza compromessi come l’amore vero. La seconda, strettamente unita alla prima, che la completa e la permette, è di vivere in fraternità, al servizio le une delle altre. Ma non c’è fraternità senza maternità, come santa Chiara insegna e vive lavando i piedi alle sorelle ed essendo Madre premurosa e sapiente”.
Infine ha invitato le ‘sorelle’ clariane di insegnarci a vivere la pace di santa Chiara: “Oggi, in questo giubileo della Speranza, Chiara ci aiuta a scegliere la via della pace e ci ricorda che la preghiera è più forte della guerra e ispira sempre il mettersi in gioco con tutta se stessa seguendo il Signore che affronta il male. Solo così si spiega la scelta di restare a san Damiano, pur sapendo che un esercito nemico stava arrivando contro la città di Assisi, per proteggere le sorelle e la città. Insieme… Di fronte alla violenza seguiamo l’esempio di Chiara che affronta il male disarmata e disarmante. E’ sempre così per la Chiesa e per i cristiani. Santa Chiara benedici le tue figlie e tutti noi”.
(Foto: diocesi di Assisi –Nocera Umbra – Gualdo Tadino)
Prima domenica del Tempo Ordinario: il battesimo di Gesù al fiume Giordano
Il battesimo di Gesù al Giordano costituisce la terza Epifania di Gesù, prima di dare inizio alla vita pubblica. La prima si ebbe alla nascita quando Gesù si manifestò ai Pastori, che furono avvisati dagli Angeli: ‘Non temete, pastori, è per voi un lieto annuncio. è nato per voi il salvatore’. La seconda si ebbe con il sorgere di una stella cometa nel mondo pagano: i Magi, uomini di cultura, furono guidati da questa stella sino a Gerusalemme; da qui furono inviati a Betlem, ricomparve la stella, trovarono il Bambino e adorarono il Figlio di Dio facendo i loro doni: oro, incenso e mirra.
La terza Epifania è stata al fiume Giordano dove Giovanni Battista battezzava il popolo esortando alla penitenza. Il battesimo è stato il primo atto pubblico compiuto da Gesù: scende nel fiume, confuso tra i peccatori pentiti, e chiede di essere battezzato. Davanti a Giovanni, che si mostra titubante, Gesù lo sprona a compiere il rito e, mentre esce dall’acqua, lo Spirito scende e si posa su di Lui mentre la voce del Padre lo addita: ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato: in Te ho posto il mio compiacimento’.
Questa investitura messianica anticipa il Battesimo istituito da Gesù e quindi il Battesimo che noi abbiamo ricevuto. Il Figlio di Dio incarnato si è immesso nella nostra realtà di peccatori per renderci partecipi della sua stessa vita; si è incarnato ed ora inizia la sua missione con il battesimo amministrato da Giovanni. San Paolo scriverà ai Romani: ‘Noi siamo stati battezzati nella morte di Cristo per avere la stessa vita di risorti’.
Giovanni addita Gesù come colui che è venuto a battezzare l’umanità nello Spirito Santo; è venuto a portare la vita eterna che risuscita l’uomo, lo guarisce anima e corpo restituendolo al progetto originario per il quale era stato creato d Dio. Il Battesimo di Gesù è diverso dal battesimo di Giovanni; lo afferma lo stesso Giovanni: ‘Io battezzo con acqua ma, chi viene dopo di me battezzerà con lo spirito Santo, con il fuoco’.
Il battesimo di Giovanni era solo un battesimo di penitenza, in ordine alla conversione e al perdono dei peccati; il Battesimo istituito da Gesù ci innesta a Cristo, libera l’uomo dal peccato, lo riscatta dalla schiavitù di Satana e segna la sua rinascita nello Spirito santo. E’ necessario prendere coscienza del nostro Battesimo che ci incorpora a Cristo Gesù e ci rende partecipe della sua consacrazione nello Spirito Santo e nella missione sacerdotale, profetica e regale. ‘Come il padre ha mandato me, dirà Gesù agli Apostoli prima di salire al cielo, io mando voi’: oggi è necessario che il cristiano scopra la sua dignità e vocazione: uomo, diventa quello che sei!
Grazie allo Spirito santo abbiamo un dono e un impegno vocazionale: il dono in forza del quale ci siamo innestati a Cristo con il Battesimo e siamo divenuti figli di Dio (Gesù è figlio naturale, noi figli per adozione perchè fratelli del Cristo. Da questo dono scaturisce un impegno: figli di Dio, fratelli tra di noi; come tale siamo chiamati ad essere ‘lievito’ di una umanità nuova dove Dio è il ‘Padre nostro che sei nei cieli’.
