Card. Zuppi ad Assisi: la preghiera è più forte della guerra

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“L’antifona della celebrazione odierna con molta poesia descrive: ‘Oggi è sorta una stella: oggi santa Chiara, poverella di Cristo, è volata alla gloria del cielo’. Una stella: luce, la vita che diviene vita che non finisce. Alziamo lo sguardo, allora, per capire qualcosa di noi stessi e della terra, e lasciamoci guidare dall’unico amore di Dio che ogni stella, come pensavano gli antichi, riflette. Abbiamo proprio bisogno di uscire ‘a riveder le stelle’ per non restare avvolti nel buio dell’orrore della violenza e degli inferni di sofferenza che vediamo intorno a noi! La sua luce accende e rafforza la speranza! Non si cammina bene sulla terra senza guardare, scrutare, contemplare il cielo!”

E’ stato l’auspicio dell’arcivescovo della diocesi di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei che, lunedì 11 agosto, ha presieduto la celebrazione nella basilica di Santa Chiara di Assisi, in occasione della solennità della santa, alla presenza delle autorità civili e militari e l’animazione da parte del coro dei Cantori di Assisi. E proprio il suo esempio può aiutare i cristiani, ma anche la Chiesa ed il mondo:

“E’ proprio nella ‘notte fonda’ di tanta sofferenza che oggi ci lasciamo guidare dalla dolce e ferma Chiara e anche da voi, sue sorelle e figlie, che con la luce della vostra presenza siete un faro di umanità, di accoglienza, di preghiera e, quindi, di pensiero, insomma stelle del mattino che annunciano l’alba di un nuovo giorno, mostrano l’amore che ancora non c’è ma che ci sarà. Ella riflette e voi riflettete amore”.

E’ una gioia, che si vive in comunione: “La gioia luminosa di santa Chiara è stata sempre insieme alle sorelle. E’ stata una sposa che si è pensata in comunione. Quanto abbiamo bisogno di comunità, di madri e di sorelle, di pensarsi insieme, con relazioni non aziendali ma di amore, di luoghi dove vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri lasciatoci da Gesù!”

Quindi ha ammonito sul significato di clausura, che non è fuga dal mondo: “Clausura non è certo estraneità o distanza dalla vita concreta, anzi, è spazio per vivere pienamente la comunione con Dio e, quindi, scendere con Lui nel profondo della storia, nelle sofferenze che scuotono la creazione tutta e che con voi diventano preghiera e compassione.

La risposta alla tribolazione, come abbiamo ascoltato dall’Apostolo, non è scappare dal mondo (quello lo fanno tanti che cercano un benessere improbabile e si costruiscono paradisi che in realtà diventano prigioni piene di paura e dipendenze, povere di vita vera) ma rimanere con Gesù, nostra speranza, forti del suo amore, motivo per cui ‘non ci scoraggiamo’.

Ci aiutate, con la dimensione spirituale e così umana della vostra amicizia, a rimanere con Lui, a capire che Lui resta sempre con noi, che così troviamo la Sua e nostra gloria, i frutti che rivelano la grandezza e la forza nascosta nella vite e il senso di essere noi tralci”.

Quindi da santa Chiara il rimando è a san Francesco: “Quest’anno ricordiamo l’ottavo centenario del Cantico delle Creature e oggi del canto ‘Audite, poverelle dal Signore vocate’. Francesco, malato, quasi cieco, compose parole e musica (il motivo per cui chi canta prega due volte è perché con il di più della melodia esprime quello che non riusciremmo a dire o a spiegare). Si rivolge a Chiara ed alle sue compagne chiamandole ‘Poverelle’ e poi termina dicendo che saranno ‘Regine’, coronate in cielo con la Vergine Maria.

Per Chiara la prima scelta è sempre vivere il Vangelo, come si legge all’inizio della sua Regola, in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, senza compromessi come l’amore vero. La seconda, strettamente unita alla prima, che la completa e la permette, è di vivere in fraternità, al servizio le une delle altre. Ma non c’è fraternità senza maternità, come santa Chiara insegna e vive lavando i piedi alle sorelle ed essendo Madre premurosa e sapiente”.

Infine ha invitato le ‘sorelle’ clariane di insegnarci a vivere la pace di santa Chiara: “Oggi, in questo giubileo della Speranza, Chiara ci aiuta a scegliere la via della pace e ci ricorda che la preghiera è più forte della guerra e ispira sempre il mettersi in gioco con tutta se stessa seguendo il Signore che affronta il male. Solo così si spiega la scelta di restare a san Damiano, pur sapendo che un esercito nemico stava arrivando contro la città di Assisi, per proteggere le sorelle e la città. Insieme… Di fronte alla violenza seguiamo l’esempio di Chiara che affronta il male disarmata e disarmante. E’ sempre così per la Chiesa e per i cristiani. Santa Chiara benedici le tue figlie e tutti noi”.

(Foto: diocesi di Assisi –Nocera Umbra – Gualdo Tadino)

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