La Caritas italiana promuove l’advocacy
Si è concluso con uno sguardo aperto al contesto politico ed europeo la quarta e ultima giornata del Convegno nazionale di Caritas Italiana. Al centro della mattinata, il confronto tra esperienze e visioni sul rapporto tra partecipazione, cittadinanza e responsabilità pubblica, in un tempo segnato da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale.
Ad aprire i lavori, la tavola rotonda ‘La politica, l’Europa’, che ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee.
Il dialogo, moderato da Luca Servidati, ha offerto chiavi di lettura e prospettive concrete a partire dai territori, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle comunità locali nel promuovere partecipazione, giustizia sociale e coesione. In questo contesto, la riflessione si apre a interrogativi cruciali sul futuro dell’Europa, sul significato dell’impegno politico oggi e sul contributo che il mondo Caritas può offrire nella costruzione di società più giuste, solidali e inclusive.
“Nel passato i giovani non avevano più potere di oggi”, ha affermato Prodi, “E’ un problema eterno. Credo che si debba stare attenti all’equilibrio, lasciare posto ai giovani è importante. Lasciare posto però non mi piace. Serve una categoria di giovani dinamica che il posto se lo costruisce. Non trovo che in teoria che il mondo politica sia governato da anziani, anzi. L’affermazione dei giovani deve essere costruttiva e non occasionale grazie a un lavoro di squadra”.
Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. Prodi ha richiamato con forza la necessità di un rinnovato slancio unitario, fondato non solo su interessi economici ma su valori condivisi e responsabilità comuni: “nessun piano economico può da solo costruire l’Europa”. In questo senso, ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, come il diritto di veto, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.
Negli orientamenti finali il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha indicato alcune traiettorie di lavoro per i prossimi mesi, rilanciando la vocazione ecclesiale e profetica della rete Caritas: “Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive”.
Sul tema della pace, don Pagniello ha richiamato la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti: “La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. Ed ha aggiunto un forte richiamo alla coscienza civile ed evangelica: “Le Caritas sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. E’ l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.
Infine, il rilancio del rapporto tra Vangelo e storia: “L’annuncio del Vangelo deve camminare insieme all’impegno per il bene comune, del singolo e di tutta la famiglia umana. E’ la Parola che genera movimento, che fa nascere processi, che rimette in cammino le persone e le comunità”. Il Convegno si è chiuso consegnando alle Caritas diocesane un mandato chiaro: continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia.
Il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo ‘Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano’ era stato aperto dall’introduzione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: “La Caritas è la diocesi. E’ la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.
Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di ‘raccontare l’uomo per promuovere l’umano’ in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione: “Promuovere l’umano significa strappare l’uomo alle narrazioni che lo deformano”, ha evidenziato, indicando nella comunicazione un luogo decisivo di impegno culturale ed etico.
Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del card. Giorgio Marengo, dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. L’intervento di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, che ha richiamato la funzione ‘profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi’, indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi.
La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi (Libera), della Campagna ‘Diamo linfa al bene’. A seguire, Massimo Monzio Compagnoni ha evidenziato il valore del sostegno economico alla Chiesa come strumento di corresponsabilità e partecipazione. Un filo rosso ha attraversato tutti gli interventi: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze. Un’advocacy che nasce dall’incontro con i poveri e si traduce in impegno per la giustizia.
(Foto: Caritas Italiana)


