Il Battesimo è un ‘pacco-dono’: se vogliamo gustare il dono, dobbiamo aprire il pacco; scoprire la ricchezza del battesimo che ci costituisce fratelli, figli di Dio a prescindere anche dal colore della pelle, dalle condizioni economico-sociali, dai talenti e carismi ricevuti. Questi doni diventano operanti nel momento in cui c’è vera fede in noi e viviamo nell’amore verso Dio e i fratelli. Allora, amico che leggi o ascolti, sii te stesso, vivi nella tua dignità di figlio di Dio e attua il cammino dell’amore verso Dio e i fratelli in nome di Dio. Allora sarai veramente felice.
Papa Francesco: la stella indica la via
“Oggi la Chiesa celebra la manifestazione di Gesù, e il Vangelo si concentra sui Magi, che al termine di un lungo viaggio giungono a Gerusalemme per adorare Gesù. Se facciamo attenzione, scopriamo una cosa un po’ strana: mentre quei sapienti da lontano arrivano a trovare Gesù, quelli che erano vicini non muovono un passo verso la grotta di Betlemme.
Attirati e guidati dalla stella, i Magi affrontano spese ingenti, mettono a disposizione il loro tempo, accettano i tanti rischi e le incertezze che a quei tempi non mancavano mai. Eppure superano ogni difficoltà per arrivare a vedere il Re Messia, perché sanno che sta avvenendo qualcosa di unico nella storia dell’umanità e non vogliono mancare all’appuntamento. Avevano l’ispirazione dentro e l’hanno seguita”.
Nella solennità dell’Epifania papa Francesco ha sottolineato che i Magi hanno fatto di tutto per andare ad adorare Gesù, mentre coloro che risiedevano a Gerusalemme non hanno sentito la ‘curiosità’ della ricerca: “Invece quelli che vivono a Gerusalemme, che dovrebbero essere i più felici e i più pronti ad accorrere, rimangono fermi. I sacerdoti, i teologi interpretano correttamente le Sacre Scritture e forniscono indicazioni ai Magi su dove trovare il Messia, ma non si spostano dalle loro ‘cattedre’. Sono soddisfatti di quello che hanno e non si mettono alla ricerca, non pensano che valga la pena di uscire da Gerusalemme”.
In conclusione il papa ha raccontato la storia del quarto re mago: “Secondo una storia, un quarto re mago arriva tardi a Gerusalemme, proprio durante la crocifissione di Gesù (è una storia bella questa, non è storica, ma è una bella storia), perché si è fermato per la strada ad aiutare tutti i bisognosi dando loro i preziosi doni che aveva portato per Gesù. Alla fine, arriva ormai vecchio e Gesù dalla croce gli dice: ‘In verità ti dico, tutto quello che hai fatto per l’ultimo dei fratelli, lo hai fatto per me’. Il Signore sa tutto quello che noi abbiamo fatto per gli altri”.
Anche nell’omelia della celebrazione eucaristica papa Francesco ha sottolineato il cammino dei Magi: “I Magi testimoniano di essersi messi in cammino, dando una svolta alla loro vita, perché nel cielo hanno visto una luce nuova. Possiamo allora fermarci a riflettere su questa immagine, mentre celebriamo l’Epifania del Signore nel Giubileo della speranza; e vorrei sottolineare tre caratteristiche della stella di cui ci parla l’evangelista Matteo: è luminosa, è visibile a tutti e indica un cammino”.
Essi si sono messi in cammino, perché hanno visto una stella: “Anzitutto la stella è luminosa. Molti sovrani, al tempo di Gesù, si facevano chiamare ‘stelle’, perché si sentivano importanti, potenti e famosi. Non è stata però la loro luce (quella di nessuno di loro) a svelare ai Magi il miracolo del Natale. Il loro splendore, artificiale e freddo, frutto di calcoli e di giochi di potere, non è stato in grado di rispondere al bisogno di novità e di speranza di queste persone in ricerca.
Lo ha fatto invece un altro tipo di luce, simboleggiata dalla stella, che illumina e scalda bruciando e lasciandosi consumare. La stella ci parla della sola luce che può indicare a tutti la via della salvezza e della felicità: quella dell’amore. Quella è l’unica luce che ci farà felici”.
