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Presentato il bilancio di missione dell’arcidiocesi di Milano
E’ stato presentata nei giorni scorsi nella Sala Convegni della Curia arcivescovile la nuova edizione del Bilancio di missione della Diocesi di Milano. La pubblicazione, giunta alla terza edizione, ha lo scopo di rendicontare in modo trasparente le attività svolte, le ricadute in ambito pastorale e sociale e le principali implicazioni economiche delle attività svolte dalla Chiesa ambrosiana, nelle sue varie articolazioni.
Alla presentazione sono intervenuti Antonio Antidormi, economo della Diocesi, mons. Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari economici, don Fabio Landi, responsabile del Servizio per la Pastorale scolastica, mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, che ha firmato anche la prefazione al Bilancio.
Dopo una prima edizione in cui l’attenzione era concentrata sulla Curia diocesana e sugli enti più direttamente collegati ad essa e una seconda in cui il perimetro descritto dal documento è stato allargato alle oltre 1.100 parrocchie della Diocesi, nella nuova edizione è stato aggiunto un focus su uno specifico ambito di impegno pastorale della Chiesa ambrosiana, quello delle oltre 200 scuole di infanzia gestite dalle parrocchie.
Secondo mons. Bruno Marinoni, «con questa terza edizione, il Bilancio di missione assume la sua struttura definitiva, con uno sguardo di analisi che parte dalla Curia e dagli enti centrali, si allarga alle parrocchie e poi, di anno in anno, approfondisce un aspetto della missione della nostra Chiesa, quest’anno le scuole d’infanzia parrocchiali. Devo ringraziare in particolare le parrocchie, che mettendo a disposizione il loro rendiconto dicono che c’è una compartecipazione, una comunione di intenti. Un grazie anche alle società di servizi che attraverso il loro lavoro sgravano di alcune incombenze di tipo amministrativo le parrocchie stesse, che così sono più libere di fare il loro servizio più importante, che è quello di annunciare il Vangelo»
«Quello che più mi ha colpito – ha dichiarato mons. Mario Delpini – è stato l’incremento di offerte spicciole da parte della gente, che manifesta un senso di appartenenza, un senso di responsabilità e una fiducia. In questo senso, realizzare un Bilancio come questo convince ancora di più le persone a dire che quello che si raccoglie è usato bene».
«A livello italiano – ha proseguito l’Arcivescovo – sappiamo che c’è una diminuzione delle firme in favore della Chiesa Cattolica per l’8×1000. Il fatto che lo Stato stesso si sia inserito nella serie di possibili destinatari forse spiega questa diminuzione ed è una decisione un po’ singolare, forse anche non del tutto giusta, perché queste risorse dovrebbero essere destinate ad attività diverse da quelle proprie dello Stato. Il fatto però che aumentino le offerte per la propria parrocchia, almeno nella nostra Diocesi, e diminuiscano le firme per 8×1000 forse indica che il coinvolgimento delle persone è più efficace quando uno fa parte di una comunità, ne vede personalmente le necessità, ne vede le opere, anche se ovviamente sappiamo che le stesse risorse dell’8×1000 in gran parte vengono restituite alle Diocesi».
Aumentano leggermente, rispetto all’anno precedente, gli abitanti della Diocesi, che passano da 5.539.708 a 5.566.667, mentre resta invariato il numero delle parrocchie (1.106), il che dice che ogni parrocchia della Diocesi ha in media 5.037 abitanti. I presbiteri diocesani sono 1.597, con una riduzione di 30 unità rispetto all’anno precedente e un invecchiamento complessivo che è in atto da tempo: i sacerdoti tra i 26 e i 35 anni sono 93, quelli con oltre 75 anni sono 482.
Periodo di riferimento dei dati economici presentati è, per quanto riguarda gli uffici e i servizi della Curia arcivescovile, l’anno pastorale 2023-2024, mentre per quanto riguarda gli Enti centrali, le società diocesane di servizi, le parrocchie e le scuole d’infanzia l’anno solare 2023.
Come nelle edizioni precedenti, al fine di descrivere il flusso di risorse economiche impiegate, i bilanci della Curia Arcivescovile, degli Enti centrali e delle società diocesane di servizi sono stati analizzati ed aggregati operando una riclassificazione per destinazione riguardo agli oneri sostenuti per promuovere le tre dimensioni fondamentali della missione della Diocesi: la “cura pastorale” (indirizzo, coordinamento, formazione), la “cura amministrativa” (vigilanza canonica, consulenza amministrativa, servizi), il sostegno di attività e progetti sul territorio (la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, fondi diocesani e 8xmille).
