Papa Leone XIV ricorda che la Chiesa è missionaria e tutti partecipano alla manifestazione di Dio
“Grazie del vostro caloroso saluto e soprattutto grazie di essere venuti a questo appuntamento natalizio. Come sapete per me è il primo, ed è la prima volta che vi incontro tutti insieme, anche con molti vostri familiari, e questo mi fa molto piacere! Oggi non dobbiamo parlare di lavoro, però voglio approfittare di questa occasione per ringraziare ciascuno di voi per il lavoro che svolge. Sto imparando a conoscere il Vaticano come un grande mosaico di uffici e di servizi, e piano piano, con l’aiuto di Dio, penso che potrò anche incontrarvi visitando i vari ambienti di lavoro”: nella tradizionale udienza per gli auguri natalizia ai dipendenti vaticani papa Leone XIV ha esortato a lavorare con impegno e dedizione, perché le occupazioni quotidiane acquistano senso nel disegno di Dio.
In tale occasione, però il papa ha sottolineato l’importanza del presepe: “Ma oggi sono contento di questo momento familiare ormai quasi alla vigilia del Natale. Lo viviamo davanti al presepe, che in effetti è presente anche qui, in questa scena della Natività donata dal Costa Rica. Nel presepe, l’immaginazione popolare ha spesso inserito tante figure tratte dalla vita quotidiana, che popolano lo spazio intorno alla grotta. E così, oltre agli immancabili pastori, protagonisti dell’evento secondo il Vangelo, possiamo trovare le statuine che raffigurano diversi mestieri: il fabbro, l’oste, la locandiera, la lavandaia, l’arrotino, e così via”.
Presepe che racconta la quotidianità inquadrata nel disegno di Dio: “Naturalmente sono mestieri di una volta: alcuni di essi sono spariti oppure totalmente trasformati. Comunque mantengono il loro significato all’interno del presepe. Ci ricordano che tutte le nostre attività, le nostre occupazioni quotidiane acquistano il loro senso pieno nel disegno di Dio, che ha il suo centro in Gesù Cristo”.
E nel presepe tutti partecipano alla manifestazione di Dio: “E’ come se Gesù Bambino, dalla mangiatoia dov’è adagiato, benedicesse tutto e tutti. La sua presenza mite e umile diffonde ovunque la tenerezza di Dio. Mentre Maria e Giuseppe adorano il Bambino e i pastori si avvicinano pieni di meraviglia, gli altri personaggi compiono i loro gesti quotidiani. Sembrano distaccati dall’avvenimento centrale, ma non è così: in realtà, ognuno vi partecipa proprio così com’è, stando al suo posto e facendo quello che deve fare, il suo mestiere”.
Così può avvenire nel proprio lavoro con la lode a Dio: “Mi piace pensare che possa essere così anche per noi, nelle nostre giornate lavorative: ciascuno di noi svolge il suo compito e diamo lode a Dio proprio facendolo bene, con impegno. A volte si è talmente presi dalle occupazioni che non si pensa al Signore o alla Chiesa, ma il fatto stesso di lavorare con dedizione, cercando di dare il meglio, e anche, per voi laici, con amore per la vostra famiglia, per i figli, questo dà gloria al Signore”.
Questo è l’insegnamento del presepe: “Carissimi, impariamo dal Natale di Gesù lo stile della semplicità, dell’umiltà e facciamo in modo, tutti insieme, che questo sia sempre più lo stile della Chiesa, in ogni sua espressione. Vi prego di portare il mio saluto anche ai vostri cari a casa; specialmente alle persone anziane o ammalate dite che il papa prega per loro”.