E’ stato un invito ad essere stelle ‘luminose’: “Prima di tutto l’amore di Dio, che facendosi uomo si è donato a noi sacrificando la sua vita. Poi, di riflesso, quello con cui anche noi siamo chiamati a spenderci gli uni per gli altri, divenendo, col suo aiuto, un segno reciproco di speranza, anche nelle notti oscure della vita. Possiamo pensare a questo: noi siamo luminosi nella speranza? Siamo capaci di dare speranza agli altri con la luce della nostra fede?”
Infatti ciascuno può diventare una stella: “Come la stella, col suo brillare, ha guidato i Magi a Betlemme, così anche noi, col nostro amore, possiamo portare a Gesù le persone che incontriamo, facendo loro conoscere, nel Figlio di Dio fatto uomo, la bellezza del volto del Padre ed il suo modo di amare, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza. Non dimentichiamo mai questo: Dio è vicino, compassionevole e tenero.
Questo è l’amore: vicinanza, compassione e tenerezza. E possiamo farlo senza bisogno di strumenti straordinari e di mezzi sofisticati, ma rendendo i nostri cuori luminosi nella fede, i nostri sguardi generosi nell’accoglienza, i nostri gesti e le nostre parole pieni di gentilezza e di umanità”.
Un’altra caratteristica della stella è la sua visibilità: “I Magi non seguono le indicazioni di un codice segreto, ma un astro che vedono splendere nel firmamento. Loro lo notano; altri, come Erode e gli scribi, non si accorgono nemmeno della sua presenza. La stella però resta sempre là, accessibile a chiunque alzi lo sguardo al cielo, in cerca di un segno di speranza. Io sono un segno di speranza per gli altri?”
Infatti i Magi rappresentano la rivelazione di Dio a tutti: “E questo è un messaggio importante: Dio non si rivela a circoli esclusivi o a pochi privilegiati, Dio offre la sua compagnia e la sua guida a chiunque lo cerchi con cuore sincero. Anzi, spesso previene le nostre stesse domande, venendo a cercarci prima ancora che glielo chiediamo.
Proprio per questo, nel presepe, raffiguriamo i Magi con caratteristiche che abbracciano tutte le età e tutte le razze (un giovane, un adulto, un anziano, con i tratti somatici dei vari popoli della terra) per ricordarci che Dio cerca tutti, sempre”.
La stella offre a tutti la rivelazione di Dio: “La stella, che in cielo offre a tutti la sua luce, ci ricorda che il Figlio di Dio, è venuto nel mondo per incontrare ogni uomo e donna della terra, a qualsiasi etnia, lingua e popolo appartenga, e che a noi affida la stessa missione universale. Ci chiama, cioè, a mettere al bando qualsiasi forma di selezione, di emarginazione e di scarto delle persone, e a promuovere, in noi e negli ambienti in cui viviamo, una forte cultura dell’accoglienza, in cui alle serrature della paura e del rifiuto si preferiscano gli spazi aperti dell’incontro, dell’integrazione e della condivisione; luoghi sicuri, dove tutti possano trovare calore e riparo”.
Quindi la stella indica il cammino verso Dio: “La stella ci parla del sogno di Dio: che tutta l’umanità, nella ricchezza delle sue differenze, giunga a formare una sola famiglia viva concorde nella prosperità e nella pace. E questo ci porta all’ultima caratteristica della stella: quella di indicare il cammino. Anche questo è uno spunto di riflessione, specialmente nel contesto dell’Anno santo che stiamo celebrando, in cui uno dei gesti caratteristici è il pellegrinaggio”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco ai giovani: non avete paura
“Domani il Myanmar celebra la festa nazionale in ricordo della prima protesta studentesca che avviò il Paese verso l’indipendenza e nella prospettiva di una stagione pacifica e democratica che ancora oggi fatica a realizzarsi. Esprimo la mia vicinanza all’intera popolazione del Myanmar, in particolare per quanti soffrono per i combattimenti in corso, soprattutto i più vulnerabili: bambini, anziani, malati, rifugiati, tra i quali i Rohingya. A tutte le parti coinvolte rivolgo un accorato appello affinché tacciano le armi, si apra un dialogo sincero, inclusivo, in grado di assicurare una pace duratura”: così al termine della recita dell’Angelus papa Francesco ha invitato a pregare per la pace nel Myanmar, che domani commemora l’anniversario del primo sciopero degli universitari nel 1920.