Queste risorse sono state pari, nel periodo esaminato, a 66.532.848 euro, destinate per il 42,7% al sostegno di attività e progetti sul territorio tramite la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, per il 39,9% ad attività di vigilanza canonica, consulenza amministrativa e servizi, e per il 16,9% ad attività di indirizzo pastorale, coordinamento e formazione.
A differenza dei due esercizi precedenti, si rileva un saldo di gestione complessivamente positivo di € 352.960, pari allo 0,53% delle risorse diocesane destinate, accantonato nei fon¬di vincolati e/o nelle riserve di patrimonio. Questo saldo positivo è dovuto ad una mi¬nima crescita delle entrate (+0,4%) in concomitanza ad una lieve diminuzione delle uscite (-3,7%) complessive.
Per quanto riguarda in particolare il sostegno ad attività e progetti sul territorio, si confermano prevalenti gli ambiti di spesa le¬gati alla carità ed assistenza (oltre 16,3 milioni, il 57,5% del totale dei contributi al territorio) e il sostegno delle parroc¬chie (più di 7 milioni); tra le altre finalità supportate vi sono il sostegno alle missioni (2,1 milioni), l’educazione/forma¬zione e cultura (2,1 milioni) e l’assistenza e la formazione del clero (quasi 0,6 milioni).
Va ricordato che le somme destinate dal livello centrale non sono la totalità di quelle messe in campo dalle realtà che agiscono direttamente sul territorio (come per esempio le parrocchie, la Casa della Carità o la Fondazione S. Carlo), ma le integrano; in questo senso rappresentano una sorta di “leva” che permette di moltiplicare le risorse che vengono complessivamente riversate sul territorio a beneficio della collettività.
Analizzando i dati dal punto di vista della prove¬nienza delle risorse, le fonti connesse all’8×1000 (ovvero i fondi complessivamente giunti dalla CEI per Culto e Pastorale, interventi Caritativi e Bandi per finalità specifiche) ammontano a circa 18,7 milioni, pari al 28% del totale delle entrate. Più consistenti – circa 22,4 milioni, il 34% del totale – i contributi di parrocchie, enti e privati, mentre proventi per circa 25,2 milioni arrivano da attività e servizi (38% del totale delle entrate).
Le analisi sui dati delle parrocchie sono il frutto dell’elaborazione di 1.074 rendiconti di gestione per l’anno 2023, ovvero la quasi totalità delle 1.106 parrocchie presenti in Diocesi. I dati rappresentano il flusso di entrate ed uscite della gestione (ordinaria e straordinaria) di attività istituzionali e non istituzionali, ad esclusione di quelle svolte con modalità commerciali che adottano differenti e separati sistemi contabili secondo i termini di legge.
Le entrate complessive sono state pari nel 2023 a 270.277.626 euro (con un incremento del 13% rispetto al 2022), destinate per il 66% (oltre 177 milioni) per attività pastorali ordinarie, ovvero l’ambito tipico della vita delle parrocchie e della loro missione: in particolare l’ambito educativo-formativo e quello celebrativo sacramentale. Il 18% delle risorse è stato destinato a manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni, il 5% ad altri oneri straordinari, l’1% a manutenzioni ordinarie su immobili non istituzionali e un’analoga percentuale ad oneri finanziari.
Le risorse provengono in massima parte (67,3%) da offerte e collette per attività pastorali ordinarie: quasi 182 milioni di euro, il che significa che in media ogni abitante della Diocesi offre in un anno 32,7 euro (l’anno scorso la media era di 29 euro).
Anche le uscite delle parrocchie sono aumentate: 245.899.575 euro (+8% rispetto al 2022). Un aumento che è da attribuirsi per 10,9 milioni all’incremento delle spese per le attività tipiche delle parrocchie in tutti gli ambiti della pastorale (segno di un superamento definitivo del periodo pandemico che aveva limitato le stesse); la parte restante è riferibile a maggiori spese straordinarie per oltre 8,3 milioni (di cui 6,6 milioni di maggiori manutenzioni sia ordinarie che straordinarie sugli immobili).
Il saldo tra entrate e uscite delle parrocchie della Diocesi è stato dunque positivo, pari a € 24.378.051: una cifra destinata a dare continuità alla missione pastorale delle parrocchie; questo avanzo rappresenta altresì una disponibilità finanziaria a disposizione per affrontare le future spese straordinarie e, per le parrocchie che presentano posizioni debitorie con il sistema bancario, per onorare i piani di rimborso.