In precedenza nel ricevere i collaboratori della curia il papa aveva ricordato papa Francesco, che incoraggiava ad essere Chiesa ‘accogliente verso tutti’: “… desidero anzitutto ricordare il mio amato predecessore papa Francesco, che in questo anno ha concluso la sua vita terrena. La sua voce profetica, il suo stile pastorale e il suo ricco magistero hanno segnato il cammino della Chiesa di questi anni, incoraggiandoci soprattutto a rimettere al centro la misericordia di Dio, a dare maggiore impulso all’evangelizzazione, ad essere Chiesa lieta e gioiosa, accogliente verso tutti, attenta ai più poveri. Proprio prendendo spunto dalla sua Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, vorrei ritornare su due aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la missione e la comunione”.
Quindi ha ricordato che la Chiesa è missionaria: “La Chiesa è per sua natura estroversa, rivolta verso il mondo, missionaria. Essa ha ricevuto da Cristo il dono dello Spirito per portare a tutti la buona notizia dell’amore di Dio. Segno vivo di questo amore divino per l’umanità, la Chiesa esiste per invitare, chiamare, radunare al banchetto festoso che il Signore imbandisce per noi, perché ciascuno possa scoprirsi figlio amato, fratello del prossimo, uomo nuovo a immagine del Cristo e, perciò, testimone di verità, di giustizia e di pace”.
Ciò è ricordato nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ che “ci incoraggia a progredire nella trasformazione missionaria della Chiesa, che trova la sua inesauribile forza nel mandato di Cristo Risorto… Tale stato di missione deriva dal fatto che Dio stesso, per primo, si è messo in cammino verso di noi e, nel Cristo, ci è venuto a cercare. La missione ha inizio nel cuore della Santissima Trinità: Dio, infatti, ha consacrato e inviato il Figlio nel mondo perché ‘chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna’. Il primo grande ‘esodo’, dunque, è quello di Dio, che esce da sé stesso per venirci incontro. Il mistero del Natale ci annuncia proprio questo: la missione del Figlio consiste nella sua venuta nel mondo”.
Però la missione è legata alla comunione: “Allo stesso tempo, nella vita della Chiesa la missione è strettamente congiunta alla comunione. Il mistero del Natale, infatti, mentre celebra la missione del Figlio di Dio in mezzo a noi, ne contempla anche il fine: Dio ha riconciliato a sé il mondo per mezzo di Cristo e, in Lui, ci ha resi suoi figli.
Il Natale ci ricorda che Gesù è venuto a rivelarci il vero volto di Dio come Padre, perché potessimo diventare tutti suoi figli e quindi fratelli e sorelle tra di noi. L’amore del Padre, che Gesù incarna e manifesta nei suoi gesti di liberazione e nella sua predicazione, ci rende capaci, nello Spirito Santo, di essere segno di una nuova umanità, non più fondata sulla logica dell’egoismo e dell’individualismo, ma sull’amore vicendevole e sulla solidarietà reciproca”.
Quindi missione e comunione devono avere al centro della loro ‘azione’ Gesù: “Carissimi, la missione e la comunione sono possibili se rimettiamo Cristo al centro. Il Giubileo di questo anno ci ha ricordato che solo Lui è la speranza che non viene meno. E, proprio durante l’Anno Santo, importanti ricorrenze ci hanno fatto ricordare altri due eventi: il Concilio di Nicea, che ci riconduce alle radici della nostra fede, e il Concilio Vaticano II, che fissando lo sguardo su Cristo ha consolidato la Chiesa e l’ha sospinta incontro al mondo, in ascolto delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini di oggi”.
Concludendo i saluti il papa ha ricordato il 50^ anniversario dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Nuntiandi’ di papa san Paolo VI: “Essa sottolinea, tra l’altro, due realtà che qui possiamo richiamare: il fatto che ‘tutta la Chiesa riceve la missione di evangelizzare, e l’opera di ciascuno è importante per il tutto’; e, allo stesso tempo, la convinzione che ‘la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione’. Ricordiamo questo, anche nel nostro servizio curiale: l’opera di ciascuno è importante per il tutto, e la testimonianza di una vita cristiana, che si esprime nella comunione, è il primo e più grande servizio che possiamo offrire”.
(Foto: Santa Sede)


