Il mondo basato sulla violenza è debole senza salvezza: “Il ‘mondo’ di Ponzio Pilato è quello dove il forte vince sul debole, il ricco sul povero, il violento sul mite, cioè un mondo che purtroppo conosciamo bene. Gesù è Re, ma il suo regno non è di quel mondo, anche non è di questo mondo. Il mondo di Gesù, infatti, è quello nuovo, quello eterno, che Dio prepara per tutti donando la sua vita per la nostra salvezza. E’ il regno dei cieli, che Cristo porta sulla terra effondendo grazia e verità…
Fratelli e sorelle, Gesù parla a Pilato da molto vicino, ma questi gli resta lontano, perché abita in un mondo diverso. Pilato non si apre alla verità, anche se ce l’ha di fronte. Farà crocifiggere Gesù, e ordinerà di scrivere sulla croce: ‘Il re dei Giudei’, ma senza capire il senso di questa parola: ‘Re dei Giudei’, di quelle parole. Eppure il Cristo è venuto nel mondo, questo mondo: chi è dalla verità, ascolta la sua voce. E’ la voce del Re dell’universo, che ci salva”.
Inoltre ha invitato i giovani a partecipare alla GMG di Seul: “Oggi si celebra, nelle Chiese particolari, la 39ª Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema: Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi (Is 40,31). Anche i giovani si stancano delle volte, se non sperano nel Signore! Saluto le delegazioni del Portogallo e della Corea del Sud, che hanno fatto il passaggio del ‘testimone’ nel cammino verso la GMG di Seoul nel 2027”.
Infine ha ribadito le date dei due santi ‘giovani’: “Come ho già annunciato, il 27 aprile prossimo, nel contesto del Giubileo degli Adolescenti, proclamerò Santo il Beato Carlo Acutis. Inoltre, informato dal Dicastero delle Cause dei Santi che sta per concludersi positivamente l’iter di studio della Causa del Beato Pier Giorgio Frassati, ho in animo di canonizzarlo il 3 agosto prossimo durante il Giubileo dei Giovani, dopo aver ottenuto il parere dei cardinali”.
E nella celebrazione eucaristica di Cristo Re dell’Universo papa Francesco ha sottolineato in cosa consiste il Regno di Dio: “E’ una contemplazione che eleva ed entusiasma. Se però poi ci guardiamo attorno, quello che vediamo appare diverso, e in noi possono sorgere interrogativi inquietanti. Cosa dire delle guerre, delle violenze, dei disastri ecologici? E che pensare dei problemi che anche voi, cari giovani, dovete affrontare, guardando al domani: la precarietà del lavoro, l’incertezza economica e non solo, le divisioni e le disparità che polarizzano la società? Perché succede tutto questo? E cosa possiamo fare per non esserne schiacciati? E’ vero, si tratta di domande difficili, ma sono domande importanti”.
Nell’omelia il papa ha evidenziato le accuse a Gesù: “Il Vangelo odierno ci presenta Gesù nei panni dell’imputato… Però sa che la gente lo segue, ritenendolo una guida, un maestro, il Messia, e il Procuratore non può permettere che qualcuno crei scompiglio e turbamento nella ‘pace militarizzata’ del suo distretto. Perciò accontenta i nemici potenti di questo profeta indifeso: lo processa e minaccia di condannarlo a morte. E Lui, che ha sempre e solo predicato la giustizia, la misericordia e il perdono, non ha paura, non si lascia intimidire, e nemmeno si ribella: Gesù rimane fedele alla verità che ha annunciato, fedele fino al sacrificio della vita”.
Quindi ha chiesto ai giovani di non aver paura: “Cari giovani, forse a volte può capitare anche a voi di essere messi “sotto accusa” per il fatto di seguire Gesù. A scuola, tra amici, negli ambienti che frequentate, ci può essere chi vuole farvi sentire sbagliati perché siete fedeli al Vangelo e ai suoi valori, perché non vi omologate, non vi piegate a fare come tutti gli altri. Voi, però, non abbiate paura delle ‘condanne’, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. Care giovani e cari giovani, state attenti a non lasciarvi ubriacare dalle illusioni. Per favore, siate concreti. La realtà è concreta. State attenti alle illusioni”.
L’altro monito riguarda il ‘consenso’: “E anche a voi, giovani cari, farà bene seguire il suo esempio, non lasciandovi contagiare dalla smania (oggi tanto diffusa), la smania di essere visti, approvati e lodati. Chi si lascia prendere da queste fissazioni, finisce col vivere nell’affanno. Si riduce a ‘sgomitare’, competere, fingere, scendere a compromessi, svendere i propri ideali pur di avere un po’ di approvazione e di visibilità. Per favore, state attenti a questo. La vostra dignità non è in vendita. Non si vende! State attenti”.