I debiti contratti dalle parrocchie hanno origini e motivazioni diverse: perlopiù si tratta della quota residua di indebitamento resosi necessario, anni prima, per la co-struzione delle chiese o di debiti contratti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
A partire dal 2019, anno in cui il debito consolidato delle parrocchie ha toccato la cifra di 55.841.000 euro, è stato avviato dalla Diocesi, in particolare dagli Uffici di Curia competenti, un percorso teso a ottimizzare le fonti di finanziamento e a perseguire il consolidamento delle esposizioni, che si è concretizzato nella maggior parte dei casi in una trasformazione del debito dalla forma dei brevi affidamenti a quella dei mutui programmabili.
Questo processo virtuoso ha generato una sensibile riduzione del debito consolidato delle parrocchie della Diocesi, che dai va¬lori già citati del 2019 è sceso, nel 2024, a 40.721.551 euro, con una riduzione, rispet¬to al picco del 2019 pari al 27% e del 2,3% rispetto all’anno precedente.
Le scuole parrocchiali nella Diocesi di Milano sono prevalentemente scuole d’infanzia e hanno una presenza numericamente importante perché sono 202. Altre circa 400 scuole materne sono gestite da religiosi o da cooperative o fondazioni cattoliche (di cui non di rado il parroco è presidente o parte del CdA). Quindi in Diocesi ci sono oltre 600 scuole d’infanzia cattoliche, precisamente 627, su un totale di 1462 scuole d’infanzia complessive: il che significa che oltre il 40% degli asili sono cattolici o di ispirazione cristiana.
Per quanto riguarda le 202 scuole citate, dall’analisi di un campione di 111 bilanci risulta che 64 scuole sono in utile e 47 in perdita, con un saldo di gestione positivo, pari a circa 923.000 euro.
Il Giubileo del Preziosissimo Sangue
Lunedì 30 giugno e martedì 1° luglio si terrà a Roma il Giubileo delle famiglie religiose e dei movimenti laicali del Preziosissimo Sangue. Lunedì 30 giugno, alle ore 18:00, si svolgerà la veglia di preghiera internazionale presso la Basilica di San Giovanni in Laterano. A presiedere sarà il cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Martedì 1° luglio, inizio del mese dedicato al Preziosissimo Sangue, i pellegrini giunti da ogni parte del mondo si ritroveranno alle ore 10:00 nella Basilica di San Pietro per la Celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Ad animare la Celebrazione saranno il coro e l’orchestra della Diocesi di Roma, diretti da mons. Marco Frisina.
«In occasione del Giubileo dal titolo “Pellegrini di Speranza” – afferma don Emanuele Lupi, Moderatore Generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue – il 1° luglio la famiglia del Sangue di Cristo si riunisce a San Pietro, in Vaticano, per attraversare in modo peregrinante la Porta Santa, ma anche per celebrare l’Eucaristia. È un’Eucaristia particolare perché viene celebrata il giorno in cui festeggiamo, come famiglia del Sangue di Cristo, la solennità del Preziosissimo Sangue.
Il “Cristo pellegrino”, l’inviato del Padre, è Colui che viene a portarci la salvezza e in questo Suo pellegrinaggio sulla terra, prima di ascendere per tornare al Padre, passa attraverso l’esperienza della crocifissione e quindi della donazione del sangue. La festa del Preziosissimo Sangue in questo anno giubilare è per noi motivo di particolare solennità, perché il Sangue di Cristo è fonte di speranza e forza nel nostro cammino quotidiano!
Tra l’altro, all’inizio dell’anno giubilare, è stata festeggiata la beatificazione di don Giovanni Merlini, discepolo di san Gaspare del Bufalo, nostro fondatore, definito da San Giovanni XXIII “il più grande Apostolo del Preziosissimo Sangue”.
Ecco che il nostro camminare verso San Giovanni in Laterano e verso San Pietro non vuole essere un camminare tipico dei turisti che guardano solo le opere d’arte, ma vogliamo vivere questo appuntamento come pellegrini che desiderano tornare a casa con una maggiore santità. Speriamo che gli appuntamenti che vivremo possano rafforzarci nella nostra fede e che noi, come famiglia del Sangue di Cristo, possiamo continuare ad essere nel mondo testimoni di questo grande amore che il Signore ci ha donato nell’offerta della Sua vita».
Un Decreto per la trasparenza delle offerte nelle messe
“L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”: nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ papa Francesco scriveva che la Chiesa è una casa; partendo da questa sollecitazione il Dicastero per il Clero ha emanato un decreto sull’amministrazione dei sacramenti.
Quindi il papa ha firmato tale decreto che a 34 anni dalla disciplina in materia indicata dal ‘Mos iugiter’ sottolinea come si ‘gestiscono’ le offerte per le messe: “Coscienti di questa grazia, i fedeli per mezzo dell’offerta vogliono unirsi più strettamente al Sacrificio Eucaristico aggiungendovi un sacrificio proprio e collaborando alle necessità della Chiesa e, in particolare, contribuendo al mantenimento dei suoi sacri ministri.
In questo modo i fedeli si uniscono più intimamente a Cristo che offre sé stesso e sono, in un certo senso, ancor più profondamente inseriti nella comunione con Lui. Quest’uso non solo è approvato dalla Chiesa, ma da essa è anche promosso”.
Il decreto traccia una linea storica iniziata dalle lettere di san Paolo: “L’apostolo Paolo scrive che quanti servono l’altare hanno anche diritto di vivere dell’altare. Le norme raccolte nei primi secoli informano circa doni offerti volontariamente nella celebrazione dell’Eucaristia. Di essi una parte era destinata ai poveri, una parte alla mensa episcopalis e a coloro ai quali il Vescovo offriva ospitalità, una parte al culto e una parte ai chierici celebranti o assistenti, secondo un criterio di distribuzione prestabilito”.
Tali offerte erano considerate elemosine e non ‘prezzo’: “Quanti facevano offerte erano, in tal modo, coinvolti in maniera speciale nel Sacrificio Eucaristico. I doni offerti durante l’Eucaristia, e successivamente anche al di fuori, erano considerati come una ricompensa a un benefattore, come un dono in occasione del servizio (occasione servitii) compiuto dal sacerdote, come un’elemosina e mai come ‘prezzo di vendita’ per qualcosa di santo; ciò infatti diventerebbe un atto simoniaco”.
Era una consuetudine: “La consuetudine secolare e la disciplina della Chiesa insiste perché a ciascuna singola offerta corrisponda la distinta applicazione, da parte del sacerdote, di una Messa da lui celebrata. La dottrina cattolica, inoltre, manifestata anche dal sensus fidelium, insegna il beneficio spirituale e l’utilità, nell’economia della grazia, per le persone e i fini per i quali il sacerdote applica le Messe che celebra, nonché, in questa stessa prospettiva, il valore dell’applicazione reiterata per le stesse persone o finalità”.
Una consuetudine con regole precise: “Quanto poi all’applicazione in rapporto alla quale è stata ricevuta, nel senso suesposto, un’offerta, è stato più volte espresso il divieto di applicare una sola Messa per più intenzioni, per le quali sono state accettate rispettivamente più offerte. Tale prassi, come anche la mancata applicazione di una Messa in rapporto all’offerta accettata, sono state giudicate contrarie alla giustizia, come viene ripetutamente espresso nei documenti ecclesiastici”.
Il decreto sottolinea soprattutto la differenza tra messa per un’intenzione o semplice ricordo nel corso di una celebrazione della Parola di Dio od in alcuni momenti della celebrazione eucaristica, e anche dalla messa per una intenzione o per una intenzione collettiva.
Comunque i donatori devono essere informati se le messe sono fatte celebrare ‘in missione’ per aiutare una comunità, in quanto le offerte hanno lo scopo di aiutare chi ne ha bisogno. Ma la cosa da evitare soprattutto è il rischio del ‘commercio sacro’ per cui anche per la celebrazione dei Sacramenti non ci devono essere ‘tariffe’ per evitare che ‘i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei sacramenti a motivo della povertà’.
L’Obolo di san Pietro sostiene le missioni della Chiesa
Gesù nella vita pubblica, dedicata all’annuncio della Buona Novella, accolse aiuti materiali per sostentarsi con il gruppo dei dodici Apostoli. Con tali aiuti si soccorrevano anche i più bisognosi. Dopo la Pentecoste, nel tempo della Chiesa, si sentì l’esigenza di sostenere chi si dedicava totalmente all’annuncio del Vangelo. San Paolo, nelle Chiese da lui fondate, motiva la colletta a favore della Chiesa Madre di Gerusalemme che affrontava gravi difficoltà economiche.





