E’ stato un invito ad essere ‘trasparenti’: “Non siate ‘stelle per un giorno’ sui social o in qualsiasi altro contesto. Il cielo in cui siete chiamati a brillare è più grande: è il cielo dell’amore, è il cielo di Dio, l’amore infinito del Padre che si riflette in tante piccole luci: nell’affetto fedele degli sposi, nella gioia innocente dei bambini, nell’entusiasmo dei giovani, nella cura degli anziani, nella generosità dei consacrati, nella carità verso i poveri, nell’onestà del lavoro. Pensate a queste cose, che vi faranno forti, tutti voi giovani”.
Sono ‘piccole luci’ che aiutano a salvare il mondo: “Queste piccole luci: l’affetto fedele degli sposi (cosa bella), la gioia innocente dei bambini (è una bella gioia questa!); l’entusiasmo dei giovani (siate entusiasti, tutti voi!); la cura degli anziani. Una domanda: voi avete cura degli anziani? Andate a trovare i nonni? Siate generosi nella vostra vita e caritatevoli verso i poveri, nell’onestà del lavoro. Questo è il firmamento vero, in cui splendere come astri nel mondo: e per favore non ascoltate chi, mentendo, vi dice il contrario! Non sono i consensi a salvare il mondo, né a rendere felici. Quello che salva il mondo è la gratuità dell’amore. E l’amore non si compra, non si vende: è gratuito, è donazione di sé stessi”.
E’ stato un invito a vivere e non a vivacchiare: “Sorelle e fratelli, non è vero, come alcuni pensano, che gli eventi del mondo sono ‘sfuggiti’ dalle mani di Dio. Non è vero che la storia la fanno i violenti, i prepotenti, gli orgogliosi. Molti mali che ci affliggono sono opera dell’uomo, inganno dal Maligno, ma tutto è sottoposto, alla fine, al giudizio di Dio . Quelli che distruggono la gente, che fanno le guerre, che faccia avranno quando si presenteranno davanti al Signore?.. Anche a noi il Signore domanderà queste cose. Il Signore ci lascia liberi, ma non ci lascia soli: pur correggendoci quando cadiamo, non smette mai di amarci e, se lo vogliamo, di risollevarci, perché possiamo riprendere il cammino”.
E’ stato un invito, soprattutto ai giovani coreani a guardare alla Madre di Dio: “Voi, giovani coreani, riceverete la Croce del Signore, Croce di vita, segno di vittoria, ma non da sola: la riceverete con la Mamma. E’ Maria ad accompagnarci sempre verso Gesù; è Maria che nei momenti difficili è accanto alla Croce nostra per aiutarci, perché Lei è Madre, Lei è Mamma. È la nostra Mamma. Pensate a Maria.
Teniamo gli occhi fissi su Gesù, sulla sua Croce, e su Maria, nostra Madre: così, anche nelle difficoltà, troveremo la forza di andare avanti, senza temere le accuse, senza bisogno dei consensi, con la propria dignità, con la propria sicurezza di essere salvati e di essere accompagnati dalla Mamma, Maria, senza fare dei compromessi, senza maquillage spirituale. La vostra dignità non ha bisogno di essere truccata. Andiamo avanti, contenti di essere per tutti, di essere nell’amore, e essere testimoni della verità. E per favore, non perdere la gioia”.
Infine la consegna della Croce: “Tra poco i giovani portoghesi consegneranno i simboli della GMG (la Croce e l’icona di Maria Salus Populi Romani) ai giovani coreani. Questi simboli vennero affidati ai giovani da san Giovanni Paolo II perché li portassero in tutto il mondo.
E voi, cari giovani coreani, adesso tocca a voi! Portando la Croce in Asia voi annuncerete a tutti l’amore di Cristo. Abbiate coraggio! Abbiate il coraggio di testimoniare la speranza di cui abbiamo più che mai bisogno oggi. Là, dove passeranno questi simboli, possano crescere la certezza dell’amore invincibile di Dio e la fratellanza tra i popoli. E per tutti i giovani vittime dei conflitti e delle guerre, la Croce del Signore e l’icona di Maria Santissima, siano sostegno e consolazione”.
(Foto: Santa Sede)
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‘Cieli sereni’ di don Luca Peyron è un percorso che incrocia la luce che viene dal passato remoto della formazione cosmica e la luce che viene dal futuro, inaugurato dalla resurrezione di Cristo. Nell’intreccio di queste luci avviene un incontro di brillante bellezza, di fulgore naturale e soprannaturale.
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